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martedì 29 gennaio 2019

GIGLI WITH CHICKPEAS AND ZA'ATAR

Pare che l'ispirazione per questa pasta sia arrivata ad Ottolenghi durante un viaggio in Puglia.
Pare che sia rimasto fulminato dall'uso dei legumi con i nostri carboidrati più importanti (i nostri nonni la sapevan lunga), e che sulla scia di questo innamoramento abbia deciso di metterci del suo, per avere l'impressione di sentirsi a casa. Così via con una pioggia di Za'atar.
Come Ottolenghi, anche io amo i legumi nella pasta. Anzi, direi che in casa nostra è un rito settimanale aggiungere lenticchie, ceci, fagioli almeno una volta con pasta o riso.
Fa tanto bracciante di mezzadria ma noi ci sentiamo un po' così.
Non c'è da aggiungere molto, se non del buon olio extravergine e da oggi, una spolverata di Za'atar.
Che per l'occasione mi sono fatta in casa.
Lo Za'atar è un misto di erbe aromatiche e spezie tipico dei paesi dalla Turchia al Medioriente. La mia fortuna è stata di avere tutti gli ingredienti giusti in un colpo solo: sumac, cumino, origano e sesamo in eguali proporzioni.
L'origano può essere sostituito dal timo essiccato e potete aggiungere sale se volete.
Io ho tostato il cumino e l'ho pestato con un mortaio. Tostato il sesamo e sbriciolato l'origano e via. Mischiato tutto insieme. Non sarà come quello originale, ma devo dire che mi è piaciuto molto.
Anzi, il cumino stranamente, non mi ha neanche dato troppo fastidio.
Adesso ho il mio barattolino di Za'atar, e chi mi ferma più!

Ingredienti 
45 ml di olio d'oliva più extra per servire
1/2 cipolla finemente tritata (100 g)
2 spicchi d'aglio schiacciati
2 cucchiaini di cumino macinato
10 g di foglie di timo finemente tritate
25 g di filetti (c.ca 7) di acciughe sott'olio, scolate e finemente tritate
la scorza di 1 limone pelata finemente ed il suo succo per ottenerne 2 cucchiai
2 confezioni da 400 g di ceci in scatola, scolati (c.ca 480 g)
1 cucchiaio di brown sugar
400 ml di brodo di pollo
200 g di Gigli (o orecchiette o conchiglie)
50 g di spinaci novelli in foglie
15 g di prezzemolo tritato grossolanamente
1 cucchiaino e mezzo di za'atar
Sale e pepe nero.
  1. Versate l'olio in una larga padella saltapasta su fiamma vivace. Aggiungete la cipolla, l'aglio, il cumino, il timo, le acciughe e la scorza del limone, 1/2 cucchiaino di sale ed un buona macina di pepe. Soffriggete per 3-4 minuti, mescolando spesso fino a che non siano morbidi e dorati. Riducete la temperatura a fiamma media, quindi aggiungete i ceci ed il brown sugar e saltate per 8 minuti, mescolando via via fino a che i ceci non avranno un aspetto dorato e croccante. Aggiungete il brodo di pollo ed il succo di limone e fate sobbollire per 6 minuti, fino a che la salsa non si sia ridotta leggermente. Togliete dalla fiamma e tenete da parte. Potete preparare il condimento in anticipo e scaldarlo prima di servire. 
  2. Fate bollire una casseruola piena d'acqua salata. Aggiungete la pasta e cuocete per 8 minuti, o secondo le indicazioni della confezione, al dente. Scolate e tenete da parte. 
  3. Aggiungete gli spinacini ed il prezzemolo nella salsa di ceci: il calore della salsa dovrebbe cuocere gli spinaci ma se ciò non accadesse, accendete la fiamma dolce. Versate la pasta nella padella e mescolate per condire. Dividete la pasta in quattro ciotole e spolveratele con lo za'atar. Finite con un goccio d'olio e servite. 
NOTE PERSONALI

  • La salsa che si forma con acciughe, cipolle e ceci è deliziosa. La preparazione di estrema facilità ed il tutto si più fare in 20 minuti giusti. 
  • Non ho voluto far passire troppo gli spinaci novelli per avere una lieve sensazione di croccantezza ma effettivamente si cuociono col semplice calore dell'insieme. 
  • Personalmente avrei forse frullato una cucchiaiata di ceci con un po' di acqua di cottura per creare maggiore cremosità anche se la salsa che si forma condisce alla perfezione l'insieme. 
  • Lo Za'atar dà quella spinta aromatica che completa degnamente questo piatto semplice. Il limone conferisce freschezza e giusta acidità. Il mio principale giudice, sempre molto attento e critico, se l'è spazzolata senza proferire verbo e mi ha confermato che è da rifare sicuramente. 
PROMOSSA IN PIENO 


giovedì 24 gennaio 2019

NUTELLA, SESAME AND HAZELNUTS ROLLS


Sulla scelta di questa ricetta da Simple di Ottolenghi. non ho esitato nemmeno un secondo: vista e aggiudicata! 
Amo la Nutella, che cerco di non comprare spesso perché, se so di averla in casa, me la mangio a cucchiaiate sul divano, quasi ogni sera, fino alla fine del barattolo...

Ottolenghi spiega che, questi Rolls, sono una via di mezzo tra un cake e un biscotto: spiegazione perfetta!
Al morso sentirete, prima il croccante dell'esterno, poi il morbido del ripieno insieme al croccante delle nocciole e del sesamo. La scorza d'arancia è in perfetta armonia con gli altri ingredienti.

Si capisce che mi sono innamorata di questi dolcetti??? :)
Non vi resta che provarli!!!

NUTELLA, SESAME AND HAZELNUTS ROLLS
da "Simple"di Yotam Ottolenghi

Ingredienti per 10 pezzi

150 g di farina forte per pane, più quella per il piano di lavoro
¾ di cucchiaino da tè di lievito secco
1 cucchiaino e ½ di zucchero semolato
3 cucchiai di olio d'oliva (extravergine delicato, per me), più quello per spennellare
¼ di cucchiaino da tè di sale
65 ml di acqua tiepida
40 g di nocciole, sbianchite, tostate e tritate grossolanamente
20 g di semi di sesamo, leggermente tostati
150 g di Nutella, ammorbidita (nel microonde o sul fuoco, fino a renderla facilmente spalmabile)
1 piccola arancia (non trattata): grattugiare la scorza finemente, fino ad ottenerne 1 cucchiaino da tè
2 cucchiaini da tè di zucchero a velo

In una ciotola capiente, mettere farina, lievito, zucchero, 2 cucchiai d'olio,  il sale e mescolare. Versare l'acqua delicatamente e lavorare, con l'aiuto di una spatola, fino quando l'impasto starà insieme. Trasferire su una superficie di lavoro leggermente oliata e, con le mani leggermente oliate, impastare per 3 minuti, fino a quando il composto non sarà morbido ed elastico. Potrebbe essere necessario aggiungere altro olio, se l'impasto dovesse iniziare ad attaccarsi al piano di lavoro e alle mani. Trasferire in una ciotola leggermente oliata e coprire con un panno pulito, umido. Lasciar lievitare al caldo per 40 minuti, fino al raddoppio.

Preriscaldare il forno a 220°C ventilato.

Unire le nocciole e il sesamo in una piccola ciotola, tenendone da parte un cucchiaio.

