lunedì 25 settembre 2023
ROSE HARISSA CHICKPEAS WITH FLAKED COD
giovedì 14 settembre 2023
ROASTED AUBERGINES WITH CURRIED YOGURT DA OTTOLENGHI SIMPLE
ROASTED AUBERGINE WITH CURRIED YOGURT
MELANZANE ARROSTITE CON YOGURT AL CURRY
In teoria, tutte e 4 le componenti del piatto possono essere preparate in anticipo: in pratica, mentre arrostiscono le melanzane si ha il tempo di preparare tutto il resto, oltre che di mettere in ordine la cucina e di apparecchiare la tavola. Il che, dalle mie parti, vale sempre come un "plus".
per 4 persone di appetito robusto
3 melanzane grandi o 4 medie, del peso complessivo di 1 kg)
100 ml di olio di arachidi (io extravergine)
200 g di yogurt greco, bianco
2 cucchiaini di curry
una puntina di curcuma
la scorza di un lime finemente grattugiata e 2 cucchiaini di succo
1 cipolla, finemente affettata (150 g)
30 g di mandorle a lamelle
1/2 cucchiaino di semi di cumino, precedentemente tostati e leggermente pestati
1/2 cucchiaino di semi di coriandolo, precedentemente tostati e leggermente pestati
40 g di semi di melagrana
sale e pepe nero
Preriscaldate il forno a 220 gradi
Con un pelapatate, "rigate" la buccia delle melanzane, dall'alto verso il basso, in modo che restino a strisce , come una zebra (vi tranquillizzo subito: io non ci ho neppure pensato, passaggio assolutamente inutile). Affettate le melanzane nel senso della larghezza, a fette spesse circa 2 cm, conditele bene con 70 ml di olio, mezzo cucchiaino di sale e tanto bel pepe e disponetele in una teglia, rivestita di carta da forno. Cuocete per 45 minuti, finché non saranno diventate di un bel colore brunito. Sfornate e fate raffreddare a temperatura ambiente.
Mescolate lo yogurt con un cucchiaino di curry, la curcuma, il succo di lime, un bel pizzico di sale e una bella macinata di pepe. Tenete in frigo fino al momento dell'uso.
Scaldate il rimanente olio in una padella e, quando è caldo, aggiungete la cipolla e friggete per 8 minuti, mescolando frequentemente, fino a quando diventa tenera e color caramello. Aggiungete l'altro cucchiaino di curry, le mandorle e un pizzico di sale e continuate a friggere per altri 2 minuti, fino a quando le mandorle saranno leggermente brunite.
Quando siete pronti per servire, mettete su un piatto le fette di melanzana, leggermente sovrapposte e cospargetele con la salsa al curry. Terminate con le cipolle e le mandorle fritte, poi cospargete i semi di cumino e di coriandolo, i chicchi di melagrana, la scorza di lime e portate in tavola.
NOTE MIE
- Il piatto prevede di essere servito a temperatura ambiente: noi di solito lo facciamo al momento e quindi nell'insieme è tiepido. A giudicare dalle litigate fino all'ultima fetta, presumo che vada bene anche a questa temperatura.
- La polvere di curry, stavolta, è quella del supermercato. Da questo livello in su, ovviamente, va tutto bene, ma era per dire che non dovete trasformarvi nella maga delle spezie, ecco. Io ne avevo uno un po' pallido, stavolta, ma l'importante è che non sia troppo piccante.
- le strisce di melanzana non servono assolutamente a niente, neppure per bellezza, visto che nella presentazione non si vedono (a meno che non mangiate in ginocchio, con lo sguardo rivolto verso il punto di fuga del piatto...). Passaggio che si può eliminare senza patemi, insomma
- l'unica mia variante è la cipolla, nel senso che ne metto di più, ma solo perché ci piace.
Gli amanti di Ottolenghi probabilmente si staranno già interrogando sulla parentela con LE melanzane più iconiche di tutta la sua produzione, quelle che campeggiavano golose sulla copertina di Plenty: a farla breve, possiamo considerarle una variante che ammicca al profondo Est (oltre all'India, le cipolle fritte sono un complemento immancabile nella cucina del Sud-Est asciatico). Ma in realtà, sono molto di più, proprio perché capaci di catturare l'essenza di una cucina che, sotto sotto, non ha bisogno di troppi ingredienti.
