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lunedì 27 febbraio 2017

MUFFIN AI LAMPONI CON ZUCCHERO DI CANNA


Veronica R, una nostra affezionata lettrice senza blog, ci manda il suo contributo per il Redone:

"La mia cucina easy" è un titolo che mi attira particolarmente,  non ho spesso il tempo di preparare cene da tre portate e libri come questo aiutano a raggiungere il giusto compromesso per portare a tavola qualcosa di soddisfacente ma veloce. Adoro fare colazione con i muffins e cerco sempre la ricetta perfetta, di questa mi ha incuriosito l'utilizzo del latticello che conosco e apprezzo (soprattutto nei pancakes), inoltre ho una scorta di lamponi in freezer che era ora di utilizzare ;)

MUFFIN AI LAMPONI CON ZUCCHERO DI CANNA
(ricetta tratta da La mia cucina easy di Lorraine Pascale)

Ingredienti per 12 muffins
350 g di farina autolievitante
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
un pizzico di sale
250 g di zucchero di canna chiaro, più 25 g per la copertura (per me Demerara)
1 cucchiaino di cannella in polvere (facoltativo)
350 ml di latticello ( o latte lasciato riposare 5 minuti con 1 cucchiaino di succo di limone)
2 uova (per me grandi) , sbattute leggermente
150 g di burro, fuso e fatto raffreddare
200 g di lamponi (freschi o surgelati)

Scaldate il forno a 200 gradi. Inserite i pirottini per muffins negli incavi dello stampo, o se preferite un effetto più rustico tagliate 12 quadrati di carta forno di circa 15 cm di lato e inseriteli negli incavi,  quindi tagliate altri 12 quadrati delle stesse dimensioni e inserite negli incavi anche questi, ma un po' sfalsati rispetto ai primi per avere un bordo con più punte.

Mettete in una ciotola capiente la farina, il bicarbonato, il sale, i 250 g di zucchero e la cannella, se la usate (io non la amo particolarmente e l'ho omessa), e mescolate un po' per amalgamare gli ingredienti. Aggiungete il latticello, le uova, il burro fuso e freddo, e mescolate bene tutto quanto fino a ottenere un impasto denso e liscio.
Tenete da parte circa 24 lamponi per decorare i muffins, quindi aggiungete gli altri all'impasto e incorporateli delicatamente. Se sono surgelati è probabile che dobbiate separarli prima di unirli all'impasto.
Versate l'impasto a cucchiaiate e in parti uguali negli incavi foderati (io ho usato un dosatore per gelato per prelevare la stessa quantità di impasto), quindi decorate ciascun muffin con due dei lamponi tenuti da parte, senza affondarli nell'impasto. La Pascale usa questo espediente per fare in modo che non tutti i lamponi affondino e se ne vedano in superficie.
Infornate sul ripiano medio del forno per 20 minuti, o finché i muffins sono cotti e ben dorati, nel mio forno 35 minuti.
Sfornateli e cospargeteli con lo zucchero tenuto da parte, quindi infornateli nuovamente per 10 minuti circa o finché lo zucchero è leggermente dorato.
Sfornate e lasciate raffreddare nello stampo. Sono deliziosi sia freddi che caldi.

NOTE
  • Se non trovate la farina autolievitante potete prepararla in casa setacciando più volte 500 g di farina 00 e una bustina di lievito per dolci.
  • Ho apprezzato l'idea dei lamponi sulla superficie, anche se i miei muffins sono cresciuti molto e in alcuni i lamponi sono sprofondati!
  • Attenzione alla cottura, l'impasto è piuttosto denso quindi controllate la doratura.
  • Io li ho cotti in  modalità statica perché con la modalità ventilato ogni muffin prende una forma un po' astratta.
  • Potete diminuire la quantità di zucchero, sono comunque molto ricchi.
  • La Pascale consiglia di provare anche con more, fragole o mirtilli.

La ricetta è ben spiegata, i muffins sono molto soffici grazie al latticello, a mio gusto rendono di più tiepidi. Sono ottimi per colazione o a merenda, la ricetta è quindi

PROMOSSA

venerdì 25 novembre 2016

LORRAINE PASCALE - HOME COOKING MADE EASY

Pollo al dragoncello con patate

Secondo appuntamento con Home cooking made easy di Lorraine Pascale.
Se l'altra volta avevo scelto uno starter, questa volta mi sono buttata su un secondo. Anche se sempre di pollo si tratta.
In  realtà, è il secondo per eccellenza. Pollo arrosto e patate. Da pranzo della domenica. E in effetti, proprio domenica a pranzo l'ho preparato, e se n'è scomparso in quattro e quattr'otto. Anzi in quattro e quattr-quattro, perché in quattro l'ho diviso: io e mio figlio ci siamo fatti fuori il quarto inferiore (coscia e accoliti), mio marito e mia figlia il quarto superiore (petto e affini).
Vi sembrerà una cosa stupida, fare un pollo con patate. Ma a casa mia non lo è, perché solitamente non entusiasma nessuno. Ma questo invece sì, ha entusiasmato tutti. Perché era morbido e croccante, perché aveva un profumino tutto suo, e soprattutto per merito di quella salsina irresistibile. Gravy. Una salsina velllutata e voluttuosa, fatta con il succhi di cottura della carne, un qualche alcolico e brodo di pollo.
E anche le sliced potatoes avevano senza dubbio un loro perché.
Insomma, un pollo arrosto che sarà pure banale ma fatto a modino ci si leccano pure le dita, come piaceva alla regina Margherita. 
Ma veniamo alla ricetta.

Pollo al dragoncello con patate
 
Lemon, terragon and garlic quick roast chicken with oven-baked potato slices

Ingredienti
5 patate medie
1 capo d'aglio non sbucciato
olio per ungere il pollo e per le patate
sale e pepe di mulinello
un pollo di circa 1,5 kg, preferibilmente allevato a terra
2 pizzichi di senape in polvere
1 limone tagliato a fettine sottili
1/4 di mazzetto di dragoncello fresco
1 bicchiere di Marsala o di vino
1 cucchiaio di farina
1 tazza di brodo di pollo
zucchero (facoltativo)

Preriscaldate il forno a 220 °C. Distribuite le patate in un singolo strato (per quanto possibile) in un'ampia teglia da forno. Schiacciate uno spicchio d'aglio e mettetelo fra le patate, irrorate con un po' d'olio, salate e pepate e cuocete in forno per circa 45 minuti.

Girate lo pollo a petto in giù e, usando un buon paio di forbici, tagliate a fianco dell'osso del petto (non tagliate direttamente l'osso in due) in modo da aprire in due il volatile. A questo punto girate il pollo a petto in su, mettete la mano sul petto e spingete in giù con decisione finché si sente un piccolo rumore secco -  questo farà sì che il pollo stia ben piatto - ed infine trasferitelo in una teglia da forno.

Ungere il pollo con un po' d'olio e cospargetelo con la senape in polvere. Distribuite le fettine di limone sopra il pollo e spargetevi alla fine gli spicchi d'aglio rimasti. Cospargete con metà delle foglie di dragoncello, salate e pepate. Cuocete in forno per circa 45 - 50 minuti, o finché il pollo è completamente cotto (il tempo di cottura dipende dalle dimensioni del pollo e da che temperatura  aveva prima di essere infornato). Per verificare se il pollo è cotto, praticate una piccola incisione con la punta di un coltello: se il liquido che esce è trasparente, senza tracce di sangue, allora il pollo è cotto.

Cinque minuti prima di togliere il pollo dal forno, infilate un piatto da portata nel forno, che servirà a mantenere il pollo al caldo una volta estratto dal forno, mentre finirete di preparare il resto.
Togliete quindi dal forno il pollo e il piatto riscaldato, e trasferite il pollo sul piatto, eliminando le fette di limone. Coprite con carta da forno e tenetelo da parte.

