venerdì 30 novembre 2018

SCANDIKITCHEN CHRISTMAS: TIRIAMO LE SOMME?




C'erano una volta i libri di cucina che avevano qualcosa da dire
Erano quelli che ci introducevano a mondi nuovi, non necessariamente antichi-e lo facevano in modo onesto e credibile: le foto corrispondevano ai testi, le ricette avevano nomi confortanti e l'insieme era quello di una novità mai astrusa e sempre intrigante: tanto che bastava sfogliarli, ed ecco che le immagini degli scaffali piegati, dei volumi ancora incellofanati, delle proporzioni fra ricette da provare e tempo da vivere svanivano in un soffio, di fronte all'interesse suscitato dai loro contenuti. E tutto finiva inevitabilmente nel carrello della spesa, reale o virtuale che fosse, a dispetto dei giuramenti col sangue fatti prima di entrare nella libreria, reale o virtuale che fosse.

Sono questi i libri che mancano oggi nel mercato editoriale, soffocato dalle prove sempre più stanche dei soliti noti e da una ripetitività stucchevole ed irritante dei soliti ignoti. Se fosse ancora vivo mio nonno, citerebbe uno dei suoi proverbi preferiti, quello del rimestare l'acqua nel trogolo, da tanto tutto è desolatamente uguale a se stesso. Per non parlare dell'incommensurabile fastidio che si prova di fronte all'arroganza di chi pensa di prendere in giro il consumatore, infilando il pizzico di questo o di quello nella solita ricetta e spacciandolo come l'ultima rivoluzione in materia di cibo. E ringraziate che è Natale e che ho una letterina lunghissima da spedire se sorvolo sullo sconsolante appiattimento delle foto, sulla mancanza di un concetto di food styling e- orrore degli orrori- sulla convinzione che la scrittura di cibo passi solo attraverso frasi così fatte e così insulse che, al confronto, il sentore di marasche nel vino è l'avanguardia letteraria del Terzo millennio. 

Con Bronte Aurell, per fortuna, tutto è diverso- o meglio: tutto è meravigliosamente uguale a quei bei tempi, in cui acquistare libri di cucina era una gioia, seconda solo alla soddisfazione di provarne le ricette. Lo avevamo già visto con Fika&Hygge, ne abbiamo avuto la conferma con Scandikitchen Christmas: un libro ben fatto, in cui l'anima del food blogger si fonde con quella del food writer in un'opera che fa coincidere forma e sostanza, agganciando i lettori con l'attrattiva di un prodotto ben confezionato e fidelizzandoli poi con la garanzia di un contenuto affidabile. 
Certo, gli storici avrebbero preferito qualche nota in più di folklore, i tecnici qualche spiegazione in più sui procedimenti, i fotografi qualche props in meno, i critici qualche bocciatura in più, a conferma di quanto ci si sia dimenticati del DNA dei libri di cucina propriamente detti (perchè evidentemente non ce ne sono più) e dell'integrità di questa squadra che ancora mette in discussione se stessa, prima di tutto il resto.
Ma, evidentemente, non si trova più nemmeno quella.
Come da tradizione, lo Starbook chiude i battenti a Dicembre per riaprirli a Gennaio. Gli auguri ce li faremo a tempo debito, ovviamente, mentre l'appuntamento per il 2019 ve lo diamo sin da ora, nella speranza di trovarvi interessati, appassionati e fedeli, come al solito.
Ci rivediamo l'anno prossimo!