Visualizzazione post con etichetta Starbooks Magazine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Starbooks Magazine. Mostra tutti i post

martedì 2 aprile 2019

INTERVISTA A BRONTE AURELL


Brontë Aurell  è una delle food writers più amate, allo Starbooks. 
I suoi libri sono molto più di una collezione di infallibili ricette o di splendide fotografie: le loro pagine hanno il profumo del pane appena sfornato e delle spezie di un Grande Nord che, grazie a lei, possiamo guardare dai vetri un po' appannati dal calore della sua casa, con il conforto di chi sta ascoltando non una scrittrice lontana, ma una amica vicina, pronta a condividere il suo sapere con la generosità e lo slancio delle amiche vere. E se poi capita di incontrarla dietro al banco del suo negozio a Londra, come è successo al nostro Biagio, ecco che la chiacchierata diventa reale, prendendo la forma dell intervista che pubblichiamo qui oggi, con l emozione della prima volta.
A Biagio tutta la nostra ammirazione, perché uno scoop del genere non poteva che capitare ad un conoscitore esperto come lui. e a Bronte il nostro più grande grazie per averci dedicato il suo tempo è averlo fatto in questo modo.




Da sempre ho una passione incondizionata per la cucina nordica: scandinava, polacca, ungherese, russa, eccetera. 
Un po’ per esperienze personali, vissute in alcuni dei paesi del Nord Europa, un po’ per questioni inspiegabili: sono sempre piuttosto misteriose le ragioni che spingono un siciliano ad entusiasmarsi verso culture diametralmente opposte.  
Quando ho cominciato a sfogliare i libri di cucina di Brontë Aurell, mi ci sono subito affezionato e ho cominciato a fare veramente una marea di ricette. Passavo il tempo a leggere, anche prima di dormire, come se fosse un romanzo: un vero e proprio divertimento, al punto da voler imparare di più le lingue e le culture scandinave.
Un giorno ho deciso fare un’azione temeraria: ho scritto a Brontë Aurell in persona, come un adolescente scriverebbe al cantante pop di cui conosce tutte le canzoni a memoria. 
Informandola che sarei passato da Londra per lavoro, per pochissimi giorni, le ho chiesto di poterla conoscere, di visitare il suo ScandiKitchen Bar, e se potevo intervistarla.
La risposta è subito stata positiva e me ne sono rallegrato moltissimo.
Potete immaginarlo. Non stavo più nella pelle.
Raccontare del nostro incontro non è certamente cosa semplice, né riassumibile in poche linee. Abbiamo dialogato di tante cose in comune: la famiglia, il lavoro, l’essere espatriati, le tradizioni natalizie, i pistacchi di Bronte...
Le ho regalato delle creme di bellezza brasiliane, ottenute da frutta amazzonica.
Alla fine ci siamo abbracciati come fratelli che si sono rincontrati dopo molto tempo. E a Brontë, preoccupata per i germi del suo forte raffreddore, devo dichiarare che non ho preso nessuna influenza e che ho adorato la cioccolata con liquirizia, che ha voluto donarmi come pensierino di Natale. 



BDA.
Ciao Brontë!
Ciò che mi sembra interessante nella tua cucina nordica è questo tuo modo amichevole, da comfort-food, o come si dice in Scandinavia, con termini quasi intraducibili, “fika” e “hygge”. Mi sembra che traspaia, dai tuoi libri di cucina, l’idea di un ritorno alla tradizione. Ti pare che dal punto di vista culinario, la Scandinavia sia questa cultura del passato che si rinnova costantemente nel moderno? Come si integrano nella cucina la tua tradizione personale e le esigenze e le mode del mercato contemporaneo ?