Stendere l'impasto lievitato sul piano di lavoro leggermente infarinato, in un rettangolo di 40x30 cm, in modo che il lato più lungo sia verso di voi. Spalmare la Nutella con l'aiuto di una spatola, lasciando gli ultimi 2 cm del bordo superiore liberi. Cospargere la scorza d'arancia uniformemente sopra la Nutella, poi fare lo stesso con il mix di nocciole e sesamo. Sempre tenendo il lato lungo verso di voi, arrotolare l'impasto formando un lungo rotolo. Spennellare con il cucchiaio d'olio rimanente, e cospargere con il mix di nocciole e sesamo tenuti da parte in precedenza, pressando leggermente, in modo da farli attaccare alla superficie. Spuntare le estremità e tagliare in rotolo in 10 segmenti, ognuno lungo 3 cm. Traferire su un placca da forno, rivestita con carta forno, con la parte di chiusura del rotolo sotto.

Infornare e cuocere per 8 minuti circa, fino a doratura della superficie. Spolverizzare con zucchero a velo, lasciar raffreddare leggermente e servire.



NOTE PERSONALI

- anche in questa seconda ricetta che ho provato, il "Simple" del titolo dell'ultimo libro di Ottolenghi,  viene confermato sul campo: grazie, Yotam :)

- non ho avuto difficoltà nella lavorazione dell'impasto forse perché ho utilizzato un tappetino in silicone come piano di lavoro, che ho oliato leggermente così come le mie mani (come da istruzioni)

- ho ottenuto 12 rolls, invece dei 10 previsti. Il lato lungo è di 40 cm. Dopo aver formato il rotolo, ho tagliato le estremità (che ho poi cotto insieme al resto). Un paio di cm circa per ogni estremità, sono stati sufficienti. Il rotolo rimasto misurava 36 cm circa, quindi tornano i conti: 36: 3 = 12 ;)

- non è prevista una seconda lievitazione dopo la formatura dei pezzi e sinceramente non ne ho sentito la mancanza. Però mi piacerebbe provare per vedere le differenze

- temevo la cottura a 220°C con forno ventilato, tanto che ho controllato a vista i dolcetti, ma i tempi sono stati precisi quasi al secondo!!!

- ho fatto qualche prova per testare la durata delle caratteristiche di questa preparazione. Ho preparato i rolls la mattina e ho mangiato il primo dolcetto tiepido: spaziale!!! In serata ne ho mangiato un altro ed era ancora perfetto: croccante fuori e morbido dentro. La mattina dopo era ancora delizioso, aveva perso solo un po' di croccantezza. Ho congelato anche un paio di rolls per vedere la resa dopo lo scongelamento, ma non li ho ancora scongelati. Vi terrò aggiornati in merito

La ricetta è caldamente consigliata ed è:


PROMOSSA CON APPLAUSI!!!

mercoledì 23 gennaio 2019

AVOCADO BUTTER ON TOAST WITH TOMATO SALSA

Praticamente sono Avocado free.
Non lo conosco, non lo frequento, insomma fra la moltitudine di ingredienti disponibili al mondo, forse è quello da me più brutalmente trascurato.
Se non che mia figlia, distaccata in terra irlandese, continua a mandarmi immagini di intrugli a base di Avocado, l'ultimo dei quali una poltiglia speziata con tocchi di cipolla cruda che non avrebbe neanche degnato di uno sguardo se gliel'avessi propinata io con tutto il mio amore.
E' assolutamente impazzita.
Mi linka video con la Guacamole song.
Alla domanda"cosa mangi stasera", mi risponde con l'immagine di un avocado spolpato al cucchiaio.
Così ho deciso di allenarmi.
Mi preparo al suo ritorno, con una ricetta che sicuramente la lascerà senza parole e magari mi metterà in nuova luce nella sua considerazione :D

Ingredienti per 2 (porzioni generose) o uno snack per 4 

2-3 avocado belli maturi a temperatura ambiente privati accuratamente della polpa in modo da ottenere 250 g complessivi
60 g di burro non salato ammorbidito e tagliato a dadini di 2 cm di lato
La scorza finemente grattugiata di 3 lime in modo da ottenere 1 cucchiaio e mezzo di zeste ed un cucchiaio e mezzo di succo
10 g di foglie di dragoncello tritate grossolanamente
10 g di aneto tritato grossolanamente
200 g di pomodorini ciliegino (io Pachino) ridotti in quarti
2 cucchiaini di capperi finemente tritati
2 cucchiai di olio extravergine + più un poco per servire
4 fette di pane a lievitazione naturale (c.ca 300 g)
1 piccolo spicchio d'aglio, pelato e tagliato a metà
1/2 cucchiaino di semi di cumino tostati
sale e pepe nero qb
  1. Mettete la polpa di avocado ed il burro in un mixer con lama o in un blender con la metà della zeste di lime, metà del succo del lime e mezzo cucchiaino di sale. Frullate fino ad ottenere un composto cremoso, ripulendo il bordi della ciotola un paio di volte se necessario. Trasferite il contenuto in una ciotola insieme ai due terzi delle erbe. Incorporate con cura e mettete in frigo per 10 minuti. 
  2. Per preparare la salsa, mescolate i pomodori, capperi, il rimanente succo e zeste di lime, l'olio ed una bella macinate di pepe. Tenete da parte fino al momento di servire. 
  3. Grigliate o tostate il pane quindi strofinate un lato di ogni fetta con lo spicchio d'aglio. Lasciate intiepidire il pane per un attimo quindi spalmate ogni fetta con il burro di avocado e rifinite con la salsa di pomodorini e le erbe rimanenti. Completate con un giro di pepe ed un goccio d'olio e servite. 
NOTE PERSONALI
  • Il titolo di questo libro è Simple. Mi pregio di avere scelto la ricetta più semplice del "bigoncio". Complice la totale mancanza di tempo ed energie, ho scoperto il burro di avocado e credo di essere incappata in un delirio di golosità. Ingredienti facilmente reperibili, tecnica basica, risultato di grande conforto. L'unica attenzione da porre è sulla temperatura degli ingredienti principali, burro e avocado. Ma è molto semplice, basta lasciarli fuori la notte prima e preparare tutto nella mattinata. Come scrive anche Yotam, si può preparare il burro e la salsa in anticipo, e conservarli in frigo fino al momento di servire. Il mio consiglio è comunque tirare fuori il burro di avocado una mezz'ora prima di servire. 
  • Se la temperatura del burro e dell'avocado sono giuste, i due elementi si fonderanno perfettamente dando origine ad una crema soffice e deliziosamente spalmabile, dal profumo che ricorda i tropici. Il pomodoro con la sua freschezza e acidità, pulisce il palato e diventa il complemento perfetto per questo incredibile burro. 
  • Le erbe aromatiche sono la nota elegante che firma la ricetta con il nome Ottolenghi. Provatelo, è da perdizione (le due fette le ho spazzolate io, seguendo il consiglio della "porzione generosa". 
PROMOSSA CON LODE

venerdì 18 gennaio 2019

SPINACH AND GORGONZOLA STUFFED JACKET POTATOES


Tra i miei cibi preferiti rientrano sicuramente le patate, anche semplicemente lessate e condite con un filo d'olio extravergine d'oliva, sale e prezzemolo tritato. Mio papà cuoce spesso le patate (che coltiva in montagna) intere con la buccia, dentro un tegame apposito, di coccio, che mette dentro la stufa a legna. Dopo averle divise a metà metto un po' di burro (o panna acida) e sale: sono meravigliose!!! Quando sono andata in montagna durante le vacanze di Natale, gli ho preparato questa ricetta, sicura che l'avrei fatto felice...