Lasciate giusto una cucchiaiata di fondo di cottura nella teglia del pollo, versateci il vino e fatelo ritirare a fuoco vivace, staccando con un mestolo eventuali residui di carne rimasti attaccati alla teglia. Incorporate la farina lentamente, sempre mescolando, ed infine il brodo insieme al dragoncello rimasto. Lasciate sobbollire la salsa qualche minuto, per farla addensare, quindi toglietela dal fuoco, assaggiatela e aggiustate se necessario di sale, pepe e, se piace, unite anche un cucchiaino di zucchero.

L'autrice suggerisce di servire il pollo tagliandolo a pezzi con le forbici, che è molto più semplice che usare un coltello. Suggerisce di mettere nel piatto un po' di patate, una porzione di pollo e finire con un po' di salsa.

NOTE

Patate: Nel titolo parla di "sliced potatoes" ma negli ingredienti c'è scritto semplicemente "5 medium potatoes" e da nessuna parte viene detto di che tipo devono preferibilmente essere queste patate, lo spessore delle fette, se si deve lasciare la buccia o vanno sbucciate. Sinceramente mi sembra che, soprattutto per lo stile anglosassone, così dettagliato e preciso nelle istruzioni, le informazioni siano un po' troppo parche. Io ho usato delle patate rosse, che ho pelato, tagliato a fette sottili con una mandolina e lasciato per un po' in acqua una volta tagliate per far rilasciare l'amido in eccesso ed ottenere un risultato più croccante. Quindi le ho scolate, asciugate in un canovaccio pulito e messe nella teglia sul cui fondo avevo versato un filo d'olio. A questo punto ci ho versato sopra un altro filo d'olio, ho salato e pepato e ho mescolato con le mani, per distribuire il più possibile uniformemente grasso e condimenti. Però è quello che ho fatto io, perché così facendo vengono delle patate saporite e croccanti al punto giusto, anche se non siete riusciti a metterle proprio in un unico strato mono-fetta. Mi sarebbe piaciuto leggerlo nel testo, questi o anche altri suggerimenti. Analogamente secondo me anche il semplice "drizzle with a little oil" SOPRA le patate, senza ungere minimamente la teglia, può portare a qualche spiacevole sorpresa, tipo le patate attaccate alla teglia.  Insomma, su questa patata avrei gradito un po' più di precisione. Che secondo me è mancata.

Taglio delle patate: perché scegliere questo taglio di patate, invece che i classici spicchi o cubetti? Credo che la ragione sia una, e validissima: far sì che le patate ci mettano più o meno lo stesso tempo del pollo a cuocere; se si tagliassero a spicchi, ci metterebbero almeno un'ora, e non avremmo più questa perfetta corrispondenza di tempi che ci permette di andare in tavola, in un'ora scarsa compreso il tempo necessario a tagliare le patate e sistemare il pollo nella teglia. Non a caso parla di quick roasted chicken nel titolo... Furba la Pascal! 

Pollo: Me l'ha fatto ricordare SaiPiperina con un suo commento, che ringrazio: anch'io ho preso un pollo già "spiaccicato", troppo più comodo!!!

Olio: Come molto spesso nei libri di cucina anglosassoni si parla semplicemente di olio senza specificare. Per me è solo e soltanto olio extravergine di oliva. Punto.

Dragoncello: Non sono riuscita a trovare quello fresco, ho usato quello secco. Penso che non sia esattamente la stessa cosa, quanto a profumo sprigionato, mi riservo di rifare questo pollo quando troverò il dragoncello fresco. 

Istruzioni per la preparazione e la cottura del pollo: precisissime e davvero for dummies, ottimo! Compreso l'ottimo suggerimento di mettere il piatto di servizio in forno così da scaldarlo bene e tenere quindi in caldo la carne una volta sfornata.  L'unica cosa è che io invece di cospargere il pollo con la senape in polvere l'avrei massaggiato, per farlo insaporire meglio, ma sono dettagli. 

Preparazione del gravy: anche in questa parte, così come per le patate, secondo me è un po' troppo elusiva e sintetica, sempre tenedo conto che si rivolge anche a chi di cucina sa poco e nulla. Mi togli tutto il fondo di cottura (juices) tranne un cucchiaio (spero di aver capito bene), mi fai sciogliere il fondo nel vino, poi però riparli di far ridurre a metà i juices. Quali? Quelli che avevo tenuto da parte? Il vino? Non è chiaro. Almeno per me non lo è. Io ho proceduto come sapevo, sulla falsariga di altre versioni che avevo di gravy, spero di aver interpretato bene la lezione. Poi magari è tutta colpa delle mie scarse competenze linguistiche, ma non ne sono certa.

Malgrado queste piccole cadute di stile il risultato di questo pollo è eccelso: cotto a puntino e saporito, si sposa perfettamente con le patate, che sono davvero squisite, e la salsa è perfetta per insaporire ed ammorbidire la carne, che come spesso accade al pollo arrosto fatto nel forno di casa tende a non essere poi così morbida e saporita. La salsa avanzata l'ho usata per completare la cottura delle scaloppine che ho fatto il giorno dopo, e sono venute una bontà!

La ricetta, o meglio la sua descrizione, però, proprio per queste ragioni, non ha centrato al 100% spirito del libro illustrato dal suo titolo Home cooking made easy, ed è quindi

PROMOSSA 
(con la richiesta di migliorare la descrizione alla prossima edizione)

giovedì 17 novembre 2016

LORRAINE PASCALE - HOME COOKING MADE EASY

Satay chilli chicken

Per questo Starbooks scoppiettante e pieno di libri, ho scelto Home cooking made easy di Lorraine Pascal. Perché i libri si scelgono o perché ci piacciono molto e hanno le pagine piene di patacche di unto, da quato li abbiamo usati, come è successo ieri ad Ale per gli Hairy Bikers, o perché, come in questo caso, sono libri che necessitano di un secondo passaggio, perché nel primo non ci siamo chiariti le idee, ed è il caso per me del libro della Pascal.
Quando l'abbiamo starbookato, tre anni e mezzo fa, ero molto impegnata col lavoro, e non gli ho dedicato la giusta concentrazione. Ammetto che ero un po' prevenuta. Citando Alessandra nella presentazione che fece a suo tempo
Se fossimo tipe da fermarci alle apparenze, quesro libro non sarebbe mai finito sugli scaffali delle nostre librerie. L'ennesima ex modella folgorata sul viale del tramonto dalla passione per la cucina è un clichè talmente scoperto e talmente  abusato che non ha mai convinto neppure delle cookbooks addicted come noi: meno che mai se la  produzione seriale di dolci burrosi, farinacei e piatti ipercalorici è accompagnata da scatti degni del miglior book fotografico, che ritraggono l'autrice in pose che con tutto hanno a che fare, tranne che con una normale vita domestica.
Ecco, io non ero andata molto oltre. Complice il fatto che se una delle due ricette che avevo provato era stata un successo più volte ripetuto sulla mia tavola, anche se prevedeva l'utilizzo degli albumi a crudo che ritengo per motivi di sicurezza alimentare e di gusto più opportuno sostituire con la meringa italiana,  l'altra invece, degli spaghetti al mascarpone, mi avevano lasciato molto ma molto perplessa, confermando lo stereotipo negativo sulla cucina inglese.

Rileggendo le altre ricette proposte dalle Starbookers e avendo ripetuto altre ricette della Pascal con successo, mi sono felicemente ricreduta, e ho voluto riparare al torto che avevo fatto alla Pascal riproponendola su questi schermi.  Anche se, come ha scritto sempre Alessandra tirando le somme sul libro, qualche perplessità resta. Ad esempio sulla disinvoltura con cui fa ricorso a preparati già pronti (il brodo di pollo in brick, gelato confezionato, swiss roll e Madeira cake dal reparto dolci del supermercato... Ma in questo è in ottima compagnia con molte altre star della cucina British) e alcune imprecisioni sulle dosi.
Però per me resta un ottimo libro, ricco di proposte che vengono (e non è poco), semplici da realizzare, buone e non banali. Aggiungo che per una come me che spesso è priva di inventiva sui secondi, questo libro è davvero molto interessante, ricco com'è di idee gustose e facilmente realizzabili. Come questa ad esempio.