Un antipasto insolito, gradevolissimo, non eccessivamente piccante e in cui gli ingredienti più ostici ai nostri palati (il cumino o la curcuma) sono in quantità talmente esigua da poter essere omessi o sostituiti. Perfetta per introdurre una cena estiva (é verissimo che può essere preparato in anticipo) o come ennesima risorsa per portare in tavola le melanzane tutti i giorni, senza che nessuno si annoi, é una ricetta che ci permette a tal punto di ricreare il vero "Ottolenghi-style", con poca fatica, poco tempo e poca spesa, da essere
INEVITABILMENTE PROMOSSA
martedì 12 settembre 2023
ROASTED AUBERGINE WITH ANCHOVIES AND OREGANO
Confesso di essere un po' emozionata, a riaprire lo Starbooks, dopo secoli che non pubblico ricette e meno che mai le fotografo. Tuttavia, il desiderio di riprendere in mano i libri piú amati ha finito per prevalere su tutte le ansie da prestazione. Chiedo ovviamente venia per la ruggine, ovunque essa si manifesti, anche se sono sicura che il primo dei libri che ho scelto non potrà che ben disporvi, visto che si tratta di Simple, di Yotam Ottolenghi. Alla faccia della captatio benevolentiae, insomma.
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Da quando ci siamo convertiti al Verbo di Big Yotam, a casa nostra "melanzana" è sinonimo di Ottolenghi.
Mettiamoci pure che da quando abitiamo all'estero, trovare melanzane degne di questo nome è praticamente impossibile, per cui tutto quello che prima era abominio (ahhh, le salse!) adesso diventa un modo per distrarci dai "veri sapori" e mettere un freno alla nostalgia.
Va però riconosciuto che la bacchetta magica con cui Ottolenghi trasforma in ricette da wow quello che altrove sono intrugli è ciò che mantiene incorrotta la mia fiducia nelle sue ricette e che mi spinge a provarle anche quando sono in apparenza semplici come quella che ho scelto da Simple, l'altra sera.
Temendo gli strali del marito, per il quale invece, Ottolenghi é sinonimo di cena continuamente ritardata e cucina che sembra una piazza d'armi (come se dovesse pulire lui, aggiungo): e pensando che non fosse poi così ben disposto, quando, dopo mezz'ora di "quanto mancaaaa", si fosse trovato davanti un piatto di melanzane condite con le acciughe salate e l'origano.
Ma prima di svelarvi la fine :) eccovi la ricetta
ROASTED AUGERGINES WITH ANCHOVIES AND OREGANO
MELANZANE ARROSTITE CON ACCIUGHE E ORIGANO
per 4 persone (contorno)
4 melanzane medie, tagliate a fette di 2 cm ciascuna
100 ml di olio d'oliva (io extravergine)
20 g di filetti d'acciughe, sgocciolati dalla marinata (oppure dissalati e diliscati) e tritati a coltello
1 cucchiaio di aceto di vino bianco
1 spicchio d'aglio piccolo, spremuto (o tritato finissimo)
1 cucchiaino di foglie di origano fresco
5 foglie di prezzemolo, tritate grossolanamente
sale e pepe nero
Preriscaldate il forno a 220 gradi
In una terrina, condite le melanzane con 1/2 cucchiaino di sale. Disponetele in una teglia rivestita di carta da forno e spennellatele con 70 ml di olio, su entrambi i lati. Cuocete per 35 minuti, fino a quando saranno belle brunite. Sfornate e mettete da parte
In una piccola ciotola, mescolate le acciughe, l'aceto, l'aglio, proprio un pizzico di sale e un pizzico di pepe. Emulsionate con i rimanenti 2 cucchiai d'olio e mescolate, fino a quando gli ingredienti si saranno bene amalgamati
Al momento di servire, tritate finemente l'origano e mettetelo in una terrina, con il prezzemolo e le melanzane. Cospargete con la salsa alle acciughe e servite.
NOTE MIE
"Perché quell'espressione sconsolata?"
"Boh, perché con lo stesso tempo potevo tirar fuori qualcosa di piú originale"
"Allora, avresti visto la mia faccia terrorizzata!"
Questo, l'incipit del commento del marito che ha chiosato, francescanamente, che le cose semplici sono le piú buone, dopodiché, un po' meno francescanamente, si è messo di fronte il piatto da portata e ha dato seguito all'espressione del suo godimento finendo anche la mia parte.