BA:
Ciao Biagio!
Bella domanda! In tutta onestà, non ci ho pensato su troppo. I libri erano semplici perché volevo solo annotare le pietanze che cucinavo. Le mie figlie (Astrid ed Elsa, BDA) sono nate nel Regno Unito e come genitore sento la responsabilità di insegnare loro il nostro patrimonio culinario. I libri sono stati pensati perché, se Astrid ed Elsa dovessero un giorno trasferirsi in Scandinavia, potessero avere un’idea di come fare (o di come si facevano) certi piatti. Credo di aver sempre pensato a loro, prima che il “business” lo avesse, in qualche modo, reso effettivo.
Senza dubbio, il cibo scandinavo si evolve, continuamente, come qualsiasi altra cultura alimentare. Ritengo che, come emigrante, lo percepisco più chiaramente, perché non ci sono “dentro”, immersa, ma lo vedo oggettivamente - in certe questioni – proprio perché sono all'estero. Non voglio comunque perdere il nesso con ciò che è antico, tradizionale, pur continuando, naturalmente, ad andare avanti.


BDA:
So che di recente hai realizzato un bellissimo viaggio all’estremo nord dell’Europa, a Reykjavik e dintorni. Nei tuoi libri, tutti dedicati alla cucina scandinava, ci sono pochissimi accenni all’Islanda. Eppure, la cucina islandese è una cucina che sta prendendo piede ultimamente. Lo si vede da alcuni nuovi libri che sono stati pubblicati da recente. Pensi di dedicarti anche ad essa, esplorando la cucina islandese?

BA:
L’Islanda non è Scandinavia, ma fa parte del Nord. Lo stesso vale per la Finlandia. Posso riferirmi molto bene alle cucine della Svezia, della Norvegia e della Danimarca perché io sono danese, mio marito e le mie figlie sono svedesi e ho trascorso un bel po’ di tempo in Norvegia. Con i libri e le cucine tradizionali, specialmente quando si cerca di salvaguardare la storia dell’alimentazione, spesso è stato meglio lasciarla a coloro che realmente ne capiscono. L'appropriazione culturale, beh, è certamente una cosa molto buona, ma autentica, spesso, non lo è. Forse farò qualche ricetta islandese, ma ad essere sinceri, molti dolci islandesi sono comunque simili a quelli danesi e norvegesi, dato che abbiamo un consistente patrimonio che condividiamo. Mi ha fatto certo piacere vedere tutti i miei libri in vendita in Islanda, anche se un po’ sorpresa. Piacevolmente sorpresa.

BDA:
Esulando un poco dalla culinaria, cosa vuol dire aprire un bar scandinavo in un luogo multietnico e multiculturale, uno dei realmente pochissimi al mondo, come Londra ?

BA:
La vera ragione per lo “ScandiKitchen” è profondamente affettiva: io e Jonas volevamo lavorare insieme e fare famiglia. È questo, nulla di più. Ci piaceva ed avevamo nostalgia della cucina scandinava. All’inizio la nostra idea era che fosse solo un bar piccolo, e invece è diventato il più grande importatore di cibo scandinavo nel Regno Unito. Ne siamo veramente molto orgogliosi. I libri invece sono “accaduti”, in maniera organica, lungo tutto questo percorso.
Vivere a Londra è molto emozionante. La amiamo. Ma la vita qui è estremamente difficile ed è una lotta costante, ed è duro lavorare per rimanere a galla.
Se non l’amassimo, ci saremmo fermati. Ma finché ce la faremo, continueremo. Abbiamo il privilegio che le persone vogliano visitarci e parlare con noi e mangiare il nostro cibo.

BDA:
Cosa fai nel tempo libero, quando non lavori allo Scandikitchen? Che spazio occupano la famiglia e le tue figlie? 