La ricetta è naturalmente gluten free ed è adatta ai vegetariani ;)

SPINACH AND GORGONZOLA JACKET POTATOES
da "Simple" di Yotam Ottolenghi 
Ingredienti per 2 persone  (come portata principale) o per 4 (come contorno)

2 patate grandi, adatte alla cottura in forno (700g)
25g di burro
3 cucchiai di doppia panna (per me panna fresca normale)
60g di Gorgonzola (piccante)
200g di spinacini
20 g di gherigli di noci, leggermente tostati, divisi a metà e tagliati in pezzi di circa 1 cm (facoltativo)
sale e pepe nero

Preriscaldare il forno a 220°C, ventilato.

Bucherellare le patate con i rebbi di una forchetta più volte, poi metterle su una teglia da forno, rivestita con carta forno. Cuocere per un'ora, o fino a quando polpa non sarà ben morbida.
Sfornare e tagliare a metà nel senso della lunghezza. Svuotare le patate con l'aiuto di un cucchiaio e mettere la polpa in una ciotola media, tenendo da parte la buccia sulla teglia. Schiacciare grossolanamente la polpa con 20g di burro, la panna, il Gorgonzola, mezzo cucchiaino di sale e una generosa macinata di pepe. Tenere da parte.

Strofinare, con i rimanenti 5g di burro, le cavità delle patate. cospargere con un generoso pizzico di sale e mettere di nuovo in forno per 8 minuti, per rendere la buccia croccante. Sfornare e tenere da parte.

Cuocere gli spinacini in una casseruola media, su fuoco alto, riempita per metà con acqua salata. Al bollore, scottare gli spinacini per 10-15 secondi, solo per ammorbidirli. Scolarli ed eliminare più acqua possibile, poi aggiungerli al mix con la polpa di patate, mescolando.Versare nei gusci di patate, aiutandovi con un cucchiaio e creando una montagnetta. Infornare e cuocere per 15 minuti, fino a quando la superficie non sarà croccante e dorata. Sfornare, cospargere con le noci, se le usate, e servire.

Ottolenghi scrive che, invece del Gorgonzola, si possono usare anche altri formaggi, in base al gusto personale. Avevo già provato in precedenza l'abbinamento tra spinaci e Gorgonzola: si sposano meravigliosamente!!!

NOTE PERSONALI

 - la ricetta è veramente "Simple"e veloce da preparare, se si esclude il tempo di cottura delle patate, che devono essere di ottima qualità. Le mie erano patate di montagne belle sode, e le avrei potute cuocere qualche minuto in più...

- il Gorgonzola da usare in questa ricetta non è quello dolce e cremoso, ma il vero Gorgonzola, quello che trovate in commercio con la dicitura "piccante" o "naturale"

- la ricetta prevede la doppia panna (con percentuale di grassi a partire dal 42-45%), se non la trovate, potete sostituirla tranquillamente con la panna fresca normale

- io mi sono mangiata anche la buccia croccante delle patate, mi piace tantissimo :)

Queste patate farcite torneranno sicuramente sulla mia tavola, sono deliziose ed equilibrate nel gusto. La nota croccante delle noci (che è opzionale, ma che vi consiglio di non tralasciare) è il tocco finale che rende questo piatto una vera gioia per il palato :)

La ricetta è:


PROMOSSA!!!

martedì 31 gennaio 2017

DIANA HENRY- SIMPLE: TIRIAMO LE SOMME?



E' con grande piacere che annunciamo ufficialmente che Guido Tommasi, dopo averne acquistato i diritti, ha pubblicato proprio in questi giorni la traduzione italiana dello Starbook di questo mese. Ce lo aveva gia' preannunciato la stessa Henry, nei primi giorni di gennaio, condividendo con noi la sua soddisfazione: d'altronde, non abbiamo mai fatto mistero del nostro amore per questa food writer e sapere che finalmente verra' tradotta anche in Italia, con conseguente diffusione del suo verbo culinario, non puo' che farci felici. 
Esattamente come ci ha reso felici lavorare su Simple che, pur essendo forse il libro della Henry in cui la bravura dell'autrice si declina nei toni meno scenografici di una cucina di tutti i giorni, si e' rivelato una scoperta continua di idee veloci, capaci di rendere memorabile anche una triste cena del lunedi. 

Come scrivevo nell'introduzione, il mercato inglese non e' nuovo a queste operazioni: il numero dei food writers che hanno tenuto una colonna su quotidiani a larga diffusione, pubblicando ogni giorno una ricetta, e' pressoche' infinito. L'esigenza e' reale e nasce dalla storica disaffezione del popolo britannico per la cucina, intesa anche nella sua accezione piu' ampia, come momento centrale della vita familiare, con ripercussioni ormai accertate sul tessuto sociale: la maggior parte dei programmi di recupero del disagio giovanile comprende anche una educazione al cibo che ha proprio nel cucinare e nel servire a tavola pasti non precotti il suo punto di forza.

Tuttavia, a dispetto della frequenza dell'operazione e delle motivazioni non necessariamente legate all'ambito gastronomico, le firme che siglano questi articoli sono, da sempre, di altissimo livello: da Delia Smith a Nigel Slater, il testimone e' passato negli anni a Tom Parker Bowles, Hugh Fearnley- Whittingstall, fino a Yotam Ottolenghi e a Diana Henry, appunto, che si e' affermata come la vera interprete di una cucina che non ha paura di "volare basso" ma che, anche per quello, e' capace ugualmente di sorprendere e stupire. 

Come ci dicevano da giovani, quando toccavamo per la prima volta volanti e pedali dei freni, guidare non e' "correre". E' saper manovrare, saper affrontare le curve, "sentire" le marce, accompagnare la nostra macchina ora con garbo, ora con grinta, senza che si avvertano salite, discese, rettilinei. E' sapere accontentarsi di una prima, quando e' il caso, lasciando intuire a chi ci sta di fianco che quando sara' il momento buono sapremo usare anche tutto il resto- e alla stragrande. 
Ecco: la Henry, in questo libro, e' proprio cosi'. Una guidatrice provetta, che affronta le salite della sfida piu' difficile della cucina, che e' quella quotidiana. Non e' la primadonna a cui si chiede un monologo, non e' la soprano che intona la sua aria preferita. E' colei a cui si chiede, molto meno semplicemente, di far quadrare il cerchio del "cosa metto in tavola?" tenendo conto delle esigenze e delle insidie della vita reale. Che sono il tempo che manca, ma a volte anche la voglia. Il budget da far quadrare, che ha nella gesione di frigo e dispensa uno dei punti chiave del bilancio domestico. I gusti dei familiari, la loro salute, il desiderio di poter trovare sulla tavola quella consolazione che e' mancata loro durante la giornata. 

Questo e' quello che fa la Henry in Simple, mettendo il suo sconfinato sapere e la sua penna meravigliosa a servizio di un progetto complicato il cui scopo ultimo e' anche quello di alleggerire il fardello di cose da fare con i suggerimenti e le astuzie che puo' dare un'amica. Ed ecco quindi sdoganati in modo intelligente certi tabu che, invece, se utilizzati con sapienza, si trasformano da nemici in alleati, dai cibi conservati ai crostoni che finiscono per rendere nutriente un piatto altrimenti povero: ecco svelate contaminazioni di una cucina fusion fatta di pizzichi e di piccole quantita', da sole capaci di aprire il palato a sapori nuovi, piu' che mille libri e mille trattati: ecco nobilitate quelle preparazioni veloci, furbe, a cui ricorriamo quando siamo con l'acqua alla gola e che la Henry alleggerisce dei nostri sensi di colpa, dicendoci che, vivaddio, un piatto di patate fritte e uova sode e' una gioia per il palato e che no, tranquilli, le porte dell'inferno non si spalancheranno mai, per un montagnetta di funghi alla panna che troneggia lasciva su una fetta di pan brioche. 
Ecco che cosa fa la Henry, con Simple. 
Ed ecco perche' questo libro ci e' piaciuto, cosi tanto. 