Satay chilli chicken
 
Satay chilli chicken

Ingredienti
4 petti di pollo interi
una lacrima di miele 
olio, per cuocere
1 mazzetto di coriandolo fresco (che ho omesso)

Per la salsa alle arachini
100 g di burro d'arachidi
1 spicchio d'aglio sbucciato e tritato finemente
1 cucchiaio di olio di sesamo
1-2 peperoncini rossi, tritati finemente (a seconda di quanto lo volete piccante)
1 pizzico di light brown sugar
1 cucchiaio di salsa di soia
il succo di mezzo lime
3-4 cucchiai di aceto di riso o di mirin
1-2 cucchiai di acqua

Con un paio di forbici tagliate ogni petto di pollo in tre strisce, e poi ancora in tre, ottenendo per ciascun petto 9 filettini.
Infilate nei filetti, per lungo, degli spiedini, fermandovi appena esce dall'altra estremità. Si può omettere questo passaggio e cuocere le strisce così come sono, a mo' di kebab.
Versare un filo d'olio in una padella per friggere, e cuocete le strisce di pollo dai due lati, finché soto perfettamente cotte. Il tempo di cottura dipende ovviamente dallo spessore delle strisce, contate circa 8 minuti. Se la padella non è sufficientemente grande per cuocere tutte le strisce in una volta sola, fate più mandate, tenendo al caldo quelle che avete già cotto. 

Mentre cuocete la carne, preparate la salsa, che si prepara semplicemente mettendo tutti gli ingredienti indicati in un robot da cucina e azionandolo giusto per il tempo necessario ad ottenere una crema dala consistenza grossolana. Assaggiate la salsa e aggiustate secondo il vostro gusto, ad esempio aggiungendo più succo di limone se vi piace. Tenete da parte.

Quando il pollo è quasi cotto, versate nella padella una lacrima di miele e mescolate affinché i filettini di pollo ne siano interamente rivestiti. State attenti che il miele brucia facilmente, quindi se cuocete in più mandate, ripulite la padella fra una mandata e l'altra, per evitare di dare a tutto un sapore di miele bruciato.

Servite tre bastoncini di pollo per persona cosparsi di qualche foglilina di coriandolo e accompagnati dalla salsa.

NOTE

Burro di arachidi: non essendo riuscita a trovarlo certificato senza glutine, me lo sono fatto da sola tritando nel robot delle arachidi sgusciate, con miele, zucchero muscovado e olio di arachidi. Perfetto! Così si evita di avere in casa del pericolosissimo burro di arachidi eccedente, che darebbe l'ennesimo colpo alla nostra già gravemente compromessa linea :-)

Istruzioni per l'uso: precisissime e davvero for dummies, a partire da quanto si deve inserire lo spiedino nella carne a come si devono usare le forbici. Davvero un libro per chi non sa cucinare, ed è un grosso complimento!

Filettini di pollo: invece di tagliare io i petti di pollo ho usato dei filettini di pollo che ultimamente si trovano già tagliati così nella GDO, davvero comodissimi per questo tipo di preparazioni.

Olio di sesamo: io non ce la faccio. E ho usato dell'olio extravergine di oliva. Spero che mi perdonerete. Anche quando fra gli ingredienti per cuocere il pollo dice semplicemente "olio, per cuocere".

Coriandolo fresco: non lo posso sopportare. Omesso.

Peperoncini: ne ho messo uno e per il gusto familiare è stato più che sufficiente.

Lì per lì ero un po' perplessa sulla salsa, ma in realtà riposando un po' (cosa che consiglio, per armonizzare i sapori) e sul pollo è stata perfetta. Mia figlia ha apprezzato moltissimo.
Aggiungo che il giorno dopo è ancora più buona, e il giorno dopo ancora ancor di più. Sono tre giorni, se non si fosse capito, che la mangio spalmata sul pane!  Quindi se dovessi fare un appunto alla ricetta è proprio questo: se suggerisse di preparare la salsa il giorno prima sarebbe meglio. 

Un'idea davvero veloce e gustosa per cambiare il modo di servire il pollo. Non solo come starter: noi l'abbiamo servito semplicemente come secondo.

La ricetta è proprio nello spirito del libro, Home cooking made easy, ed è quindi indubitabilmente

PROMOSSA

mercoledì 29 aprile 2015

SPICCHI DI PATATE DOLCI ALLA PAPRIKA CON BACON GLASSATO & CREME FRAICHE ALLE ERBE PER LO STARBOOK REDONE




Questa volta ho scelto un piatto salato, anche se  a dire il vero una nota di dolce c’è anche qui: patate dolci e sciroppo d’acero.

Quando ero piccola mia nonna me le bolliva semplicemente e me le serviva per merenda. Io non riuscivo nemmeno ad aspettare che si raffreddassero e mi scottavo le dita per sbucciarle, era la varietà con la polpa bianca. Ora compro anche quella con la polpa arancione che mi preparo tagliata a bastoncini e cotta in forno con olio e sale.

La batata rossa è originaria dell’ America tropicale ( ma sembra che provenga in epoche remote dalle isole del Pacifico ) e fu portata in Europa da Cristoforo Colombo. In Spagna e Portogallo si diffonde come cibo dei poveri e perché pare abbia “proprietà afrodisiache ”. Ora è consumata soprattutto nei paesi tropicali, dove viene servita soprattutto cruda ( proprio nella buccia è contenuta una sostanza, il Cajapo, che pare abbia effetti positivi sulla riduzione del colesterolo e della glicemia …ma attenzione, la buccia dev’essere ben lavata.. io comunque consumerei solo quella da batate bio ).

La batata rossa è un concentrato di sostanze utili al nostro organismo : fibre, minerali, carboidrati , vitamine A e C, flavonoidi, antociani e proteine. 

A me piace non solo per le sue proprietà anti -radicali liberi e antiaging, ma anche perché per me è come la madeleine per Proust, forse un paragone azzardato, lo so, ma la prima volta che l’ho mangiata dopo tanti anni mi ha fatto proprio quell’effetto.

Questa di Lorraine Pascale (Home Cooking made easy) è una ricetta golosa e un po’ insolita.

Spicchi di patate dolci alla paprika con bacon glassato &  crème fraîche alle erbe



Per 4-5 persone



Ingredienti:

6/8 patate dolci medie, con la buccia

olio, per irrorare ( volendo si può usare quello spray )

sale e pepe nero macinato al momento

paprika a piacere

una cucchiaiata di senape inglese

un cucchiaio di sciroppo d’acero

6 fette di bacon

185 gr di crème fraîche

una manciata di erbe aromariche fresche ( prezzemolo o erba cipollina, tritate )



Preriscaldare il forno a 200° . Nel frattempo lavare e tagliare le patate a spicchi regolari , distribuirle su una teglia abbastanza capiente da poterle disporre in un unico strato. Condirle con l’olio ( io evo ) , sale , pepe e paprika ( io ho usato quella forte ). Infornare e cuocere per 35/40 minuti, girandole a metà cottura.

Mescolare senape e sciroppo d’acero in una ciotola e mettere da parte.

Rosolare uniformemente il bacon in una padella ( io antiaderente ) senza usare condimenti, finché non sarà cotto e croccante. Allontanare la padella dal calore e spennellare uno dei due lati delle fettine di bacon con il composto di senape e sciroppo d’acero, fare in modo che la parte condita sia rivolta verso il basso. Far cuocere ancora per un minuto o finché non sarà croccante e ripetere l’operazione con l’altro lato delle fettine di bacon.