Seriamente: nessuna novità, dal punto di vista del sapore, almeno per noi Mediterranei che siamo abituati a questi ingredienti. Però, nell'insieme, un piatto graditissimo e gradevolissimo: bene fa Ottolenghi a suggerirlo come contorno (penso ad un agnello, per esempio), perché i sapori sono forti e decisi e come antipasto potrebbe rischiare di "uccidere" le portate successive. Ma in casa nostra è assolutamente da rifare, per cui la ricetta è
"NON TROPPO FRANCESCANAMENTE" PROMOSSA
giovedì 31 gennaio 2019
SIMPLE, YOTAM OTTOLENGHI: TIRIAMO LE SOMME?
Due premesse
martedì 29 gennaio 2019
GIGLI WITH CHICKPEAS AND ZA'ATAR
Pare che sia rimasto fulminato dall'uso dei legumi con i nostri carboidrati più importanti (i nostri nonni la sapevan lunga), e che sulla scia di questo innamoramento abbia deciso di metterci del suo, per avere l'impressione di sentirsi a casa. Così via con una pioggia di Za'atar.
Come Ottolenghi, anche io amo i legumi nella pasta. Anzi, direi che in casa nostra è un rito settimanale aggiungere lenticchie, ceci, fagioli almeno una volta con pasta o riso.
Fa tanto bracciante di mezzadria ma noi ci sentiamo un po' così.
Non c'è da aggiungere molto, se non del buon olio extravergine e da oggi, una spolverata di Za'atar.
Che per l'occasione mi sono fatta in casa.
Lo Za'atar è un misto di erbe aromatiche e spezie tipico dei paesi dalla Turchia al Medioriente. La mia fortuna è stata di avere tutti gli ingredienti giusti in un colpo solo: sumac, cumino, origano e sesamo in eguali proporzioni.
L'origano può essere sostituito dal timo essiccato e potete aggiungere sale se volete.
Io ho tostato il cumino e l'ho pestato con un mortaio. Tostato il sesamo e sbriciolato l'origano e via. Mischiato tutto insieme. Non sarà come quello originale, ma devo dire che mi è piaciuto molto.
Anzi, il cumino stranamente, non mi ha neanche dato troppo fastidio.
Adesso ho il mio barattolino di Za'atar, e chi mi ferma più!
Ingredienti
45 ml di olio d'oliva più extra per servire
1/2 cipolla finemente tritata (100 g)
2 spicchi d'aglio schiacciati
2 cucchiaini di cumino macinato
10 g di foglie di timo finemente tritate
25 g di filetti (c.ca 7) di acciughe sott'olio, scolate e finemente tritate
la scorza di 1 limone pelata finemente ed il suo succo per ottenerne 2 cucchiai
2 confezioni da 400 g di ceci in scatola, scolati (c.ca 480 g)
1 cucchiaio di brown sugar
400 ml di brodo di pollo
200 g di Gigli (o orecchiette o conchiglie)
50 g di spinaci novelli in foglie
15 g di prezzemolo tritato grossolanamente
1 cucchiaino e mezzo di za'atar
Sale e pepe nero.
- Versate l'olio in una larga padella saltapasta su fiamma vivace. Aggiungete la cipolla, l'aglio, il cumino, il timo, le acciughe e la scorza del limone, 1/2 cucchiaino di sale ed un buona macina di pepe. Soffriggete per 3-4 minuti, mescolando spesso fino a che non siano morbidi e dorati. Riducete la temperatura a fiamma media, quindi aggiungete i ceci ed il brown sugar e saltate per 8 minuti, mescolando via via fino a che i ceci non avranno un aspetto dorato e croccante. Aggiungete il brodo di pollo ed il succo di limone e fate sobbollire per 6 minuti, fino a che la salsa non si sia ridotta leggermente. Togliete dalla fiamma e tenete da parte. Potete preparare il condimento in anticipo e scaldarlo prima di servire.
- Fate bollire una casseruola piena d'acqua salata. Aggiungete la pasta e cuocete per 8 minuti, o secondo le indicazioni della confezione, al dente. Scolate e tenete da parte.