Ovvio che ci auguriamo che piaccia anche a voi. Lo scopo dello Starbook, infatti, da qualche anno a questa parte, e' proprio questo. Non solo testare libri di cucina, ma sempre di piu' presentare al pubblico italiano autori e libri nuovi, magari conosciutissimi all'estero ma del tutto sconosciuti in Italia. La formula rimane la stessa, ma diverso e' il progetto. Non piu' decidere qui il valore di un libro, ma prendersi la responsabilita' di deciderlo prima- e poi proporlo all'esterno. Si e' trattato di una evoluzione naturale, alla quale hanno contribuito le migliaia di lettori che ci seguono ogni giorno sul blog, a cui si aggiungono le decine di migliaia che ci seguono ogni giorno sui social, in questo percorso condiviso che ormai facciamo insieme da anni e di cui, poco alla volta, abbiamo preso consapevolezza anche noi. Forse ci mancano i paroloni (dovremmo usare il termine trend setter, se non fosse che d'istinto pensiamo subito ad una nuova razza canina), ma la sostanza e' quella. 
Ragion per cui, ci fa piacere vedere che, in questi mesi, e' tutto un fiorire di ricette di Ottolenghi e tratte da From Baklava to Tarte Tatin: vuol dire che abbiamo fatto centro. 

Certo, ci piacerebbe che qualcuno ogni tanto si ricordasse di citare lo SB, anziche' farsi osannare come lo scopritore di Yotam (dopo 5 anni che ne parliamo- e all'inizio, con Plenty, eravamo davvero la voce che grida nel deserto) o di questo bellissimo libro sui dolci del mondo (dopo l'impennata di visite che ci ha regalato l'opera di Bernard Laurent): ma questo, lo sappiamo, e' chiedere troppo. 
A meno che qualcuno non ci trovi un dominio .lourdes, con tanto di miracolo incorporato...

Al mese prossimo, con un libro bomba. 

lunedì 30 gennaio 2017

TOASTED BRIOCHE WITH BOOZY MUSHROOMS


Parto dal fondo e vi dico subito che il pregio piu' grande di questa ricetta e' l'aver sdoganato uno dei classici del food porn, presentandolo come un'idea vincente per i pranzi o le cene di meta' settimana. Di solito, prepararmi un crostone di funghi alla panna e' roba da confessionale diretto, a cui fanno seguito mortificazioni inenarrabili, che vanno dal ripudio delle scale mobili della metropolitana all'ingollo di intrugli nauseabondi, alla voce "tisane depurative". Ma quello della foto, me lo son mangiata a cuor leggero. D'altronde, se lo dice la Henry, chi sono io, per contraddirla?

BRIOCHE TOSTATA CON FUNGHI UBRIACHI

per 2 persone
10/15 gi di funghi secchi (porcini, nel mio caso)
1 cucchiaio e mezzo di olio d'oliva
250 g di di champignon, tagliati grossolanamente (anche in pezzi grossi)
75 ml di vermout o sherry
75 g di panna 
2 fette di brioche 

Mettere i funghi secchi in una terrina, coprirli con abbondante acqua bollente e lasciar riposare per circa 20 minuti. 
Scaldare l'olio in una padella e saltarvi gli champignon, a fiamma vivace, in modo che prendano colore. Smuoverli un po' con un cucchiaio di legno. Quando sono di un bel marrone brunito, aggiungere i funghi secchi con la loro acqua di ammollo. Proseguire la cottura fino a quando il liquido e' quasi scomparso, poi bagnare con il vermouth o lo sherry e regolare di sale (questo manca, negli ingredienti). Quando il liquido si e' ridotto della meta', aggiungere la panna. Tostare le fette di pan brioche. Proseguire la cottura fino a quando la panna non rivestira' i funghi. Assaggiate, regolate di sale e versate i funghi sul toast. Servite immediatamente

Note mie
- "season" significa propriamente insaporire. In mancanza di una indicazione precisa degli ingredienti,sono andata a gusto e ho usato sia sale che pepe nero
- siccome i miei champignon non sanno di niente, ho preferito fare un brodo di funghi, coi funghi secchi, che poi ho aggiunto in padella. E' uno stratagemma che uso praticamente ogni volta che devo usare questo ingrediente, fa parte del bagaglio dell'arte dell'arrangiarsi e non esiste in nessun libro. pero' qui funziona e questo basta. 
- il pan brioche era il fondo di una brioche mousseline preparata una settimana fa e tenuta in frigo, avvolta in pellicola trasparente. E' bastato tostarla, per rinvigorirla. Non occorre ammorbidirla con un velo di burro (lo so che mi aspetta l'inferno, ma la tentazione l'ho avuta) perhe' ci pensano i funghi con la loro cremina a svolgere questo compito, pure egregiamente. 


Ce lo siamo gustati in silenzio, mio marito ed io, senza fare commenti. 
Ma eravamo silenziosamente felici. 
Ragion per cui, questa ricetta e'

FOOD-PORNOGRAFICAMENTE PROMOSSA

venerdì 27 gennaio 2017

TURKISH MOCHA POTS

Turkish mocha pots

Io  sono anni che dovrei mettermi a dieta, e invece non ci riesco mai, e una delle ragioni fondamentali è che non riesco a resistere ai dolci: sono una golosa impenitente e compulsiva, ancorché piena di sensi di colpa.
Ogni volta che scegliamo un libro per lo Starbooks mi riprometto che farò solo piatti salutari e soprattutto non dolci, che questo mese devo resistere strenuamente... e poi, quando mi trovo il libro fra le mani, la voglia di sperimentare un dolce diventa irresistibile e vado subito alla fine del volume. Mai poi che scelga un dolcino light, un sorbetto una macedonia, delle poached pears che non mancano mai nei libri anglosassoni. No... Torte ripiene, bavaresi, creme...
Anche questa volta è andata proprio così. Fin dall'inizio queste tazzine al cioccolato e caffé occhieggiavano verso di me dalle pagine del libro, e non c'è voluto molto a capitolare.
Ma oramai avevo scelto le altre... Fortunatamente che questo mese mi toccavano tre ricette, così ho potuto serenamente cedere alla tentazione.
Si tratta, manco a dirlo, di un dolcino very simple: di fatto dei budini al cioccolato al profumo di caffé e speziati, una cosa facilissima da fare ma davvero golosissima.
Vi basti sapere che stamattina vedo in frigorifero l'ultima tazzina che avevo preparato, me la pregusto come inaspettato dessert dopo pranzo (ebbene sì, quando si tratta di dolci sono anche capace di "rubarli" ai miei figli!) e quando arriva l'ora fatale e vado a prendere la tazzina esulto per trovarla ancora lì, salvo scoprire un secondo dopo che era sì in frigorifero, ma vuota!!! Mia figlia se l'era pappata a colazione ma mi aveva fatto il pessimo scherzo di lasciare la tazzina in frigorifero. Non potete avere idea della mia delusione...
Avendo oramai capito che questo dolce vale assolutamente la pena, bando alle ciance e vai con la ricetta...