BA:
Casa nostra è il nostro castello. Cerchiamo di lasciare il lavoro fuori di casa, malgrado non sia sempre possibile. Dedichiamo del tempo per ritornare in Scandinavia e visitare posti nuovi. Le mie figlie stanno crescendo e allora possiamo fare cose diverse, dall’approfittare dell’offerta culturale di Londra a provare nuovi cibi, per tenersi in forma e in salute, insieme. Insegno loro a far da mangiare: io imparo da loro e loro da me. Lavoriamo bene insieme, formiamo un’unità e siamo felici qui nel nostro piccolo nido. Certo, nulla è perfetto, e la vita non lo è – ma noi cerchiamo di apprezzare la nostra fortuna e la nostra felicità mentre ci sono. La vita accade mentre sei occupato a fare altri piani, come dicono gli intelligenti, quindi cerchiamo di fare “hygge” (l’ormai famoso concetto culturale danese, N.d.T.), cioè fare delle cose semplici che fanno stare bene, creando un ambiente accogliente dove stare insieme e godere dei piaceri quotidiani che la vita offre.
Qualche giorno fa, qualcuno parlava di persone e di “liste del desiderio” – si stava riferendo a coloro che prendono nota di tutte le cose che vogliono fare prima di morire. A un certo punto questa persona si chiede: ma perché farlo? Se ti dicono che morirai domani, nessuno salirà sull'Everest o salterà da un aereo in quell'ultimo giorno. No, lo trascorreranno con la loro famiglia, amandosi e mangiando del buon cibo. Questo è vivere!
Quindi, penso: viviamo così il più possibile! Come se fosse l'ultimo giorno. Ama di più, preoccupati di meno. E, naturalmente, se ti capita di andare sull’Everest, facci un salto.

BDA:
Sono certo che ti piaccia la cucina italiana. Quale piatto italiano ti piace maggiormente? E per finire, qual è la tua ricetta – ancora non pubblicata – preferita ?

BA:
Adoro la cucina italiana e adoro l’Italia. Ho sempre desiderato vivere in Italia ma il mio italiano è talmente modesto che probabilmente non sarebbe sufficiente per viverci. Inoltre, se vivessi là, diventerei grassa come una balena.  Il mio amore estremo per l’ordine e per le regole – essendo scandinava –  probabilmente farebbe si che non avessi successo!
La mia memoria culinaria preferita dell’Italia è quando andavo a Procida per scrivere. Per conto mio. Ero solita stare in una pensione sulla cima di una collina, con un giardino che si affacciava sulla baia azzurra. Tutt’intorno degli alberi di limoni. Amavo stare seduta là, di mattina, osservando le barche navigare su e giù per il mare, senza ascoltare il rumore di nessuna macchina, nessun frastuono. Il ragazzo che gestiva la pensione era molto gentile - è stato la controfigura di Massimo Troisi ne Il Postino (quando è purtroppo mancato, a metà delle riprese). Questo paesaggio rendeva tutto più speciale, e Il Postino è girato in parte a Procida (ed è uno dei miei film preferiti in assoluto). Sedersi in un ristorante locale a mangiare spaghetti alle vongole con solo un filo d’olio era come essere in paradiso. I buoni prodotti non hanno bisogno di nient'altro. Ho mangiato una torta lì - non ho mai scoperto come si chiamasse, ma era talmente piena di cioccolato e con tante nocciole, che sapeva di cose divine, da paradiso. Forse c’erano anche delle castagne, non ricordo. Uno dei miei migliori pasti, in uno dei posti migliori che abbia mai visto. Nei miei sogni, torno a Procida.

E poi c'è Napoli stessa. Ho incontrato un tipo strano lì che stava facendo un Master in Filosofia (e passava molto del suo tempo a riflettere su grandi questioni), ma passava tutta la sua giornata ad ascoltare jazz classico. Ha avuto pietà di me, cercando di conquistarmi sul luogo, e con un amore condiviso per il cibo, siamo andati in tutti i piccoli posti di Napoli per assaggiare il miglior cibo. Non riuscirei a dirti il nome di nessuno di questi posti, ma posso dirti che è stato una delle esperienze culinarie più indimenticabili della mia vita.