- Aggiungete gli spinacini ed il prezzemolo nella salsa di ceci: il calore della salsa dovrebbe cuocere gli spinaci ma se ciò non accadesse, accendete la fiamma dolce. Versate la pasta nella padella e mescolate per condire. Dividete la pasta in quattro ciotole e spolveratele con lo za'atar. Finite con un goccio d'olio e servite.
- La salsa che si forma con acciughe, cipolle e ceci è deliziosa. La preparazione di estrema facilità ed il tutto si più fare in 20 minuti giusti.
- Non ho voluto far passire troppo gli spinaci novelli per avere una lieve sensazione di croccantezza ma effettivamente si cuociono col semplice calore dell'insieme.
- Personalmente avrei forse frullato una cucchiaiata di ceci con un po' di acqua di cottura per creare maggiore cremosità anche se la salsa che si forma condisce alla perfezione l'insieme.
- Lo Za'atar dà quella spinta aromatica che completa degnamente questo piatto semplice. Il limone conferisce freschezza e giusta acidità. Il mio principale giudice, sempre molto attento e critico, se l'è spazzolata senza proferire verbo e mi ha confermato che è da rifare sicuramente.
lunedì 28 gennaio 2019
SUMAC ROASTED STRAWBERRIES WITH YOGURT CREAM
Per le fragole
600 g di fragole mature, tagliate a metà per il lungo
1 1/2 cucchiaino di Sumaq
70 g di zucchero a velo
1 limone, scorza e succo
80 ml di acqua
mezzo mazzetto di menta, tagliata a listarelle sottili
un baccello di vaniglia tagliato in due, più i semi o un cucchiaino di pasta di vaniglia
per la crema di yogurt
900 g di yogurt greco
70 g di zucchero a velo
120 ml di double cream (altrimenti panna da montare, fresca, ma dovete montarla leggermente)
un pizzico di sale
Accendete il forno a 200°C
Condite le fragole con tutti gli ingredienti e disponetele in una teglia, coperta di carta da forno, in un unico strato. Giratele a metà cottura e fatele cuocere fino a quando saranno tenere e lo sciroppo inizierà a fare le bolle. Estraetele dal forno, lasciatele raffreddare a temperatura ambiente ed eliminate in ultimo la menta e il baccello di vaniglia, se lo avete usato
Per la crema
Mentre cuociono le fragole, unite allo yogurt lo zucchero e il sale e mescolate.Mettete un colino sopra una ciotola, Copritelocon della mussola o con uno strofinaccio bianco, di cotone o di lino (perfettamente puliti entrambi, ma non lavati con detersivo o ammorbidente profumati) e versatevi dentro lo yogurt. Chiudete a fagotto, legando con dello spago, e disponetevi sopra un peso (una ciotola più piccola del colino andrà benissimo e se volete accelerare l'operazione potete anche riempirla con un barattolo di marmellata o una scatola di pelati o altre cose simili, insomma: l'importante è che pesino). Mettete in frigo per 30 minuti, poi strizzate bene il fagotto, in modo che lo yogurt elimini quanto più liquido possibile. Dovrete restare con circa 550 g di prodotto. Unitelo alla panna, non montata e conservate in frigo fino al momento dell'uso.
Presentazione
Accompagnate le fragole con la crema, lo sciroppo che si è formato durante la cottura e qualche fogliolina di menta, tagliuzzata fine (io l'ho messa tutta nel condimento, mannaggia)
NOTE MIE
Resta comunque una ricetta interessante, per cui la dichiaro
venerdì 25 gennaio 2019
PEA, ZA'ATAR AND FETA FRITTERS
- Non so se sia un errore di stampa, ma da ricetta dovrebbero venire 8 crocchette. Ora, non so se lui le faccia giganti, ma a me ne sono venute una caterva, e non erano così piccole. Poco male, erano il nostro pranzo e le abbiamo mangiate con gusto, ma ne sono avanzate parecchie. Comunque sono ottime anche mangiate fredde.
- Lo za’atar è una miscela di spezie molto variabile. Io ho usato quello siriano che avevo ed è andata benissimo.
- La quantità di menta ammetto mi sembrava eccessiva… almeno per me, perché mi fa sempre un po’ effetto dentifricio. D’altronde però ci sta veramente bene e mescolata al resto non prevarica, quindi alla fine ne avrò messi poco meno dei 20 grammi indicati.