Sfornare le patate dolci, spezzettare sopra le fettine di bacon e servire accompagnando con la crème fraîche mescolata alle erbe aromatiche tritate.

NOTE

  • Ho sbucciato le patate perché non erano bio, io personalmente non mi fido a consumare la buccia se non so che è priva di pesticidi e quant’altro.
  • Ho foderato la teglia con carta forno.
  • Siccome il mio forno produce molto vapore, per avere le patate belle croccanti ho usato la funzione ventilato. Fare però attenzione che non coloriscano troppo.


Questa ricetta l’ho provata per curiosità ma alla fine il risultato ha superato le mie aspettative, e non solo le mie. La ricetta è semplice e non presenta difficoltà, se non quella di dosare olio, sale , pepe e paprika che sono a piacere e forse una cuoca alle prime armi potrebbe trovarsi in difficoltà.

Le ho preparate più di una volta, la ricetta per me è
                            PROMOSSA

 Luciana C.

venerdì 31 maggio 2013

HOME COOKING MADE EASY: TIRIAMO LE SOMME?





A prima vista, lo Starbooks di Maggio sembrerebbe un trionfo: quasi tutte le ricette sono riuscite al primo tentativo, molte hanno fatto scoprire sapori meno banali del solito, qualcuna ha anche suggerito qualche scorciatoia, declinando in vari modi la parabola di quella cucina furba che per molte di noi è diventata – se non proprio una scelta di vita- quanto meno una preziosa ancora di salvezza.

Ma, si sa, le apparenze ingannano, anche quando si tratta di promuovere sul campo un libro di ricette: e il giudizio finale su Home cooking made easy è un po' meno lusinghiero di quanto quest'infilata di successi potrebbe lasciare intendere. 
Sia chiaro: le note negative non son molte e probabilmente ci sarebbero sfuggite, se si fosse trattato di attingere a questo manuale come si fa di solito con i libri di cucina- vale a dire, una ricetta ogni tanto, e poi via, verso un'altra fonte di ispirazione. Ma dedicarvici un mese e, soprattutto, farlo tutte assieme, portando punti di vista e pareri diversi, porta di necessità a verifiche più approfondite. Per cui, mettetevi comodi, che si comincia

Punto uno: non è un libro per cultori della cucina tradizionale, né intesa dal punto di vista della fedeltà alle ricette, né, soprattutto, per quanto concerne la preparazione delle stesse. Il primo punto è un pregio, nella misura in cui la Pascale svecchia molti dei piatti di tradizione, alleggerendoli o rinnovandoli in maniera ironica e divertente; il secondo, invece, è un difetto, quanto meno quando la semplificazione diventa una banalizzazione e la scorciatoia passa troppo spesso per gli scaffali del supermercato, alla voce precotti e preparati pronti. 
A scanso di equivoci: i talebani della cucina naturale non abitano qui-e se non ci credete, potete anche fare un giro nelle nostre dispense, Nello stesso tempo, però, un conto è il dover tenersi pronte alle emergenze del vivere quotidiano, fatto di riunioni col capo che si protraggono oltre l'ora di pranzo, di code nel traffico e di pile di biancheria da stirare che reclamano la precedenza sulla preparazione della cena. Un altro è la consapevolezza che, in un mondo avulso dagli imprevisti, certe cose non si farebbero. Faremo tutti fondi bruni e jus liè, invaseremmo con regolarità i prodotti di stagione, ci dedicheremmo a cotture lente, a disossature pazienti, a impasti a mano. Quei sani insegnamenti, cioè, che ci aspettiamo di trovare in un libro e che qui, invece,  o sono stati toccati in modo molto marginale o non sono stati trattati del tutto. 

Punto due: qualche errore di editing c'è, soprattutto nella corrispondenza fra le dosi iniziali e le quantità finali. Lo si è visto con i cookies della Robi, lo si vedrà nei prossimi giorni con il Redone. Niente di così insormontabile, che non si possa risolvere con un cambio di teglia o un'aggiustatina da parte dell'occhio clinico: ma chi segue le istruzioni alla lettera può avere qualche sorpresa, non del tutto piacevole.

A parte questo, però, il libro funziona – e pure bene, tanto che l'elenco delle categorie di possibili acquirenti è lungo e variegato. 

Home Cooking made easy è indicatissimo per chi deve cucinare tutti i santi giorni,  ha poco tempo e a volte anche poche idee; per chi anela alla porca figura, senza dover metter mano a ingredienti irreperibili, lunghe cotture e tecniche astruse; per chi è alle prime armi; per le ragazze giovani come mia figlia, che per la prima volta in vita sua ha cucinato due ricette per intero e, dopo, ha pure espresso il desiderio di continuare a farlo- “ma per i miei amici, non per te”. E' anche adatto a chi l'Inglese lo mastica appena, perchè la cifra della semplicità si estende anche al linguaggio, veloce, fresco, essenziale e immediatamente comprensibile a chiunque sappia dire che the cat is under the table.

Insomma: è un libro che ci sentiamo di suggerire praticamente a tutti, nessuno escluso- a meno che non siate di quelli che "o Pellaprat o niente". Ma se invece pensate alla cucina in modo leggero e divertito e a volte anche un po' indulgente,  tenete d'occhio gli sconti su Amazon: l'ultimo pregio dello Starbook del mese è quello di essere proposto spesso a prezzi scontatissimi- e di questi tempi, non è cosa da trascurare. 

A mercoledì prossimo, con il Redone
Alessandra Gennaro

giovedì 30 maggio 2013

OVEN-ROAST SALMON WITH A MUSTARD AND PARSLEY CRUST


Se c'è un pesce che si mangia spessissimo in casa arabafelice quello è sicuramente il salmone.
Credevo di averlo cotto in ogni modo, panato, grigliato, bollito, al vapore, marinato....
Questa però mi mancava.
Ingredienti ok, se non fosse che ho paura di quel cucchiaio abbondante di brown sugar.
Non io, sia chiaro.
Ma se il consorte me lo tira appresso ricordandomi che non ama i sapori agrodolci?
Innanzitutto una precisazione: il brown sugar non è zucchero di canna, ma piuttosto normale zucchero semolato a cui è stata aggiunta della melassa.
La sostituzione dell'uno per l'altro diciamo che si può anche fare, ma il risultato finale sarà leggermente diverso.
Quindi per tutti i cuochi di buona volontà, ecco le indicazioni per farselo in casa: 200 grammi di zucchero semolato da mischiare pazientemente con un cucchiaio di melassa.
Personalmente lo trovo con molta facilità al supermercato quindi non ho avuto problemi per la realizzazione del piatto.
Assaggio la panatura da cruda e devo dire che è già buonissima: la senape fa il suo lavoro magnificamente insieme al poco sale che aggiungo ed il tutto risulta perfettamente bilanciato.
Saporito, la parola giusta.
Ed interessante.
Senza essere troppo strano.
Va a finire che di filetti l'augusto consorte se ne mangia tre, con la scusa che sta cercando di capire cosa ci sia sopra...
Non serve aggiungere altro, tranne che dovete provarlo ed avrete la cena pronta in meno di mezz'ora!



OVEN-ROAST SALMON WITH A MUSTARD AND PARSLEY CRUST
per 4 persone

4 filetti di salmone, possibilmente senza pelle (oppure trota)
100 g di pangrattato
un cucchiaio e mezzo di brown sugar
2 cucchiai di senape di Digione
una noce di burro
la buccia grattugiata di 2 o 3 lime
un mazzetto di prezzemolo
sale e pepe


Mischiare il pangrattato, il brown sugar, la senape, la buccia di lime, il prezzemolo finemente tritato, sale e pepe in una ciotola.
Aggiungere il burro fuso e girare bene perchè il tutto si intrida,  quindi adagiare i filetti di salmone in teglia coperta con carta forno e pressare abbondante panatura su ciascuno, senza preoccuparsi se ne cadrà anche sulla teglia.
Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 10-15 minuti, a seconda se il pesce si preferisca più o meno cotto.
Servire, per una chiccheria ulteriore, su piatti leggermente scaldati ed accompagnare con broccoli al vapore e patate lesse, condite con poco burro.