Turkish mocha pots
(Budini al caffé turco)

Ingredienti 
(Per sei persone)

250 ml di latte intero
250 ml di double cream
i semini ridotti in polvere di 5 capsule di cardamomo
1/2 stecca di cannella
4 cucchiai di dark brown sugar
2 cucchiai di amido di mais
4 cucchiaini e 1/2 di caffé solubile
200 g di cioccolato fondente al 70% di cacao di buona qualità, spezzettato
25 g di burro
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
2 cucchiai di zucchero a velo
200 ml di panna da montare
chicchi di caffé al cioccolato (omessi perché non li ho trovati)

Versate il latte intero e la double cream (io ho usato panna da montare, leggere la nota di seguito) in un pentolino con il cardamomo e la cannella. Portate a bollore quindi togliete dal fuoco e fate riposare 30 minuti per dare il tempo alle spezie di sprigionare i loro aromi, quindi filtrare il tutto.

Mescolate il brown sugar, l'amido di mais e il caffé solubile in un altro pentolino. Incorporateci la miscela di latte e panna, a filo e sbattendo affinché non si formino grumi, quindi fatelo cuocere a fuoco medio finché prende il bollore, senza smettere di mescolare. Quando prende il bollore toglietelo dal fuoco ed unite subito il burro, il cioccolato, l'estratto di vaniglia e sbattete finché il cioccolato si è completamente sciolto e il composto diventa lucido e cremoso.

Dividete la crema fra sei piccole coppette o tazzine da caffé, coprite con la pellicola alimentare e raffreddatelo in frigoriero per almeno due ore.

Al momento di servire montate la panna, incorporateci lo zucchero a velo e decorate con la panna ogni coppetta/tazzina.
Cospargete sopra ogni coppetta qualche chicco di caffé rivestito di cioccolato e servite.

NOTE
Mi sembra giusto in caso di libri stranieri mettere alcune note su ingredienti che potrebbero trarre in inganno.

Double cream: È una panna particolarmente ricca di grassi (48%) che si trova nei paesi anglosassoni mentre la panna da montare che si trova da noi ne ha il 36%. Nei paesi anglosassoni c'è molta varietà di panne: anche da loro c'è una panna al 36% di grassi, detta appunto panna da montare (whipping cream), poi c'è la sour cream o panna acida e infine la clotted cream, con addirittura il 55% di grassi, che è la morte sua con gli scones. Da noi la scelta è più limitata, ma io ho notato che sostituendo la double cream con la nostra panna da montare non ci sono grossi problemi.

Cornflour: Si scrive farina di mais (flour) e si traduce amido di mais (che sarebbe più propriamente starch). Un tipico fau amis insomma.

Estratto di vaniglia: non facilissimo da reperire dalle nostre parti, ce lo possiamo fare mettere in infusione per qualche mese alcuni baccelli di vaniglia in alcool alimentare, quello per fare i liquori per intendersi. Oppure si può omettere usando zucchero vanigliato, sempre home made, che si può fare mettendo alcuni baccelli di vaniglia nel barattolo dove si conserva lo zucchero. Rilasceranno allo zucchero il loro splendido profumo, disidratandosi via via.

Brown sugar: è uno zucchero solo parzialmente raffinato che viene mescolato con la melassa. Questo gli conferisce una consistenza umidiccia e un profumo unico, speziato e con meravigliosi sentori di liquerizia. A seconda del grado di raffinazione e della percentuale di melassa può essere dark o light. Ultimamente lo trovo abbastanza facilmente anche da noi, in negozi di gastronomia ben forniti oppure nei negozi etnici, che alla fin fine hanno abbastanza in comune un po' ai coloniali d'antan. Se non lo trovate potete sostituirlo con una miscela di zucchero bianco e melassa in proporzione 10:1. Se serve il brown sugar light diminuite la melassa. Proprio come ultima ratio potreste usare lo zucchero di canna muscovado grezzo, che è buonissimo anche lui però ha un profumo decisamente diverso, anche se la consistenza è simile.

L'unica vera nota è in merito alla quantità di amido di mais, nel mio caso avrei potuto metterne un po' meno perché sono venute, una volta freddata, piuttosto consistenti. Resta il fatto che non era affatto colloso, ma aveva una texture di mousse soda, e appena messa in bocca si scioglieva subito, con una sensazione piacevolissima.

Il sapore è molto bilanciato: le spezie e il caffé si sentono, ma non sono troppo dominanti.

Temperatura di cottura: dice di arrivare all'ebollizione e poi spengere, volendo forse si potrebbe stare sotto, arrivando fino alla temperatura di gelificazione degli amidi.

Ah! L'altra nota è sul numero di tazzine: a me ne sono venute 10, e non 6, ma effettivamente erano piuttosto piccole.

Qui sono piaciute molto, ed unita all'incredibile velocità e facilità di realizzazione, si meritano una

PROMOZIONE A PIENI VOTI!!!

giovedì 26 gennaio 2017

PUGLIESE FISH TIELLA


Ed ecco l'ultimo contributo della nosra Redoner affezionata Elena Conte. 

Devo ammettere di non aver mai preparato ne assaggiato la famosa tiella di “riso patate e cozze” quindi cosa fare se non provare direttamente la sua variante semplificata??

PUGLIESE FISH TIELLA
Ingredienti per 6 persone:

olio extravergine di oliva
1 cipolla affettata finemente
Sale e pepe
550 gr di patate affettate finemente
400 gr pomodori pelati a pezzi
2 cucchiai di prezzemolo tritato
2 spicchi di aglio tritati
75 gr di pecorino grattugiato
150 gr riso arborio
4 filetti di pesce bianco (io spigola)
300 ml di brodo o acqua.

Procedimento:

Scaldare il forno a 190°

In una teglia o tegame che possa stare sia in forno sia su fornello, di 26-30 cm di diametro mettere olio e cipolla, poi fare uno strato con metà delle patate tagliate finemente con la mandolina, aggiungere metà del pomodoro, del prezzemolo, aglio e metà del pecorino, condire con un altro filo di olio. Aggiungere il riso e poi adagiare i filetti di pesce.
Creare un nuovo strato con le rimanenti patate, aglio, pecorino e pomodoro (seguendo questo ordine preciso). Condire con altro olio a piacere e poi aggiungere il brodo o acqua.
Mettere su fornello per far prendere il bollore e poi trasferirlo immediatamente in forno caldo.
Cuocere per 45 minuti e poi controllare, le patate e il riso devono essere teneri e cotti, se non lo sono aumentare un pochino i tempi di cottura.
Servire direttamente dal tegame.

Considerazioni:

Premesso che ho provato questa ricetta in un momento piuttosto complicato e stressante in cui non ero molto presente con la testa, ho sbagliato un passaggio. Mi sono confusa e ho creato due strati di riso invece di uno soltanto. Non credo di aver pregiudicato per questo la riuscita del piatto, anzi, il riso messo sopra ha creato una crosticina buonissima.
Devo ammettere che è un piatto tanto semplice da preparare quanto gustoso. Non avendo mai provato la tiella originale non posso dire se è migliore o peggiore, posso solo dire che è buonissima!
Quindi per me la ricetta è  

PROMOSSA! 

L’unica riserva è quella di riprovare senza errori e vedere se cambia qualcosa nel sapore o nella consistenza.
Riproverò sicuramente sia con il pesce che con le cozze.