Abitavo nella parte italiana di Londra, chiamata Clerkenwell. Il mio era un vecchio appartamento all'ultimo piano, vicino alla Chiesa italiana. Il più antico ristorante italiano era al pianterreno (“Terroni”, che proponeva cibo del sud Italia), mentre lungo la strada c’era “Gazzano’s”, che proponeva roba del Nord. Questa zona è dove gli italiani si stabilirono quando arrivarono a Londra alla fine del 1800. Ogni estate partecipiamo del festival italiano, della processione, e mangiamo e beviamo, approfittando così del patrimonio culinario italiano.
Non riesco a fare il nome di un piatto che sia il piatto migliore. Ma faccio un ragù, cattivo. La mia pasta fatta in casa invece supera la prova. Ma non è abbastanza per scrivere un intero libro di ricette!

BDA:
Come sai a novembre ScandikitchenChristmas è stato libro del mese del blog “Starbooks”. Il libro è stato molto apprezzato. Come hai scelto le ricette? Che messaggio volevi dare al lettore? Che ruolo ha avuto il food styling ? Qualche aneddoto?

BA:
Ancora una volta, sinceramente, ho fatto tutto per le mie figlie. Non volevo includere cose che non avrebbero mai cucinato - anche perché qui non ci sono carré di agnello essiccato, né stoccafisso marinato nella soda caustica (il lutefisk). Ho messo solo il cibo che mangeremmo effettivamente. Nulla di troppo complicato.

Sul “food styling”: sono molto fortunata a lavorare con una squadra straordinaria. La mia “food stylist” si chiama Kathy Kordalis, proprio un’esperta in materia. Il fotografo è Pete Cassidy: con lui il cibo prende vita! fa Non potrei mai fare da sola quello che fanno. Sono veramente molto fortunata.

BDA:
Lasciando da parte, per un attimo, la culinaria… Come vedi la questione dell’emigrazione e degli espatriati, e oggi la questione Brexit ?

BA:
“Brexit” è una cosa terribile. Ha causato così tanto dolore, rabbia e preoccupazione per noi - e per noi intendo i 3,5 milioni di cittadini dell'UE che vivono qui. La maggior parte di noi non si sente più come prima, come a casa propria. È orribile pensare come sia cambiato tutto in pochi anni. Ma noi adoriamo il Regno Unito e siamo qui per rimanere e per farcela. Quindi stiamo a vedere.

Nessuno sa cosa porterà il futuro, ma abitiamo qui, la nostra vita è tutta qui. Vedremo cosa accadrà dopo il 29 marzo - speriamo ancora in un miracolo, che possa essere fermato, ma non lo credo più. Dovremo solo fare del nostro meglio.

Comunque, in entrambi i casi, la storia ci insegna molte cose. È un ciclo di eventi e siamo su un treno che non abbiamo il potere di fermare. Affrontiamo la giornata facendo una cosa per volta. Cerchiamo di non concentrarci sulla scalata delle montagne, ma godiamo semplicemente ciò che abbiamo nel presente. La vita è la prova generale per uno spettacolo di cui non ci sarà mai la prima, quindi viviamola divertendoci. E mangiando.

BDA: THANKS – GRAZIE - TAK !!!

BA: (in italiano) Prego.