PROMOSSA A PIENI VOTI

La ricetta non solo non ha bisogno di accorgimenti particolari ma supera ogni aspettative riguardo al risultato finale.
Un piatto da cena in famiglia come da ricevimento con ospiti, pronto in un lampo!
Consiglio di tenere le proporzioni della panatura esattamente come sono, quanto al sale è lasciato libero e ne ho aggiunto circa mezzo cucchiaino.

Arabafelice

mercoledì 29 maggio 2013

CHOCOLATE, MARSHMALLOW BROWN SUGAR FUDGE, A PROPOSITO DI GOLA E CIOCCOLATO...

fudge 3

Il fudge è un dolce tipicamente anglosassone ed in particolar modo, direi, americano, che contiene una considerevole quantità in particolare di zuccheri, cosa che ne fa un prodotto decisamente energetico.
Ci sono moltissimi tipi di fudge, con tantissime varianti anche per quel che riguarda il sapore; una storiella, divertente e un po’ … poco chic :-), sostiene che il primo fudge si sia creato quasi da se, a causa di un pasticcio con un lotto di caramels, immagino siano state tipo mou, o toffee, o simili e che il nome verrebbe proprio dall'esclamazione “Oh, fudge!” di chi del pasticcio si accorse per primo.
Del fudge contente cioccolato invece, si legge per la prima volta in una lettera scritta nel 1886 da una giovane studentessa del Collegio Vassar, nello stato di New York, che racconta ad un’amica, che una sua conoscente di Baltimora, ha preparato del fudge e lo ha venduto per ben 40 centesimi al chilo. Così lei, avendo ottenuto la ricetta, ne aveva preparati 14 chili per la sua laurea! Il dolcetto ottenne un grandissimo successo e divenne così celebre, che una delle sue più conosciute versioni ancora oggi porta il nome del Vassar College.
Preparare un fudge in modo classico, però, richiede molta attenzione alla cottura, alla temperatura e alla lavorazione dell’impasto. La nostra Lorraine ha utilizzato, per rendere più semplice il procedimento, i marshmallows (alternativa comune insieme allo sciroppo di mais, allo sciroppo d’acero e il latte condensato zuccherato) per creare una crema morbida e densa che non necessita l’aiuto di strumenti di precisione, in particolare il termometro e che assicura un risultato perfetto.
In effetti la preparazione così è veramente veloce e di sicura riuscita.
Il risultato è quello che vedete qui sotto.

http://www.thenibble.com/reviews/main/candy/old/history-of-fudge.asp 
https://en.wikipedia.org/wiki/Caramel


Chocolate, marshmallow brown sugar fudge

fudge

Ingredienti
Olio per ungere la teglia
70 gr burro
300 gr di zucchero di canna
120 gr latte condensato
220 gr di piccoli marshmallow
300 gr di cioccolato al latte
75 gr di cioccolato fondente al 60% per cento

latte condensato e fudge

Ungete la teglia e poi ricopritela con un foglio di carta da forno, assicurandovi che la carta fuoriesca dai bordi per facilitare l'estrazione del fudge una volta pronto.
Mettete il burro, il latte condensato, lo zucchero e i marshmallow in un pentolino a fuoco basso e fate fondere delicatamente. Appena  lo zucchero si è sciolto completamente, alzate il calore e fate sobbollire per 5/6 minuti. Togliete la casseruola dal fuoco e aggiungete il cioccolato spezzettato. Lasciate  riposare il composto per un minuto e poi mescolate bene finché tutto è completamente sciolto e amalgamato. Versate il fudge nella teglia preparata e lasciate riposare per un paio d'ore. Quando è sodo, ritagliatelo in 25 quadretti e servite. Avrete bisogno di una teglia quadrata 20 × 20.


fudge 1

La ricetta è molto semplice e ben spiegata. Il fudge è piuttosto dolce, ma a mia figlia piccola, una golosa di prima grandezza, è piaciuto molto: una merenda perfetta per recuperare energia e buon umore a metà di una faticosa mattina a scuola!
Per mitigare un po' l'eccesso di dolcezza io ho però utilizzato esclusivamente un cioccolato fondente al 60% di cacao, invece di quello al latte : la consistenza era ugualmente perfetta.
Direi quindi che anche per questa ricetta la nostra modella-chef è PROMOSSA
Buona giornata a tutti
Dani

martedì 28 maggio 2013

CHOCOLATE DIGESTIVE CHEESECAKE WITH WHITE ICING : SE NON SEI GOLOSO, LO DIVENTI!

Come potevo smentirmi? 
Compro un libro di cucina, prendo il mio blocchetto di post it minuscoli e metodicamente li piazzo come bandierine sul bordo delle pagine che mi colpiscono (io lo so che sono stati inventati per questo!).
Poi torno indietro, controllo le pagine ed almeno l'80% delle ricette selezionate...sono dolci! Mi succede sempre ma con Lorraine è impossibile restare indifferenti di fronte alla sezione dei dessert.
Alcune proposte sono davvero incantevoli ma quando sono capitata di fronte a questo Cheesecake, sarà stata l'idea della glassatura con i ghirigori di cioccolato bianco o il guscio di Digestive al cioccolato....insomma, non ho resistito. 
Vi confesso che dopo averlo assaggiato, sono stata felice.
Avevo dei dubbi grossi come una casa, in particolare sulla quantità di cream cheese non tagliato con panna od altri elementi in grado di alleggerirlo e sul tono acido che in genere questa preparazione riserva proprio per caratteristiche dell'ingrediente base.
Invece la vellutatezza del cioccolato al latte (prendetelo buono, è fondamentale...un euro in più in questa ricetta cambia completamente il risultato), smorza alla grande il livello di acidità della cream cheese.
Sono comunque dell'avviso che utilizzando il 50% di ricotta mescolato al Philadephia, può esaltare la ricetta. Perché la ricotta è leggera e aerata ed ho già sperimentato in passato quest'unione (davvero perfetta!), che conferisce maggiore cremosità e leggerezza al composto.
Un altro dubbio era sul fatto che i tempi dati da Lorraine mi sembrassero troppo corti.
Al solito, mi sbagliato. Dopo esattamente 2 ore ho sformato il dolce con estrema facilità e l'aspetto finale era davvero bellissimo. Però, se volete godere al massimo della perfetta amalgama dei sapori, preparate il dolce un giorno prima e gustatelo dopo 24. Assolutamente favoloso.
Ingredienti per 10 persone (mie note in corsivo)
400 gr di biscotti Digestive al cioccolato al latte ridotti in briciole sottili
75 gr di burro sciolto ed intiepidito
800 gr di creme cheese (tipo Philadelphia)
Zucchero a velo (secondo gusto personale)
400 gr di cioccolato al latte di ottima qualità (almeno 35% di burro di cacao) o se vi piace un mix di 300   gr al latte e 100 gr dark al 70%
1 cucchiaio di olio di semi 
100 gr di cioccolato bianco
Mischiate le briciole di biscotto con il burro usando un cucchiaio dalla parte del dorso in modo da impregnare bene le briciole con il burro. Versate il tutto sulla base di una tortiera a cerniera da 23 cm e livellate bene. Pressate fortemente con un oggetto dalla base piatta (io ho usato un batticarne...geniale, lo userò anche le prossime volte) fino a che la base non sarà bella piatta e compatta. (a questo punto io ho messo la tortiera in frigo).
Mettete il formaggio e lo zucchero a velo (stabilite voi il vostro grado di dolcezza preferito considerando che il cioccolato al latte è già molto dolce), e mescolate dolcemente con un cucchiaio fino ad ottenere un composto cremoso. Non vi ci vorrà molto.
Sciogliete la cioccolata a bagnomaria, facendo attenzione che l'acqua non tocchi il fondo della ciotola in cui metterete il cioccolato. Versate 1/4 del cioccolato (quindi 100 gr) in una tazza ed aggiungete l'olio. Mescolate bene e mettete da parte sempre al caldo (potrete lasciare la tazza sulla ciotola del bagnomaria a fuoco spento).
Aggiungete una cucchiaiata di crema al formaggio nella ciotola della cioccolata sciolta e mescolate velocemente fino a che questa non sia ben incorporata. (Non vi spaventate se vi sembrerà che il cacao si separi dalla parte grassa, continuate). Aggiungete una seconda cucchiaiata e mescolate velocemente. Continuate così fino a che il composto comincerà a sembrarvi uniforme. A questo punto aggiungete tutto il resto della crema al formaggio e mescolate per incorporare bene.
Versate la crema all'interno della tortiera e livellate bene pressando, affinché non restino bolle d'aria o spazi vuoti. Mettete il cheesecake in frigo per almeno 20 minuti (io ce l'ho tenuto 45). 
Cinque minuti prima di toglierlo dal frigo, sciogliete a bagno maria il cioccolato bianco e controllate che il cioccolato nella tazza sia ancora bello liquido e scorrevole. Versate il cioccolato liquido sul top del cheesecake e ruotando velocemente la tortiera, fate in modo che questo copra bene tutta la crema. 
Mettete la cioccolata bianca in un sac a poche con bocchetta sottilissima e con attenzione realizzate delle linee orizzontali distanti c.ca 2 cm l'una dall'altra. 
Velocemente, prima che la cioccolata si rapprenda, con uno stecchino tracciate delle linee in verticale cercando di ottenere una sorta di parentesi "graffe" sulla base della vostra torta. Questa operazione dovrà essere fatta velocemente perché la cioccolata bianca si indurisce in fretta.
Adesso mettete in frigo e fate riposare e raffreddare per almeno 2 ore. 
Servite accompagnato con panna semimontata.