Elena Conte 

mercoledì 25 gennaio 2017

PAPPARDELLE WITH CAVOLO NERO, CHILLI & HAZELNUTS

Ho girato le ultime due settimane alla ricerca di cavolo nero.
Per un attimo ho pensato che mi stessero prendendo in giro, che una candid camera mi seguisse per riprendere le mie espressioni di sgomento non riuscendo a trovare il mio amato "nobile decaduto" in nessun super ed ortofrutta di mia solita frequentazione.
Poi presa dall'isteria, sono andata dai miei omini della Coldiretti, che tengono un mercatino 3 volte a settimana non lontano da casa mia ed ho scoperto, con un moto di dolore, che le ultime gelate hanno praticamente distrutto i raccolti, e quel freddo che in questo periodo fa così bene alle lunghe foglie arricciate del mio cavolo preferito, è stato un po' troppo generoso...e addio pipi.
Tutto quello che sono riuscita ad accaparrarmi sono dei ciuffetti minuti, raccolti ancora imberbi dai contadini e venduti al costo di svariati carati.
Posso capirlo, che ci vuoi fare...però mi sono ostinata a voler provare la ricetta di queste pappardelle per toccare con mano il rapporto di Diana Henry con la pasta fresca ed anche perché conoscendo benissimo la materia prima protagonista di questo piatto, so che il confine tra successo e plateale disastro è un filo impercettibile.
Il cavolo nero non è complicato da trattare, ma non assomiglia per nulla ad uno spinacio, che lo cuoci nella sua acqua in pochi istanti, né ad una bietola che puoi far saltare in olio senza neanche passare dall'acqua...
Lui, il nero, sa tenere il muso e prima di farlo cedere, hai voglia a vezzeggiarlo!

Ingredienti per 4 persone
400 g di pappardelle
700 g di cavolo nero
5 cucchiai di olio extravergine + extra per servire
3 spicchi d'aglio affettati finemente
2 peperoncini rossi privati dei semi e tritati, o mezzo cucchiaino di peperoncino in polvere
la scorza finemente grattugiata di mezza arancia grande
40 g di nocciole tostate e tritate a metà
25 g di prezzemolo tritato grossolanamente
Parmigiano grattugiato per servire

Versa la pasta in una ampia pentola con acqua salata bollente e cuoci fino a che la pasta non sarà al dente, c.ca 15 minuti, più o meno o come suggerito dalla confezione.
Allo stesso tempo elimina con un coltello la dura costa centrale del cavolo nero e buttala, quindi  fai cuocere in abbondante acqua bollente per 7 minuti.
Scola bene, strizza l'eccesso di acqua dal cavolo con le tue mani e taglialo grossolanamente.
Quando la pasta ha c.ca 4 minuti alla cottura, scalda l'olio in una larga padella con l'aglio ed il peperoncino fino a quando l'aglio non prenderà un colore pallido dorato.
Aggiungi la scorza di arancia, il cavolo e mischia bene continuando a cuocere.
Scola la pasta, versala nella sua pentola ed aggiungi le nocciole con il contenuto della padella.
Aggiusta di sale ed aggiungi il prezzemolo.
Condisci con altro olio extravergine e servi con il parmigiano grattugiato.
NOTE:

  • Le ragioni per cui ho voluto provare questa ricetta le ho anticipate sopra, e come volevasi dimostrare, purtroppo avevo ragione. Il cavolo nero è naturalmente duro, non si cuoce in 7 minuti, anzi, in 7 minuti non è neanche al dente. E' proprio ancora coriaceo. E bada bene che nella sfortuna, ho potuto lavorare con del cavolo non ancora maturo, quindi con foglioline piccole, tenere, per alcune delle quali non ho neanche avuto la necessità di togliere la costa centrale tanto era sottile. Eppure, dopo 7 minuti, aveva appena cominciato a cedere. Nulla ha valso il passaggio saltato in padella, a cui personalmente ho aggiunto un po' di acqua di cottura per cercare di ottenere un po' di cremosità... lui è rimasto ostinatamente sulla sua posizione. 
  • Inoltre su una pasta all'uovo che ha bisogno di elementi leganti per contrastare in maniera piacevole sulla sua consistenza croccante, purtroppo il cavolo resta quasi un elemento a se stante, che non si "avviluppa" all'insieme. E non sto parlando di gusto, perché personalmente quella scorza di arancia nell'aglio e olio (il peperoncino l'ho dovuto lasciare a parte perché sono allergica) dà una spinta aromatica fantastica che si sposa perfettamente con l'amarezza del cavolo nero. In più le nocciole croccanti con la loro dolcezza di fondo completano alla perfezione il tutto. 
  • La ricetta è un'idea davvero bella e "molto nostra", ma apporterei le seguenti modifiche: Partirei cuocendo subito il cavolo, e più a lungo, fino a che non sia morbido (al dente ho già la pasta). Magari riducendolo in pezzi ancora più minuti che possano amalgamarsi meglio con le pappardelle. Non butterei l'acqua di cottura in cui cuocerei la pasta come fanno tutte le brave massaie italiane, sporcando così solo una pentola e rubando sapore per le pappardelle. E poi finirei saltando il tutto, ma abbondando con i liquidi, perché purtroppo la pasta all'uovo ha la maledetta tendenza ad assorbire ed asciugare con velocità.
  • Per finire, niente parmigiano ma solo del buon pecorino a mezza stagionatura. 
Nonostante trovi questa ricetta davvero intrigante, non posso promuoverla completamente. 
Diciamo a malincuore: 
RIMANDATA







martedì 24 gennaio 2017

BURMESE CHICKEN WITH TART-SWEET CHILLI SAUCE




Contributo alla disamina del libro del mese di Veronica Riccadonna per il Cafè Iris Caritas di Bolzano.

Abbiamo deciso di proporre questa ricetta perché il nostro è un team multietnico e il pollo rappresenta una scelta condivisa da tutti, anche dalla nostra collega di religione musulmana.

Inoltre proprio per il fatto che nel nostro team si incontrano diverse culture, abbiamo un interesse particolare nei confronti delle spezie e del loro uso.

Ci piace sperimentare diversi sapori perché crediamo che un momento importante come il pasto, possa mettere le basi per abbattere le barriere culturali che spesso fanno paura….e cosa c’è di meglio di stare insieme gustando un buon piatto!

BURMESE CHICKEN WITH TART-SWEET CHILLI SAUCE

Ingredienti
(per 6 porzioni)
Per il pollo
1.3 kg di cosce di pollo disossate e senza pelle
1 cucchiaio di curcuma in polvere
½ cucchiaino di sale
½ cucchiaino di pepe di Caienna
2 cm di radice di zenzero sbucciato e grattugiato
4 spicchi d’aglio sminuzzati
2 cucchiai di salsa di pesce
2 cucchiai di olio di arachide

Per la salsa
10 gr di peperoncino rosso secco (togliere i semi e tagliarlo a metà)
3 cucchiai di zucchero semolato
2 cucchiai di aceto di riso
Succo di un lime e fette per la guarnizione

Mettere le cosce di pollo in un piatto e aggiungere tutti gli ingredienti tranne l’olio (curcuma, sale, pepe, zenzero, aglio e salsa di pesce).
Massaggiare la carne con la marinata fino a rivestirla completamente.
Coprire il tutto e mettere in frigo per mezz’ora, poi riportarlo a temperatura ambiente.

Nel frattempo preparare la salsa:
mettere i peperoncini in una casseruola con 200 ml d’acqua, portare ad ebollizione, poi abbassare la fiamma e far sobbollire per 3-5 minuti.
Aggiungere gli altri ingredienti( zucchero, aceto e succo di lime) e frullare tutto.

Preparare il pollo:
scaldare l’olio in una padella e cuocere il pollo, inizialmente a fuoco alto per da colore, poi abbassare la fiamma e cuocere a fuoco medio basso continuando a rigirare la carne.

 Servire con la salsa, del riso bollito e fette di limone.