Biagio D'Angelo - Glogg the Blog

giovedì 29 maggio 2014

STARBOOKS MAGAZINE: FOOD NETWORK MAGAZINE



Non un programma di cucina.
Ma proprio un canale che ne sia pieno.
Si, esiste pure in Italia.
Ma ovvio che negli USA ci abbiano pensato prima: il Food Network Channel venne infatti lanciato nel 1993, e da allora ha continuato a riscuotere un successo strabiliante.
La programmazione del canale è divisa essenzialmente in due parti: quella del mattino e delle prime ore pomeridiane, in cui differenti chef/cuochi/celebrità/personaggi più o meno noti si alternano ai fornelli mostrando le loro ricette. Si va dalla cucina italiana, e come potrebbe mancare, alla cinese, le ricette sane e light, alle americanate vere e proprie, ai soli dolci e così via per una scelta quasi infinita.
A sera invece ecco apparire degli show veri e propri, con gare tra chef, pseudo reality, competizioni su torte gigantesce e chi più ne ha più ne metta.
Ah, per non farsi mancare nulla c'è anche un programma in cui si seguono gli chef che decidono di perdere peso ;)
Ovvio che il programma portasse alla nascita della rivista correlata, ed ecco quindi arrivare il Food Network Magazine.
Ma se pensate di trovarci le ricette che vi siete persi nei tanti show, vi sbagliate.
Tante rubriche, con gli chef e gli ospiti del canale richiesti di produrre piatti e ricette ad hoc e non semplicemente a riproporre quelle viste in tv.
Una simpatica gara in cui due chef rifanno lo stesso piatto, uno in versione classica ed uno light.
Per i curiosi ed appassionati di gossip ogni mese viene mostrata la cucina di una celebrità, o presunta tale, che mostra in genere piani vuoti e pulitissimi, e poi quella di una famiglia comune che illustra un prima e dopo dando idee su come rimodernare la propria cucina con idee intelligenti senza spendere una fortuna.
Ovvio che ci siano tonnellate di pubblicità, esattamente come il canale tv: ma d'altronde con qualcosa ci si deve pur sostentare...
Le ricette sulla rivista cercano ogni mese di accontentare un po' tutti i palati: dagli snack da sgranocchiare guardando il Super Bowl o la Notte degli Oscar ai pranzi e cene per tutti i giorni.
Immancabile ogni mese una rubrica sui dolci, sempre più o meno a tema: nel numero qui inn foto, ad esempio, c'è una carrellata di torte di compleanno molto belle da vedere e molto semplici da realizzare e davvero per tutti i gusti.
Nessun articolo particolare, nè rubriche di approfondimento, ma non che si richiedano per forza ad una rivista di cucina.
Esce mensilmente negli USA, ed esiste in edizione digitale per chi volesse fare un tuffo nella cucina very American.
Nota di colore: mi ha fatto sorridere il trafiletto che riporta come una novità senza pari il fatto che negli USA il fast food segua un nuovo trend: la vendita di...pizza.
Glielo diciamo che la pizza a taglio esiste già da un po'? ;)



La ricetta proviene da un menù (pseudo) greco presentato dalla rivista, e rielaborato in chiave un po' più leggera.
In effetti è molto facile, buonissima e nemmeno troppo pesante.
Li perdoniamo per l'invenzione della pizza a taglio ;)



LEMON-YOGURT MOUSSE
per circa 8 bicchierini

2 albumi
50 g di zucchero semolato
un cucchiaino di buccia di limone grattugiata
un cucchiaio di succo di limone
biscotti secchi oppure tipo Shortbread, per servire
400 g di yogurt greco a basso contenuto di grassi


Mettere gli albumi con lo zucchero in una ciotola sopra una pentola con acqua in leggera ebollizione.
Battere con le fruste elettriche finchè lo zucchero sarà sciolto e il composto caldo e montato.
Trasferire sul piano di lavoro e continuare a montare finchè la meringa sarà quasi fredda.
A parte mescolare yogurt, buccia di limone e succo. Unire delicatamente la meringa e versare nei bicchierini.
Tenere in frigo un paio d'ore, quindi servire con i biscotti sbriciolati.


NOTE

- può una ricetta tanto semplice non venire??? No, in effetti. C'è da stare attenti solo a montare gli albumi seguendo le facilissime istruzioni senza saltare il passaggio sopra la pentola di acqua in ebollizione pena un dolce meno...stabile.