Io so, sono certa, che lo proverete presto. Se ancora non si fosse capito: 


PROMOSSA CON LODE! 

Patty - Andante con gusto 



lunedì 27 maggio 2013

BISQUE DI GAMBERI AL BRANDY E BASILICO


Che io adori il pesce non è un mistero; che non impazzisca per i crostacei è meno noto (ai miei follower, intendo: so di non essere una celebrità nazionale ^_^) per il semplice fatto che non l'ho mai scritto sul mio blog. Il problema dei crostacei per il mio gusto personale è che sono dolciastri e io preferisco i sapori più decisi. Questo non toglie che li mangi quando capita e che sperimenti ricette che li vedono come ingredienti.

Questa bisque proposta da Lorraine Pascale mi ha subito intrigata, per l'accostamento con il basilico, inedito (almeno per me) e freschissimo. Il Brandy regala un aroma che si sposa bene con i gamberoni, esaltandone il gusto ma mitigandone un pochino la dolcezza (o è solo una mia impressione?).
Il risultato è spettacolare: una bisque delliziosa, degna di figurare anche in un menù formale.
Io l'ho preparata due volte, da tanto mi è piaciuta...


PRAWN BISQUE WITH BASIL AND BRANDY
Bisque di gamberi con basilico e Brandy
Da: Lorraine Pascale – Home Cooking Made Easy – Harper Collins



Per 4 persone:

15-20 gamberoni col guscio
1 grossa cipolla rossa
1 spicchio d’aglio
1 foglia di alloro
1 cucchiaio colmo di farina bianca
2 o 3 cucchiaiate colme di passata di pomodoro
125 ml Brandy
650 ml di buon fumetto di pesce o brodo vegetale
60 ml di doppia panna (io ho usato una panna fresca normale)
1 carota pelata e tritata grossolanamente
Paprika a piacere (io ne ho messo mezzo cucchiaino)
Olio extravergine di oliva
2 noci di burro
Sale
Pepe di mulinello
½ mazzo di basilico (solo le foglie)



Tritare la cipolla finemente, metterla in una casseruola media con un filo d’olio e far cuocere a fuoco dolcissimo per 10 minuti.
Nel frattempo sgusciare i gamberoni tenendo da parte i gusci (ma non le teste); mettere i gamberoni in frigo e i gusci nella casseruola insieme alla cipolla. Farli cuocere a fiamma vivace mescolando di tanto in tanto per 2 o 3 minuti, o fino a quando i gusci non siano diventati di un bel rosa aranciato. Unire lo spicchio d’aglio sbucciato, la passata di pomodoro e la foglia di alloro e far cuocere un altro minuto, poi versare 75 ml di Brandy prelevato dalla quantità totale e farlo evaporare, sempre mescolando. Versare il fumetto e la panna, aggiungere la carota e la paprika, portare a ebollizione, poi abbassare la fiamma, coprire la pentola e far sobbollire per 30 minuti.

Cinque minuti prima del termine della cottura sciogliere una noce di burro in una padella a calore medio-alto. Appena il burro diventa spumeggiante farvi cuocere i gamberoni per 2-3 minuti, salarli e peparli. Unire il rimanente Brandy (50 ml) e far cuocere un altro minuto, giusto il tempo che l’alcool evapori, poi togliere dal fuoco.

Mettere un colino sopra una ciotola e passarvi la preparazione in brodo. Aiutandosi con un pestello di legno spremere i gusci, in modo da estrarne tutto il sapore. E’ molto importante dedicare 5 minuti buoni a questa operazione, perché sono i gusci che danno il sapore. Una volta spremuti, possono essere buttati.

Sciacquare la casseruola dove è stato preparato il brodo e sciogliervi l’altra noce di burro insieme alla farina. Mescolarli per formare il roux e aggiungervi gradualmente il brodo di pesce mescolando in continuazione, per evitare la formazione di grumi. Una volta aggiunto tutto il brodo alzare la fiamma e far bollire per qualche minuto, fino a fare addensare la bisque. Se la desiderate più liquida aggiungete un pochino d’acqua, se invece la preferite più cremosa fate sciogliere un’altra noce di burro in un padellino, aggiungetevi un cucchiaio di farina, fate il roux e incorporatevi a poco a poco parte della bisque, mescolando per evitare la formazione di grumi. Unire la preparazione alla bisque e far bollire fino a quando non otterrete la consistenza desiderata (io ho trovato perfetta la consistenza della bisque seguendo la ricetta di Lorraine: non stiamo mica preparando una besciamella!).

A questo punto versare nella bisque i gamberoni e l’eventuale liquido rimasto nella loro padella e proseguire la cottura per mezzo minuto.

Suddividere la bisque tra 4 piatti e decorare con foglie di basilico lavate, tamponate e tagliate a striscioline. Servire la bisque accompagnata da crostini caldi.

Note:
- Non aggiungete le teste dei gamberoni alla bisque per nessun motivo: danno un sapore divino ma un colore, come dire, terreno. :-)

- Personalmente non sono d’accordo con l’inserimento della panna a inizio cottura: meglio aggiungerla alla fine. Per dare un colore più appetitoso alla mia bisque ho dovuto metterne circa il doppio rispetto alla dose indicata dalla Pascale.