NOTE
  • Per consentire al pollo di marinare meglio ed assorbire tutte le spezie, lo abbiamo messo in un sacchetto per alimenti e massaggiato bene, poi sigillato e messo in frigorifero. Abbiamo preferito ungere il pollo con un po’ d’olio per permettere alle spezie di aderire meglio alla carne.
  • Abbiamo sostituito la salsa di pesce con la salsa di soia, dato che qui a Bolzano non l’abbiamo trovata.
  • La salsa è molto piccante, ma con il riso, rigorosamente basmati o thai,  il sapore è equilibrato, consigliamo di dimezzare la dose di peperoncino se non si ama troppo il piccante.
  • Non abbiamo disossato le cosce perché non ne siamo capaci….abbiamo provato ma il risultato era impresentabile….buono anche con il pollo non disossato…
Il team del Cafè Iris Caritas di Bolzano
Veronica Riccadonna


La ricetta quindi è assolutamente
PROMOSSA

lunedì 23 gennaio 2017

BUTTERNUT STRATA


Sono molto soddisfatta della scelta di questo libro perché sono sempre alla ricerca di ricette semplici ma di effetto e questo libro ne è pieno.
La mia scelta è dovuta al fatto che abbiamo ancora qualche zucca del nostro orto e questa ricetta mi permette di utilizzarla in un modo diverso dal solito.

BUTTERNUT STRATA 
(Diana Henry - Simple - Mitchell Beazley)

Ingredienti per 8 persone


1 kg di zucca butternut (dalle mie parti si chiama Violina proprio per la forma che ricorda un violino)
3 cucchiai e mezzo di olio (per me extravergine di oliva) più quello per la salvia
Sale e pepe
250 gr di ricotta fresca (vedi note)
40 gr di pane a lievitazione naturale al netto della crosta
450 ml di latte intero
6 uova grandi, leggermente sbattute
Un'abbondante macinata di noce moscata
15 foglie di salvia
60 gr di parmigiano o pecorino grattuggiato
1 cipolla tritata finemente
2 spicchi di aglio tritati finemente
200 gr di bacon lardons (vedi note)
Burro per la teglia
125 gr di mozzarella di bufala, scolata dal suo liquido ridotta in piccoli pezzi

Preriscaldare il forno a 200 gradi. Sbucciare e privare la zucca dei semi e tagliarla in spicchi di circa 2,5 cm. Mettere in una teglia e condire con 2 cucchiai di olio. Infornare per circa 35 minuti finché sia tenera e leggermente caramellata. Far raffreddare.
Nel frattempo far sgocciolare la ricotta in un setaccio, in una ciotola spezzare il pane e aggiungere il latte, le uova e la ricotta e spiaccicare grossolanamente. Aggiungere la noce moscata, metà delle foglie di salvia tritate e 25 gr di parmigiano (presi dal totale necessario per la ricetta), condire con sale e pepe. Coprire e mettere in frigorifero.
Saltare la cipolla con un cucchiaio di olio fino a renderla tenera e dorata, aggiungere l'aglio e cuocere un altro minuto. Lasciare da parte. Con l'ultimo mezzo cucchiaio di olio saltare il bacon fino a doratura.
Imburrare una teglia da pie (per me una teglia di ceramica), mettere metà del composto di pane e latte, aggiungere metà zucca, tutta la mozzarella e metà bacon e cipolla. Ripetere con il rimanente composto di latte e pane, il bacon, la cipolla e la zucca. Cospargere con il parmigiano rimasto. Far riposare 30 minuti per un piatto più leggero.
Preriscaldare il forno a 180 gradi, mettere la teglia dentro un'altra teglia che la contenga e aggiungere acqua bollente sufficiente a coprire un terzo della teglia. Cuocere per un'ora. Friggere le foglie di salvia rimaste in olio bollente per qualche secondo e spargerle sullo sformato. Servire con un'insalata.

Note

- L'autrice non specifica che tipo di ricotta usare si raccomanda solo che sia fresca e non UHT io ho usato una ricotta mista, la ricotta di pecora è secondo me più indicata ma non mi piace molto, è venuta comunque molto bene
- Dopo consultazioni con le Starbookers abbiamo convenuto che il bacon lardons è il bacon tagliato a strisce, io mi sono fatta tagliare delle fette spesse di pancetta affumicata da cui ho ricavato delle strisce.
- L'autrice consiglia di aggiungere anche degli spinaci o dei porri precedentemente cotti, la prossima volta proverò.
- Il giorno dopo ho riscaldato gli avanzi, era ottima.

La ricetta è ben spiegata, richiede qualche passaggio ma è di semplice esecuzione , è veramente un ottimo piatto completo e quindi è assolutamente

PROMOSSA

Veronica Rivecca

venerdì 20 gennaio 2017

YOGURT-MARINATED SPATCHCOCK WITH HERBS&POMEGRANATES


Se l'altra volta ho voluto provare la ricetta di uno snack veloce, per la seconda prova ne ho scelta una più impegnativa, tratta dal capitolo Arrosti: volevo infatti vedere come Diana Henry applicava il motto "effortless food, big flavours" (nessuno sforzo, grandi sapori) a piatti più impegnativi come, per l'appunto, gli arrosti.

La mia scelta è caduta su un pollo aperto a farfalla (come il pollo alla diavola, per intenderci) con erbe aromatiche e melagrana.
Confesso di aver cercato, per risparmiare tempo, un pollo già aperto. Il banco macelleria del supermercato dove vado di solito però, offriva polli alla diavola già aromatizzati con le erbe, il che non faceva al caso mio. Ho quindi optato per un pollo normale e ho constatato di persona che aprirlo a farfalla ci fa perdere solo 5 minuti, niente di che. E poi da quando la nostra Patty - a cui sarò eternamente grata - ci ha insegnato a disossare un pollo con tanto di tutorial con foto passo-passo, maneggiare il pollame non è più un problema. 😊

Quasi tutti gli ingredienti sono di facile reperibilità; le eccezioni sono:


  • La melassa di melagrana: io me ne ero preparato un barattolo tempo fa, con la ricetta che ci aveva dato Mari, una Redoner, proprio qui allo Starbooks: se non la trovate potete quindi benissimo farvela da soli, è semplice e veloce. 
  • L'aceto balsamico bianco: non l'ho trovato, ho guardato i prezzi on line e ho deciso che potevo farne a meno, tanto più che ho parecchio aceto balsamico normale di ottima qualità in dispensa e che non lo uso tanto spesso. Ho usato quello e secondo me va benissimo.
  • Il coriandolo: è comunque un sapore che pochi amano e in ogni caso va messo nell'insalata, quindi a mio avviso se ne può fare a meno. Se vi piace ma non trovate le piantine, prendete qualche semino di coriandolo dalla boccetta delle spezie e seminatelo. Innaffiate e nel giro di un paio di mesi nasceranno le piantine. Io l'avevo seminato l'anno scorso ed evidentemente qualche seme è caduto a terra prima che li raccogliessi tutti, perché pur non avendo curato quel vaso me ne sono trovata una piantina in balcone adesso, nonostante il freddo intenso di gennaio.

Tra parentesi e in corsivo le mie note; se non c'è il corsivo, il testo è di Diana Henry.