- A differenza del pollo della volta scorsa, stavolta Yotam ha dato l’opzione di una salsa da servire con le crocchette. E menomale dico io, perché la salsa ci stava veramente bene. Anche se mio marito ad esempio le ha preferite con il limone… Il mondo è bello perché è vario XD
- Quanto al gusto, le crocchette sono veramente eccellenti (approvate anche dal carnivoro di casa!). Mangiandole si sentono la dolcezza dei piselli, la freschezza della menta e del limone, la sapidità della feta e la sottile nota speziata dello za’atar. Una sinfonia di sapori che mi ha fatto ritrovare il “solito” Ottolenghi che, nonostante abbia giocato con un abbinamento super classico, ha creato una combinazione vincente.
martedì 22 gennaio 2019
BLUEBERRY, ALMOND AND LEMON CAKE
Anche questa torta ha una storia.
In sintesi, la particolarità di Caterina-Kate è che lei è una chef… ha lavorato con Gordon Ramsey ed è una perfezionista. Fa tutto divinamente. Mi sfida a duello. “Visto che non fai che dolci” (il suo piatto forte sono le carni!), “fammi un dolce e così ti controllo!”.
Preparo davanti ai suoi occhi questa ricetta di Ottolenghi. Ogni tanto, mi offre il consiglio dell’amica (e della chef). Sono approvato, anzi di più. Mi dice che dovrei fare un corso di pasticceria a Parigi.
Ci penso su!
3.Ricevo notizia, in questo momento, care signore, egregi signori, che l'autore nell'edizione americana si è dimenticato di aggiungere il lievito alla farina normale menzionata , tout court, cosa che invece ha rimediato in tutte le versioni on line. Meglio per lui. Perché lo stavamo uccidendo, per farci lavorare il triplo…
lunedì 21 gennaio 2019
HONEY & YOGURT SET CHEESECAKE
Vanno così alla grande i cheesecake in casa arabafelice che credo di averne provato in vita mia almeno qualche dozzina.
Amo che si possano realizzare in anticipo, il gusto leggermente acidulo regalato dal formaggio cremoso (si, perchè quello ci vuole se si intende rispettare la ricetta originale. Le versioni nostrane con ricotta e similari non sono cheesecake ma torte di formaggio. E' una cosa ben diversa;) e gli infiniti gusti che possono prendere semplicemente cambiando i topping o le salse di accompagnamento.
Nella diatriba senza fine se siano meglio quelle da forno o le altre senza cottura mi sento di propendere, anche se di poco, per quelle cotte, pur avendone sul blog una versione senza cottura che mi ha salvato diverse volte negli ultimi anni.
Certo la cottura in forno presenta alcune insidie: la temperatura innanzitutto, che basta sbagliarla di dieci gradi e ci si ritrova un dolce giallino e pieno di crepe o viceversa uno che non si cuoce mai!
O, se si opta per la versione col bagnomaria, bisogna prestare attenzione massima all'isolamento della teglia dall'acqua ...e parlo per esperienza diretta, dopo aver buttato anni fa un cheesecake annacquato.
E qui arriva Ottolenghi che infatti comincia l'introduzione alla ricetta proprio scrivendo no oven, no bain marie, no cracks.
Niente forno. Niente bagnomaria. Niente crepe.
Ci fidiamo? ;)
- Foderare una teglia a cerniera da 23 cm di diametro con carta forno e lasciare da parte.
- Mettere un panno da cucina pulito su un colino e sistemarlo su una ciotola. Versarvi lo yogurt quindi sollevare il panno in modo da strizzare lo yogurt in modo che perda quanto più liquido possibile. Dovrebbero rimanere circa 340 g di yogurt colato. Scartare il liquido.
- Mettere i biscotti in un sacchetto di plastica e ridurli in briciole fini usando un mattarello. Unirvi quindi il burro fuso ed un cucchiaio di timo quindi pressare il tutto alla base della tortiera preparata a formare uno strato omogeneo. Mettere in frigo.
-Mescolare quindi il formaggio cremoso, lo yogurt colato, lo zucchero a velo e la buccia di limone finchè il tutto sarà liscio e ben amalgamato. L'operazione può essere fatta in un robot da cucina o con delle fruste a mano.