PROMOSSA

Questa bisque è squisita, una delizia per il palato ed è veloce e facilissima da fare. Può entrare degnamente nel menù di un pranzo formale e con le dritte puntuali di Lorraine riesce sempre. Delizioso l’aroma del Brandy e del basilico.



venerdì 24 maggio 2013

PEANUT BUTTER TRUFFLES


Premetto che io sono avvantaggiata. 
Qui a Sydeny trovare gli ingredienti è stato un gioco da ragazzi.
In ogni supermercato double cream e crunchy peanut butter sono all'ordine del giorno.
Un sogno per chi è in Italia dove la double cream io non l'ho mai vista e il burro d'arachidi neppure...quest'ultimo forse perché non lo ho mai cercato ignorandone la bontà.
Mannaggia alla Lorraine! Ora lo ho e lo sto divorando a suon di cucchiaiate! E' una droga! Vi avverto!!! Se non lo avete mai provato...statene alla larga!!! 
Scherzi a parte, è delizioso e la versione crunchy con i pezzetti di arachide è spaziale!
In caso non lo trovaste potete farvelo mettendo in un frullatore che frulli davvero bene, le arachidi leggermente tostate (quelle che si mangiano a Natale vanno benissimo) con un filo di olio di semi o di mais e il gioco è fatto. Aggiungete qualche arachide tagliata grossolanamente e il gioco è fatto.
La double cream è una panna più spessa di quella che si trova in Italia. Ha una consistenza che è una via di mezzo tra quella dello yogurt greco e quella della panna fresca. 
Non credo che utilizzando quella comune che trovate nei supermercati si ottenga un risultato molto diverso, ma per questo chiamo in soccorso le mie compagne che forse possono darvi qualche suggerimento in più!

Peanut butter truffles 

in corsivo i miei commenti 
Per 15 palline da 25-30 gr 
(io le ho fatte più piccoline e me ne sono venute una cinquantina – 48 per essere precisa!) 
120 ml di double cream 
200 g fi cioccolato al latte, più altri 200 g di cioccolato al latte per la copertura, rotto in pezzi 
pezzetto di burro 
5-6 cucchiai di burro di arachidi croccante (crunchy peanut butter) 

Mettete la crema in una piccola casseruola e scaldatela finché non sfiora i bollore, quindi spegnete il fuoco e aggiungete il cioccolato e il burro. Togliete la casseruola dal fuoco e lasciate da parte per circa 6-8 minuti senza mescolare. Trascorso questo tempo, mescolate tutto molto delicatamente finché non otterrete un composto omogeneo. Il composto diventerà brillante e spumoso. 

Trasferite il composto in una ciotola e aggiungete delicatamente il burro di arachidi. Lasciate raffreddare leggermente, quindi trasferitelo nel frigo per qualche ora o tutta la notte. 

Quando il composto è sodo, tiratelo fuori dal frigo. Coprite una larga teglia con carta da forno. Usando uno scavino per fare le palline di melone, un cucchiaio per misurare (il classico tablespoon!) o due cucchiaini, prendete un bel cucchiaio di composto di cioccolato e fatene una pallina velocemente (io le ho fatte con le mani, si appiccicano un po’, ma è più rapido!). Mettete la pallina sulla carta da forno e continuate con il resto del composto di cioccolato. Se le palline diventano troppo morbide, mettetele di nuovo in frigo per 15 minuti o finché non si saranno nuovamente solidificate. Il cioccolato è buono anche da mangiare così, ma per una finitura più carina, mi piace intingerli in un pochino più di cioccolato. 

Fate fondere i restanti 200 g di cioccolato al latte, o 20 secondi mescolando ogni volta che ne aggiungete un po’ (io lo ho messo tutto insieme e lo ho lasciato 1 minuto abbondante), o a bagnomaria in una ciotola messa sopra ad un pentolino con acqua bollente facendo attenzione che la ciotola non tocchi l’acqua e che il fuoco sia spento, altrimenti il cioccolato rischia di rapprendersi e formare grumi. 

Quando il cioccolato è fuso, è arrivato il momento di intingervi i tartufi. Trovo che il modo più semplice per farlo sia di mettere un tartufo alla fine di una forchetta e di immergerlo nel cioccolato fuso, pucciandolo in modo da coprirlo, facendo quindi colare l’eccesso. (Sarà che o fatto sciogliere il cioccolato in una ciotola un po’ grande, ma non ne avevo abbastanza perché il tartufo potesse essere immerso completamente nel cioccolato, ma ho trovato questo modo un po’ complicato. Ho optato per pucciare con le dita il tartufo nel cioccolato. In questo modo però 1/3 rimane senza copertura). Mettete il tartufo coperto di nuovo nella teglia con carta da forno e ripetete con il resto dei tartufi. 

I tartufi di cioccolato possono essere in piccole contenitori di carta e chiusi in una scatoletta come regalo, che non può che far colpo. (Bellissima idea, a patto che la scatoletta venga tenuta in frigo, altrimenti si sciolgono tutti!)

PROMOSSA

La ricetta viene senza alcuna difficoltà. E' veloce e ben spiegata. 
Successo garantito! Li ho portati in ufficio e sono rimasti tutti estasiati! C'è chi ha detto che ne è diventato dipendente...fate voi! Meritano! Provateli!
L'unica cosa che potrei rimproverarle è che non dice quanto burro mettere (io ne ho messo un pezzetto che sarà stato 20 gr non di più e sono venuti!).
Sul suo trucchetto ho qualche dubbio, ma sicuramente la qualità del cioccolato fa tanto e anche la quantità di tartufino che si fa. Se si raddoppiano le dosi posso crederle :P!




giovedì 23 maggio 2013

SPAGHETTI AL MASCARPONE CON BASILICO, PEPERONCINO, ERBA CIPOLLINA E CHILLI



Oggi pasta!
Degli spaghetti dai colori molto italiani, e dai sapori molto poco italiani, secondo me. 

Questi spaghetti mi avevano incuriosito fin da quando ho sfogliato la prima volta il libro. 
Perché erano diversi da come io farei la pasta, però mi incuriosivano, per i freschi e piccantini sapori primaverili che mi immaginavo.
Sono sicuramente velocissimi, e l'idea è buona.

Però... Ebbene sì, c'è un però.

Il però dipende dal fatto che non mi ha convinto al 100% l'idea di usare il mascarpone, mi è parso troppo "morbido", troppo cremoso, troppo dolce. Insomma, io avrei usato un altro formaggio. Ad esempio un caprino, che ha un sapore a mio avviso più adatto. 


Lemony basil spaghetti with mascarpone, chilli & chives
 
Da: L. Pascale – Home Cooking Made Easy – HarperCollins - pag. 182.
Ingredienti per 5 persone
(tra parentesi e/o in corsivo e le mie note)
450 g di spaghetti

220 g di pisellini, eventualemente surgelati 
3 peperoncini rossi freschi, privati dei semi e tritati finemente
200 g di mascarpone 
1 mazzetto di basilisco 
1 mazzetto di menta 
1 mazzetto di erba cipollina
2 manciate di pinoli 
sale, pepe (macinato al momento)  q.b.
olio extravergine di oliva
1 falda di peperone rosso (opzionale)
1 limone
scaglie di parmigiano reggiano


Cuocere, molto al dente, gli spaghetti in una pentola con abbondante acqua bollente salata. 

Cinque minuti prima che gli spaghetti siano cotti aggiungere i piselli. 

Nel frattempi: tostare i pinoli, togliere i semi ai peperoncino e tagliarlo finemente, tagliare grossolanamente le aromatiche.

Se si decide di mettere anche il peperone, lavarlo, tagliarlo a brunoise e mettere da parte.

Scolare gli spaghetti e versarli in un cuocipasta, aggiungere il mascarpone, il peperoncino, mescolare dolcemente. Aggiungere anche il basilico, la menta e l'erba cipollina grossolanamente tritate e, volendo, un po' d'olio d'oliva.


Salare, pepare spruzzare di abbondante succo di limone e impiattare, cosparso con scaglie di grana.

Mie note:
Come ho scritto sopra, non mi ha entusiasmato l'utilizzo del mascarpone.


Visto che questa pasta era il nostro primo, e visto che i miei figli non amano il piccante, per loro l'ho preparata sostituendo il peperoncino con una brunoise di peperoni: l'aggiunta dei peperoni è sensata, ma non basta a sostituire il peperoncino, diventa troppo delicata, quindi volendo si può aggiungere, ma il peperoncino è essenziale al piatto, e anche il pepe.