martedì 29 aprile 2014

STARBOOKS MAGAZINE: IL MAGAZINE DI BETTY CROCKER





Dimenticate Martha Stewart.
E soprattutto i suoi tentativi di mostrare agli americani come cucinare in modo più sano.
Più naturale.
Qui siamo se non all'opposto, quasi.
Betty Crocker, l'istituzione made in USA che da decenni insegna a cucinare pur senza esistere nella realtà, sa il fatto suo.
Sa cosa piace al suo pubblico.
La sua rivista esce sei volte l'anno, ed ogni volta il tema è diverso: i cupcakes, le migliori torte di compleanno, la cucina delle feste e così via.
Tonnellate di zucchero, burro, uova.
Come si conviene, visto l'argomento.
Ma soprattutto tonnellate di pubblicità ad i suoi prodotti.
Difficile, ormai, trovare una ricetta che non preveda uno dei tanti preparati per torte, glasse e così via.
Al primo posto di certo il famosissimo Bisquick, che promette di farci realizzare dolci di ogni tipo solo mescolando pochi ingredienti alla polvere in questione.
Quindi mentre Martha Stewart cerca di insegnare che non serve un corso da chef per realizzare un piatto decente e volendo abbastanza sano, Betty Crocker punta a quella fetta di mercato che non ha tempo, o voglia, o alcuna basica competenza per mescolare due uova: non state a pesare, montare, girare.
Con la polvere magica il risultato è garantito.
E con molta lungimiranza ha creato gli stessi mix in versione gluten free, in modo da accaparrarsi anche i celiaci senza tanta voglia di sperimentare: basta torte gnucche e pani duri, con i favolosi mix senza glutine il risultato è perfetto.
Quanto alle ricette "from scratch" ovvero senza uso dei preparati,  troviamo una parata di tutto ciò che è tanto amato oltreocano, specie nei dolci con, tanto per nominarne uno, l'onnipresente burro di arachidi.
Quanto ai piatti salati, la scelta è vasta con un occhio sempre a consigliare ricette semplici ed alla portata di tutti, spesso divise per area geografica di appartenenza, e non troppo costose.
Gli everyday meals sono spesso piatti unici, molto ricchi, anche se da tempo esiste sul sito una rubrica di piatti light molto visitata, affiancata da non moltissimo anche da una sezione vegan.
Insomma, non che noi italiani si possa apprezzarne ogni pagina, ma si trovano comunque spunti interessanti e spesso quelle furbate, ovvero ricette geniali nella loro semplicità, che tanto care sono alla sottoscritta :)

La ricetta che vi propongo come esempio proviene da un numero della rivista dedicato, manco a dirlo, ai brownies.
E non solo c'è il burro di arachidi che anche da noi ormai riscuote un certo successo, ma anche le "peanut butter chips" ovvero delle caramelle tipo Smarties...ovvero un guscio di cioccolato con dentro il suddetto ingrediente...se le trovate, attenti, smettere di mangiarle prevede un autocontrollo fuori dal comune.



PEANUT BUTTER SWIRL BROWNIES
da Betty Crocker Magazine
per una teglia quadrata da 20 cm

126 g di zucchero
90 g di brown sugar
113 g di burro
2 cucchiai di latte
2 uova intere
90 g di farina
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
30 g di cacao amaro
60 g di burro di arachidi
30g di gocce di cioccolato
30 g di peanut butter chips


Ammorbidire il burro a temperatura ambiente, quindi unirlo ai due zuccheri ed il latte usando le fruste elettriche.
A parte mescolare farina, sale e lievito quindi unirli al composto di burro.
Dividere quindi l'impasto a metà, ad uno aggiungere il cacao e le gocce di cioccolato, all'altra il burro di arachidi e le chips.
Versare nella teglia imburrata ed infarinata a cucchiaiate, alternando i due impasti a formare più o meno una scacchiera.
Quindi con la lama di un coltello mescolare delicatamente i due composti fino ad ottenere un effetto marmorizzato.
Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 30-35 minuti al massimo.
Far freddare un'ora prima di tagliare in 16 quadrotti.