- Fondere quindi il cioccolato bianco mettendolo in una ciotola posta su un'altra con dell'acqua in leggera ebollizione (fare attenzione che il fondo della ciotola non entri in contatto con l'acqua e soprattutto che nessuna goccia d'acqua venga a contatto col cioccolato stesso, pena un disastro) mecsolando per 2 o 3 minuti. Unire il cioccolato fuso a cucchiaiate nel composto di formaggio e yogurt.
- Versare quindi il tutto sulla base di biscotti preparata e mettere in frigo per almeno 2 ore o comunque finchè il tutto risulterà sodo.
- Al momento di servire scaldare il miele con il restante timo finchè sarà fluido, quindi versarlo sul cheesecake. Dividere in 8 fette e servire.
NOTE
- ricetta molto "simple" in cui in pratica l'unica perdita di tempo è far colare lo yogurt. Strizzarlo nel panno è un po' una rottura di scatole, detto tra noi. Otterrete lo stesso risultato lasciandolo colare per conto suo mentre preparate il resto. Il mio alla fine era circa 350 g ma ho usato solo i 340 g indicati.
- la consistenza finale è splendida! si tagliano delle fette perfette che però rimangono cremose e vellutate. Si sforma perfettamente, con un po' di attenzione. E' meno fragile di quel che sembri e può, come ogni cheesecake, essere preparata anche con due giorni di anticipo tenendo presente che la base si ammorbidirà un poco col passare del tempo.
- il tocco da maestro qui è il timo, che presente sia nella base che nel topping regala un aroma inusuale ma interessante ad un dolce altrimenti abbastanza neutro. Da non omettere in nessun caso, e va usato tassativamente quello fresco per il "fattore wow".
- i biscotti usati per la base sono gli Hobnobs della McVitie's, ovviamente quelli in versione semplice (non quelli ricoperti di cioccolato) che esistono anche gluten free. In Italia sono venduti con il nome di Avena Classic. Comunque sia qualunque biscotto all'avena andrà bene, come sottolineato dall'autore.
- semplicissima e rapida da fare, ottima e richiesta di bis da chi l'ha assaggiata. Sicuramente migliore di qualunque versione che preveda la gelatina come addensante. La ricetta è ovviamente
PROMOSSA
giovedì 17 gennaio 2019
SPICED APPLE CAKE
Sì, sfama 10 persone, ma a casa mia, l’abbiamo divorata in 4 (anche se, a ragion del vero, devo dire che una coppia di amici ha voluto un pezzo consistente per la colazione del giorno dopo…).
1 mela Granny Smith, sbucciata, senza torsolo e tagliata a spicchi larghi 1 cm e 1/2 (peso finale 125g)
-La prima cosa da dire è che non solo lo Starbooks è internazionale, ma anche le edizioni dei libri lo sono… Il mio esemplare è stato comprato a Londra.
Quello della cara Stefi Araba veniva dagli Stati Uniti. Risultato? Alcune piccole differenze. Ottolenghi spiega ai lettori americani che è necessaria una tortiera a bordi alti. Ma solo a loro. Perché agli europei non lo scrive.
Le mele, sempre per i lettori USA, sono solo Granny Smith. Le varietà inglesi sono talmente tante e buone che Ottolenghi aggiunge anche le Bramley (come trascritto da me).
Per gli americani, la farina è normale e con lievito. Per noi europei, è autolievitante: punto e basta. Dimenticavo un dettaglio: per il mix di spezie, che solo per gli americani, Ottolenghi specifica che dev’essere “di mele”, ho messo in un mini-mortaio dello zenzero in polvere, del cardamomo, della cannella (immancabile con le mele) e della noce moscata grattugiata, e dopo aver ridotto il tutto velocemente in poltiglia, ne ho preso un cucchiaio, come dice la ricetta.
mercoledì 16 gennaio 2019
BRIDGET JONES'S PAN-FRIED SALMON
Di tutte le valide ragioni a cui appellarsi nella scelta di una ricetta, oggi forse ho trovato la più improbabile.
Di solito piace l'idea della pietanza, o almeno l'ingrediente principale, o si è attirati da una bella foto.
Eh no, signori.
Qui la ragione è solo Patrick Dempsey.
Per chi non lo conoscesse, è il belloccio dottore di tante serie di Grey's Anatomy, guardata avidamente dalla sottoscritta che ancora non si è fatta una ragione che il suddetto sia stato fatto morire senza pietà.