Ottima invece l'idea del succo di limone, che conferisce al tutto una nota fresca e dal buon sapore, che si sposa perfettamente, in contrasto, con il piccante del peperoncino. 

Insomma, promossa con riserva, visto che il mascarpone è un ingrediente essenziale. 

mercoledì 22 maggio 2013

SPRING ONION & RED CHILLI CORNBREAD



 
La ricetta che ho scelto dal libro di questo mese è un pane  American-style, che a me è piaciuto, ma in casa meno... Diciamo che questo "cornbread", ha un gusto a cui i nostri palati non sono abituati, probabilmente, io l'ho apprezzato anche per questo motivo! Noi l'abbiamo mangiato come snack senza zuppa, come invece suggerisce l'autrice. Ha sicuramente ragione lei, abbinato ad una sostanziosa zuppa, credo proprio che dia il suo meglio!

Ecco la ricetta, con l'introduzione e i consigli della Pascale:

da Home cooking Made Easy di Lorraine Pascale - sezione "Breads"- pagina 53

Se volete qualcosa e volete che sia veloce,  un pane di mais American-style, con peperoncino e cipollotti è perfetto. Utilizzate molto sale e pepe nero nel mix, perché questo pane necessita di una certa quantità di condimento.

Tra parentesi e/o in corsivo le mie note

Ingredienti per 4-5 persone


olio, per oliare (per me, olio di semi di arachidi)

220 g di farina di mais fioretto
90 g di farina bianca 00
1 cucchiaino da tè di soft light brown sugar (zucchero grezzo macinato fine, con melassa)
2 cucchiaini da tè di bicarbonato di sodio (ad uso alimentare)
1 uovo 
200 g di yogurt naturale (io ho utilizzato quello greco)
300 ml di latte (fresco)
1 cucchiaino da tè di sale
75 g di mais dolce in scatola, sgocciolato
30 g di burro o olio d'oliva (per me olio extravergine d'oliva)
3-4 peperoncini rossi, tritati finemente (freschi, per me solo 2!)
1 mazzetto di cipollotti, finemente affettati
sale e pepe nero macinato al momento
Attrezzatura
una padella da forno media, un stampo da brownie o una tortiera da 20 cm (che è quella che ho usato io)

Preriscaldare il forno a 220°C e oliare lo padella. Se usate uno stampo, rivestite il fondo dello stesso con un foglio di carta forno (io ho utilizzato una stampo antiaderente, oliato e senza carta forno, e non ho avuto problemi).
Mescolare tutti gli ingredienti insieme in una grande ciotola (l'autrice scrive che il mix non avrà un aspetto invitante, ma promette che sarà buono), poi mettere il composto nella teglia o nello stampo. Cuocere in forno per circa 30 minuti, o fino a quando il pane appare ben cotto (regolatevi in base al vostro forno) e non è più umido (potete fare la prova stecchino).Una volta cotto, togliere il pane dal forno, lasciare raffreddare, quindi tagliare a tocchetti e mangiare con una sostanziosa zuppa.

PROMOSSA

La ricetta è ben spiegata, è veramente semplice e riesce  senza alcun problema. Il risultato è un "pane" decisamente rustico e profumato, con una consistenza "croccante", dovuta all'utilizzo della farina di mais. Attenzione alla qualità ed alla quantià dei peperoncini da utilizzare, o vi trovere con la bocca infuocata!





martedì 21 maggio 2013

CHEWY WHITE CHOCOLATE FUDGE COOKIES



Ed eccoci alla mia seconda ricetta della Lorraine e la mia scelta è caduta su un dolce !
Tra le tante ricette invitanti ho scelto questi cookies memore del successo che erano stati quelli già postati per lo Starbooks di ottobre (libro : martha’s american food) .

Ingredienti :
125 gr di burro a temperatura ambiente
225 gr di zuccchero di cnna
150 gr di farina 00
50 gr di farina tipo manitoba (o  farina “forte” , di quelle per fare il pane)
1 cucchiaio di bicarbonato
½ cucchiaio di lievito in polvere
Pizzico di sale
200 gr di cioccolato bianco di ottima qualità tagliato grossolanamente

Accendere il forno a 180 °.
Montare il burro con lo zucchero fino a renderlo morbido quindi aggiungere l’uovo amalgamando bene il tutto.
Poi unire  le farine, il lievito, il bicarbonato,il sale e per ultimo, il cioccolato.
Dividere l’impasto in 6 parti e formare 6 palline e schiacciarle leggermente con le mani fino ad uno spessore di circa 1 cm. Se l’impasto dovesse attaccarsi alle mani, aiutarsi con  un po’ di farina. Se volete biscotti più piccoli dividete l’impasto in 12 parti.
Mettere i cookies su una teglia, foderata con carta forno, tenendoli ad una distanza ,uno dall’altro, di 10 cm (si allargano in cottura). Cuocere in forno circa 10-12 minuti o fino a quando non si dorano in superficie. Fuori dal forno lasciarli raffreddare almeno 5 minuti prima di metterli  , delicatamente (rimango un po’ “molli”) , su una griglia a raffreddare completamente.

Questa la ricetta e questi i numeri…peccato che non sia stato proprio così…

Mi preparo, come faccio sempre tutti gli ingredienti prima di cominciare . La dose di cioccolato bianco non è certo minimal ma mi attengo scrupolosamente alla ricetta, che mi promette 6 o 12 biscotti con l’impasto preparato ( e mi sembrano pochini…).
Infatti non appena mi accingo a formare le “palline”  , mi accorgo che la quantità finale di cookies sarà molto più abbondante!
Per l’esattezza, per me che ho fatto “palline” piccoline ne sono usciti ben 28!!! Avrò sbagliato qualcosa?
Rileggo la ricetta : ingredienti dosati in modo corretto. Allora che faccio? Mi rivolgo alle mie food writer guru : Nigella, la Martha (Stewart) e la Donna (Hay)…
Cerco la ricetta dei cookies con cioccolato bianco e le trovo da ognuna di loro. Non sono ricette uguali a quella della Lorraine perché una ci mette il cocco, l’altra l’uvetta, l’altra il germe di grano ma ,di base , le quantità sono per tutte (Lorraine compresa) quasi le stesse.
Piccolo particolare, le altre signore dichiarano di ottenere alla fine dai 20 ai 25 cookies…la Martha , con le sue dosi, addirittura 5 dozzine (ma facendo le dovute proporzione con le dosi ne uscirebbero addirittura una trentina…)
Ma non  solo, l’aspetto finale di questi cookies  non mi soddisfa! Mi sembra un po’ troppo “piatto”… di solito l’impasto si “allarga” in cottura ma il risultato finale è un biscotto con un certo spessore…che manca a questi!
Questi i miei biscotti prima della cottura



E questi dopo la cottura


Non sono riuscita a farli dorare come speravo perché il passaggio tra un colorito pallido e questa tinta un po’ troppo carica era fulmineo… ma qui credo sia colpa del mio forno molto poco preciso in cottura.
Il titolo della ricetta recita “chewy”: "gommoso" e tutto si può dire di questi cookies tranne siano gommosi, anzi ,  lo spessore di questi biscotti , nella cottura, si riduce  quasi ad una cialda rendendoli "croccanti" …non ci sono foto nel libro che possano aiutare a capire come in realtà dovrebbe  essere l’aspetto finale di questi cookies.
Devo confessarvi che ci sono rimasta male! Ero certa della riuscita di questi biscotti e la delusione è stata ancora maggiore!
Mi spiace ma per questa ricetta la Lorraine è bocciata…però grazie a questa ricetta ricca di burro, zucchero e cioccolato bianco, ho avuto la casa profumata di dolci tutto il giorno…;-)