NOTE

- la ricetta è molto buona e riesce senza problemi. Lo zucchero è in effetti parecchio e può essere diminuito un po' senza problemi. Il tempo di realizzazione è minimo, e la semplicità disarmante per un risultato eccellente.


giovedì 27 febbraio 2014

STARBOOKS MAGAZINE: EVERYDAY FOOD DI MARTHA STEWART



Sempre lei, Martha Stewart.
Un impero che spazia dalla cucina alle carte da parati, con il fulcro sempre saldo sulle ricette che ne hanno fatto la fortuna.
Una seconda rivista affianca Living, di cui su questa pagine si è già parlato.
Il risultato, però, molto diverso.
Meno copertine accattivanti, meno rubriche, meno colori ad ammiccare dalle pagine.
Anche meno numeri, dato che Everyday Food non esce con regolarità mensile e quello che vedete fotografato è l'ultimo uscito, a Dicembre scorso.
Molte ricette, tutte semplici e veloci.
Anche qui l'intento è simile a quello del collega più patinato: mostrare come si possa cucinare una cena decente senza per forza aprire un barattolo di zuppa precotta o versare una lattina di macaroni&cheese nel piatto.
Ma dato che, per stessa ammissione della stessa Stewart, la rivista si indirizza ad un pubblico leggermente diverso, ovvero persone con pochissimo tempo per cucinare e soprattutto nessuna voglia di impazzire a cercare ingredienti esotici, raffinati o magari che siano, per dire, strettamente di stagione, anche l'offerta è diversa.
Niente torte a tre piani o frosting complicati.
Niente ricette che prendano troppo tempo, dato che i lettori non ne hanno.
Qui si cerca la cena, e se può essere anche bella, bene.
Ma l'importante è che sia veloce, e soprattutto semplice.
Mi ha fatto sorridere l'introduzione ad un capitolo che mostra come arrostire verdure di stagione, e soprattutto fresche: invoca un minimo di patience, pazienza, con la promessa che il risultato ripagherà del piccolo sforzo.
I piatti sono ovviamente molto... americani, con quelle tipiche "casseroles" che sotto il nome di facile intuizione celano piatti unici in cui, onestamente, ho visto spesso mettere di tutto alla rinfusa.
Non qui, dove l'occhio è invece sempre attento a variazioni se non propriamente light di certo alleggerite.
Dolci veloci, in quest'ultimo numero, e come cuocere un french toast al forno.
Biscotti per un esercito, d'altronde era Dicembre...
Ma soprattutto una bella pagina sui gamberi freschi: se ne lodano le qualità nutritive e, ovvio, la velocità di cottura con cinque ricette che li prevedono tra gli ingredienti.
E tra un burger, una pasta ed un'insalata l'occhio mi è caduto su dei semplici spiedini in agrodolce.
Buonissimi, veloci, leggeri.
Ottimi forse più per un antipasto che per un secondo, vi faranno fare un figurone.
La rivista, in realtà, non esiste più in versione cartacea da diversi anni ma solo digitale, per Ipad.
Ma, per gli abbonati a Living, è gratis!
Perchè everyday you can make good food.
Parola di Martha ;)



LIME-GLAZED SHRIMPS
per 8 spiedini con 3 gamberi ciascuno

80 ml di miele
succo e buccia di un lime
un cucchiaio di olio di semi
2 spicchi d'aglio
mezzo cucchiaino di peperoncino secco
mezzo cucchiaino di sale


Versare in un pentolino miele, succo e buccia grattugiata del lime, sale, peperoncino, l'aglio tritato e l'olio.
Portare a bollore e calcolare 5-7 minuti da questo momento, in modo che la salsa addensi leggermente.
Pulire i gamberi ed infilzarli sugli spiedini, quindi spennellarli generosamente con la salsa da ogni lato.
Cuocere sotto il grill del forno per circa 3 minuti per parte, finchè saranno opachi e la salsa comincerà a scurire.
Servire tiepidi o a temperatura ambiente.





