venerdì 29 ottobre 2021

WEEKLY PROVISIONS: TIRIAMO LE SOMME?

 

 


E' da così tanto tempo che un libro allo Starbooks non viene pesantemente bocciato che non ricordo più come si faccia a criticarlo: la tentazione è quella di prenderlo e gettarlo nella spazzatura, ovviamente nel bidone della carta, in ossequio ai principi di sostenibilità che sono la fonte ispiratrice di queste pagine. Se sono qui a ravanare nella memoria per restituirvi la parvenza di una recensione, dunque, è solo per rispetto ai lettori, alla squadra e al progetto che, ricordiamo, nasce anche per questo: mettervi in guardia dalle copertine ammiccanti, dalle operazioni di marketing e dagli endorsement dei nostri paladini (ahinoi, Nigella...) per evitare acquisti incauti. E' uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo, insomma - e quindi, facciamolo. 

L'ispirazione, dicevamo, ci è piaciuta. Eravamo in cerca di un libro che affrontasse il tema della sostenibilità in cucina in modo contemporaneo e allegro e ci sembrava che questo rispondesse ai requisiti. Non più solo avanzi, non più solo riciclo, ma una visione più ampia e più in linea con la nuova sensibilità ecologica, che tenesse conto anche di altre energie e di altre fonti di spreco, dal calore all'acqua. Preparare in anticipo una base da utilizzare poi per due o tre portate diverse (risparmiando così il gas o l'energia elettrica per la cottura e l'acqua e il detersivo per i piatti) o comprare pezzi interi per creare da zero ricette diverse, senza dover per forza riciclare gli avanzi ci sembrava un approccio perfettamente adeguato alla nostra idea di cucina - che non è un luogo di espiazione, ma uno di creatività e di divertimento consapevoli. 

Purtroppo, niente, ma proprio niente, ha corrisposto alle premesse. 

Da un punto di vista concettuale, ci aspettavamo idee un po' meno banali del "fai la bechamel in dose doppia e usane un po' per un gratin di verdure e un altro po' per la pasta al forno". Onestamente, è una pratica che è nata prima di noi, e prima delle nostre madri e delle nostre nonne e forse anche prima dell'invenzione della Bechamel, ecco. La perplessità si trasforma in imbarazzo quando l'invenzione produce uova strapazzate su un toast o tacos senza capo né coda (e probabilmente anche senza l'ingrediente principale, visto che anche la valutazione delle dosi è risultata alquanto strampalata - ma ci arriviamo fra poco). A farla breve, queste non sono ricette che uno si aspetta di vedere in un libro (e che forse non porta nemmeno in tavola, in tutta onestà - e scusate se in questo momento sto pensando alla faccia di mio marito se, per cena, gli presentassi un tacos striminzito, anche se fosse ripieno di Beluga, intendo dire): questi sono i trucchi di sempre, imparati nell'avventurosa impresa del far da mangiare tutti i giorni, con un occhio al tempo, uno al portafoglio, uno al frigo, uno ai gusti dei familiari, uno adesso anche al pianeta - e sì, ci sono un po' troppi occhi, ma se siete del club dei due/tre pasti al giorno, tutti i giorni, avete già capito che cosa intendessi dire. 

Ma l'altra imperdonabile delusione è quella incassata nella pratica, una volta che queste ricette banali e scontate sono state eseguite seguendo alla lettera le indicazioni dell'autrice. I volatili sono stati maltrattati: nessuno dubita che siano stati felici in vita, ma il trattamento che è stato loro riservato post mortem non avrebbe sfigurato nei Martirologi dei primi secoli della Chiesa, quelli in cui i Santi non morivano mai, che li si lessasse, li si arrostisse, li si carbonizzasse: abbiamo visto polli sventrati, poi lessati, poi lambiti dalle fiamme dell'inferno, anatre messe sui carboni ardenti, prosciutti trafitti da spiedi, in un susseguirsi di immagini che, più che un libro di ricette, ci ricordavano le raffigurazioni dei giudizi universali - sezione dannati. 

Il resto, non è andato granché bene: si è salvato il dolce (vivaddio) in una ecatombe di salvataggi all'ultimo minuto, giusto in nome del nostro concetto di sostenibilità in cucina - che magari non sarà così nobile come quello dell'autrice, ma grazie al quale abbiamo evitato che tre quarti delle ricette provate finissero nel bidone della spazzatura. 

Ci sarebbero altre cose da dire, molte delle quali sono state espresse nei post precedenti: ma il bidone della spazzatura è - significativamente - l'immagine con cui si apre e con cui si chiude questo Tiriamo le Somme che ha un andamento circolare, mettiamola così, ma sempre lì finisce: sperando che il riciclo sortisca frutti migliori di quelli che sono toccati a noi. 

Ci vediamo a Novembre, con un nuovo Starbook! 


8 commenti:

  1. Perfetta come sempre! E dopo i volatili maltrattati, pensiamo anche ai poveri alberi sacrificati per pubblicare questo che davvero è uno dei libri più strampalati, senza capo né coda, mai visti allo Starbooks.
    Peccato, poteva essere un vero gioiellino.
    Grazie Ale :D

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    1. Peccato per davvero. Voltiamo pagina, dai- sempre per restare in tema di carta😀

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  2. Cara Ale, il pensiero che mi ha folgorato ultimamente, leggendo le disamine dei colleghi Starbooker, è che l'Autrice in realtà non sappia cucinare. Di sicuro ha un palato estremamente grezzo e non in grado di discernere aromi, consistenze e sapori; solo così si giustificano uova strapazzate cotte a fuoco basso per 5-8 minuti se si desidera una consistenza medio-morbida (sic!), o a fuoco medio-alto per 5-6 minuti se le si desiderano più sode (a-ri-sic, e mi domando quanto le avrebbe fatte cuocere se la consistenza ambita fosse stata quella del cartone ondulato). Solo così si giustificano 3 ore di cottura per un'anatra che, in tutti i libri di cucina classica, richiede solo 45 minuti. Solo così si giustifica un pollo prima lessato, quindi passato in forno fino a diventare stopposo, e infine annegato in un gravy preparato con il brodo di lessatura (quando bastava cuocere il pollo in forno e deglassare la teglia), nel tentativo di restituirgli morbidezza e sapore eliminati dai (mal)trattamenti precedenti.

    Più ci penso e più ne sono convinta: Kim Duke ha un pessimo palato, a causa del quale non è in grado di cucinare pietanze che siano appena passabili.
    Peccato che nessuno glielo abbia mai detto, e anzi Nigella Lawson l'abbia pure magnificata. Dal basso della mia insignificanza consiglio a Nigella, per il futuro, di leggere attentamente i libri a cui dà il placet: sono certa che noi non siamo gli unici ad essersi resi conto che questo libro è un fiasco totale.

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  3. Leggendo il titolo mi ero esaltata, e lo avrei probabilmente comprato. Leggendo i vostri racconti, ero senza parole. Grazie dello "sporco lavoro" e delle recensioni sincere (e ironiche)

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    1. E sono questi commenti che ci cambiano le giornate e ci risollevano il morale: grazie!!

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  4. Cosa dire se non Amen?!
    ... anche per salvare l'anima dei volatili martirizzati!
    Grazie Starbooks!!!

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  5. Adoro da sempre Starbooks per i libri stratosferici che suggerisce e che hanno provocato, ahimé, il crollo di parte della mia libreria (ho dovuto adattarmi ad un odiatissimo kindle, ma tant'è). Ma ancora di più lo adoro quando mi evita un acquisto affrettato e deludente. Come stangate voi, nessuno. Braverrimi!

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