Dunque, racconta Ottolenghi che nel film Bridget Jones' Baby Patrick Dempsey dice alla protagonista che in un immaginario secondo appuntamento le porterebbe esattamente questo piatto.
From Ottolenghi: delicious and healthy!
Una sorpresa all'epoca per Ottolenghi ed il suo staff, che non sapevano della menzione, e soprattutto visto che il piatto in menù non esisteva proprio.
Dopo anni, ecco che la lacuna viene colmata.
E quindi: dato che mi piace il salmone.
Mi piace Ottolenghi.
E mi piace pure Patrick Dempsey.
Non ho tutte le motivazioni per averlo voluto realizzare? :D
- Coprire l'uvetta di Corinto con acqua bollente e lasciarla riposare per 20 minuti mentre viene preparato il salmone ed il suo accompagnamento.
- Ungere il salmone con un cucchiaio di olio e condirlo con la punta di un cucchiaino di sale ed una bella macinata di pepe. Lasciare da parte.
- Mettere 75 ml di olio in una casseruola su fuoco vivace. Aggiungere sedano e pinoli e cuocere per 4-5 minuti mescolando sempre finchè in pinoli cominciano a colorire, facendo attenzione che non brucino. Togliere dal fuoco ed aggiungere i capperi, la loro acqua di conservazione, le olive, lo zafferano con la sua acqua ed una presa di sale. Scolare l'uvetta di Corinto ed aggiungere anch'essa, insieme al prezzemolo, la buccia di limone ed il succo. Lasciare da parte.
-Versare il restante cucchiaio di olio in una padella su fuoco medio/alto. Quando ben calda adagiarci il salmone, dalla parte della pelle, e cuocere per circa 3 minuti finchè la pelle sarà croccante.
Abbassare il fuoco e cuocere i filetti anche dall'altro lato per 2-4 minuti, a seconda della preferenza personale sulla cottura. Togliere dal fuoco.
-Impiattare i filetti di salmone e versarvi l'accompagnamento a cucchiaiate. Decorare con foglie di sedano.
NOTE
- come dice Ottolenghi stesso, è anche di una semplicità disarmante. Ingredienti semplici, presenti direi in ogni cucina (ad Ottolenghi viene spesso rimproverato di usarne troppi, e di introvabili) che assemblati nel modo giusto rendono un semplice filetto di salmone davvero speciale.
- se l'abbinamento uvetta/pinoli nella salsa di accompagnamento può risultare certamente già visto, non visto è invece il resto degli ingredienti ad essi aggiunti: giuro che mi sembrava un po' un'accozzaglia, ed invece sono dovuta star zitta appena assaggiato il tutto. Il sedano diventa buonissimo fritto! Perde anche parte di quell'aroma prepotente che non amo particolarmente. Diventa un tutt'uno con il resto. Imperdibile.
- velocissima da realizzare, consente di avere davanti una cena da re in nemmeno mezz'ora e la maggior parte del tempo se ne va semplicemente per marinare l'uvetta di Corinto.
- graditissimo da tutti coloro che l'hanno assaggiato, compreso l'augusto consorte che ha chiesto il bis, nonostante l'uvetta per cui non vada pazzo nei piatti salati, ed il giorno dopo ne ha voluto un avanzo per il pranzo in ufficio. Insomma da rifare sicuramente, quindi la ricetta è
martedì 15 gennaio 2019
SEEDED CHICKEN SCHNITZEL
- La ricetta potrebbe sembrare niente di che. In fondo si tratta di un umile petto di pollo panato. Ma la panatura è davvero particolare e lo rende speciale. La cosa che mi è piaciuta tantissimo è che resta bella asciutta e super croccante.
- A mio gusto il sale indicato in ricetta è poco. Io ho dovuto aggiungerne un pizzico sopra, ma magari è solo questione di gusto.
- La miscela di panko, semi e spezie è ben equilibrata e nessuna spezia prevarica sulle altre. A qualcuno forse potrebbe non piacere il coriandolo tritato grossolanamente. Io trovo che la nota leggermente agrumata sia molto piacevole… ma è anche vero che a me il coriandolo in semi piace.
- Personalmente avrei gradito una salsina di accompagnamento, magari a base di yogurt. Me la sarei aspettata da Ottolenghi e mi è sembrata strana la scelta di accompagnare il pollo solo con del limone. Ho capito che voleva mantenersi sul “simple”, ma non sarà stato troppo? :D
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