venerdì 31 gennaio 2014

STARBOOKS MAGAZINE: LIVING DI MARTHA STEWART


Copertine accattivanti.
Colori tenui.
Uno studio dietro c'è, è ovvio.
Ed è fatto per far cadere in estasi persone esattamente come me.
Non so voi, io non ho resistito quella primissima volta che vidi un numero della rivista Living nella biblioteca della mia scuola.
Un giornale di cucina, si.
Ma nel tempo è cambiato, diventando più un manuale del vivere quotidiano in ogni suo aspetto.
Ricette, tante.
E per essere un giornale americano, esattamente parte del grande impero di Martha Stewart, una voce fuori dal coro rispetto a ciò che ci si può aspettare da una rivista d'Oltreoceano.
Dolci, certo, tanti e burrosi.
Però anche molta attenzione a piatti leggeri e più salutari, in un subdolo, oso dire, ma costante tentativo di educare il palato made in USA a sapori ed abbinamenti che molto hanno a che fare con la nostra amata dieta mediterranea.
Esce ogni mese, quasi sempre: infatti i numeri di Gennaio e Febbraio sono stati uniti in un unico "winter issue", numero invernale.
Cosa c'è dentro? Di tutto.
Dalla rubrica "From Martha", in cui la poliedrica Ms. Stewart dispensa consigli della più varia natura, dalla bellezza alla coltivazione del prezzemolo, al bellissimo calendario che ricorda quando piantare gli spinaci e quando fare trenta minuti di aerobica!
Abbiamo anche la pagina  "Ask Martha", in cui i lettori possono porre quesiti su ogni parte dello scibile domestico, e state sicuri che ci sarà una risposta.
La scuola di cucina per stendere perfetti sticky buns ed i consigli per non avere fame durante le diete.
Persino la spiegazione della tecnica perfetta per spalare la neve così da non ricavarne un mal di schiena!
Molta enfasi al giardinaggio e alla cura degli animali domestici, oltre a mille idee, mangerecce e no, per qualunque festa sia in arrivo: e infatti nel winter issue troviamo idee su come incartare graziosamente regali di San Valentino fino agli immancabili biscotti a forma di cuore.
Tanta pubblicità, ovvio, e soprattutto dei prodotti di Martha, che oltre a show di cucina e riviste varie produce una serie di oggetti che farebbero la gioia di ogni cuoca, e una linea di arredamento per tutta la casa che comprende persino le carte da parati, per non parlare della recente linea di bellezza naturale.
Come si vede dalla copertina si enfatizza un concetto di detox dopo le feste, quindi via a molte ricette con gli agrumi, spremute, smoothies e piatti light.
Per non smentirsi, qualche dolce imperdibile.
Uno ve lo propongo qui sotto: dei biscottini croccanti e deliziosi, facilissimi, e dall'aroma molto interessante per via della buccia di pompelmo nell'impasto.
Che dopo tanto detox, uno ci sta tutto ;)
Ah, se voleste leggerla anche in Italia ne esiste anche la versione per Ipad, come da foto.




SPEEDY BISCOTTI BITES
da Living di Gennaio/Febbraio

75 g di farina
75 g di farina di mais tipo Fioretto
90 g di zucchero 
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
45 g di burro
un uovo intero
un cucchiaio di buccia di pompelmo grattugiata
60 g di farina di cocco
70 g di cioccolato fondente grattugiato


Battere il burro finchè chiaro e montato, quindi unire lo zucchero e battere per altri 3 minuti.
Unire quindi l'uovo sempre battendo.
A parte mescolare farina, farina di mais, buccia di pompelmo, sale e lievito ed unirli mescolando a mano solo finchè il tutto è amalgamato. Unire quindi farina di cocco e cioccolato grattugiato.
Formare i biscotti aiutandosi con un cucchiaino: farli piccoli perchè si allargano in cottura e distanziarli molto bene in teglia.
Farli raffreddare molto bene in frigo per almeno mezz'ora ( o un quarto d'ora in freezer) quindi cuocerli in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 18-20 minuti.
Ogni forno è diverso, dovranno essere dorati sui bordi.
Farli raffreddare quindi, se si vuole, intingere la base in cioccolato fuso e far rapprendere prima di servire.
I biscotti durano una settimana in una scatola di latta.