POLLO "A FARFALLA" MARINATO NELLO YOGURT, CON ERBE E MELAGRANA
Da: Diana Henry - Simple - Mitchell Beazley

La marinata di yogurt o latticello fa miracoli nella carne di pollo, rendendola molto tenera e aromatizzandola. Se non avete tempo per la marinata, cambiate ricetta! (Diana Henry)

Per 4 persone

Per il pollo e la marinata:

1 pollo da 1,6 kg aperto a farfalla (tipo il pollo alla diavola)
250 g di yogurt intero naturale (non yogurt greco)
1/2 limone (succo)
3 cucchiai di olio d'oliva
4 spicchi d'aglio schiacciati (io li privo anche del germoglio interno)
1 cucchiaino di peperoncino di cayenna in polvere

Per il condimento:

1 piccolo spicchio d'aglio schiacciato
Sale e pepe
1 peperoncino rosso fresco, privato dei semi e tritato finemente
1/4 di cucchiaino di cumino in polvere
1 cucchiaio di aceto balsamico bianco (non l'ho trovato e ho usato quello scuro)
1/2 cucchiaio di miele liquido
1 cucchiaino di melassa di melagrana (qui una Redoner, Mari, ci ha dato la ricetta)
1 cucchiaio di succo di limone
4 cucchiai di olio extravergine di oliva

Per l'insalata:

60 g di insalata dalle foglie tenere
15 g di coriandolo fresco (togliete i gambi troppo spessi)
1/2 cipolla rossa media, affettata molto finemente
1/2 melagrana (semi)
2 cucchiai di pistacchi grossolanamente tritati
Aprire il pollo a farfalla, o farlo fare al proprio macellaio. Per farlo da se', mettere il pollo su un tagliere appoggiandolo sul petto, e servendosi del trinciapollo tagliare la spina dorsale partendo dalla coda, in modo da eliminarla. Girare il pollo con il petto all'insù ed esercitarvi una forte pressione con il palmo della mano, in modo da appiattirlo. Voilà. 😊 Tenere da parte la spina dorsale: servirà per fare un ottimo brodo.

Mettere gli ingredienti della marinata nel bicchiere del frullatore a immersione e frullarli.
Mettere il pollo in un piatto dove possa stare piatto, fare qualche piccola incisione nella parte sotto e sollevare la pelle del petto. Versarci sopra la marinata e voltarlo, in modo da ricoprirlo interamente. Coprire con pellicola e mettere a marinare in frigorifero per almeno 4 ore, meglio ancora se tutta la notte, girandolo ogni tanto.

Quando si è pronti per cuocerlo, mescolare insieme gli ingredienti del condimento, assaggiarli ed aggiustare eventualmente di sale. Portare il pollo a temperatura ambiente mentre si scalda il forno a 200 °C in modalità statica.

Togliere il pollo dalla marinata e scuoterne via delicatamente quella in eccesso. Metterlo in una pirofila con il petto in alto, versarci sopra il condimento e infornare per 45 minuti.

Mescolare l'insalata con il coriandolo, la cipolla e il condimento (quale?). Cospargerla con i semi di melagrana e il pistacchio tritato e servire insieme al pollo, intero oppure tagliato a pezzi.


OSSERVAZIONI

Al pari dell'hummus alle carote, mentre mangiavo questo piatto mi veniva in mente il claim di una nota pubblicità: se non ti lecchi le dita, godi solo a metà. Sì, perché se già il pollo arrosto è un piatto che si presta ad essere mangiato con le mani, con il delizioso sughetto di questo non è sufficiente fare la scarpetta: si sente l'irresistibile impulso di intingerci ogni singolo bocconcino di carne, e se per caso si afferra l'ala con le dita per spolparla, beh... leccarsi le dita è quasi un obbligo e sembra un peccato non farlo. 😋

Eliminare il grasso in eccesso dal pollo, dopo averlo aperto: questo farà sì che il sugo non risulti eccessivamente untuoso. L'ho sgrassato parecchio prima di servirlo, ma quando l'ho rifatto ho usato questo accorgimento, e il sugo era perfetto.

La ricetta in effetti è molto facile da fare, adatta anche a chi è alle prime armi: gli ingredienti della marinata vanno solo messi insieme e frullati, prima di essere versati sulla carne; anche quelli del condimento del pollo vanno solo mescolati insieme prima di essere versati. Basta organizzarsi il giorno prima (o il mattino per la sera) per la marinata, e si porta in tavola una cena che renderà felice tutta la famiglia.

Le incisioni sulla carne e il distacco della pelle del petto prima della marinatura si capiscono facilmente: servono per far penetrare meglio nelle carni la marinata allo yogurt. Io ne ho anche versato un po' dentro la pelle del petto del pollo, come se fosse una tasca: un'ottima mossa, che ha reso tenera e gustosa la carne. Come dice la Henry nell'introduzione, lo yogurt rende la carne tenerissima: è un passaggio irrinunciabile.

A un certo punto nella ricetta si dice di mescolare l'insalata al condimento (dressing, nel testo), anche se non vi sono ingredienti per il condimento dell'insalata. Lì per lì avevo pensato di usare il solito olio extravergine di oliva, ma al momento di mangiare ho visto quell'abbondante sughetto del pollo, e ho deciso di usare quello per condire l'insalata. Non vi dico che buona!!!

L'unica perplessità è destata da quell'herbs nel titolo: a parte il cumino, non vi sono erbe aromatiche. A meno che non si riferisca all'insalata...

Piatto buonissimo, mediamente piccante, ben equilibrato, non richiede sforzi o abilità particolari. L'ho portata da mia sorella e ci siamo leccati le dita tutti quanti, tanto che ho dovuto promettere di rifarlo al più presto. Insomma, la ricetta risponde pienamente allo scopo che Diana Henry si era prefissato ed è dunque

PROMOSSA A PIENI VOTI

giovedì 19 gennaio 2017

SPICED LAMB CUTLETS WITH DATES, FETA, SUMAC & TAHINI




Come seconda ricetta per questo Starbooks, ho scelto un piatto di carne d'agnello. E' una carne che mi fa sempre tornare indietro negli anni, quando nelle riunioni di famiglia in Sardegna, non mancava mai sulla nostra tavola... Molti non amano questa carne, ma questa ricetta potrebbe fargli cambiare idea...

Non fatevi spaventare dall'elenco abbastanza lungo degli ingredienti, perché la ricetta è semplice e veloce (se escludiamo la marinatura iniziale, che in realtà non è molto lunga) e vi farà fare un figurone se la servirete a degli ospiti. La Henry consiglia di servire costolette insieme a couscous, bulghur o patate arrostite.


Costolette d'agnello con feta, datteri e thaini

da Simple di Diana Henry


Ingredienti per 4 persone
8 costolette d'agnello
5 cucchiai di olio d'oliva (extravergine per me)
2 cucchiaini di cumino macinato
3 spicchi d'aglio schiacciati
1 cucchiaino e ½ di pepe di Aleppo o 1 cucchiaino di peperoncino di Cayenna
il succo di un limone
50 ml di olio extravergine d'oliva, più 2 cucchiai
50 g di thaini
4 cucchiai di yogurt greco
sale e pepe
10 grossi datteri morbidi, denocciolati e tagliati in quarti
100 g di feta stagionata in botte, sbriciolata (per me feta normale..)
un mazzetto di menta, solo le foglie, le più grandi spezzettate
un mazzetto di aneto, solo le foglie, tritate finemente
insalatina (spinacino, rucola, quello che trovate, tutto a foglia piccola)
1 cucchiaio di aceto balsamico bianco (per me quello tradizionale)

¼ di cucchiaino di sumac

In un recipiente basso, marinare l'agnello con l'olio d'oliva, il cumino, 2 spicchi d'aglio, il pepe di Aleppo, e metà del succo di limone. Mescolare bene, coprire, e mettere in frigorifero da 30 minuti a due ore.
Mettere l'altro spicchio d'aglio, il resto del succo di limone, i 50 ml di olio extravergine, la thaini, lo  yogurt e sale e pepe nel frullatore. Unire 50 ml d'acqua e frullare. La salsa dovrà avere la consistenza della doppia panna (quindi abbastanza morbida). Se necessario unire altra acqua., poi assaggiare e regolare di sale e pepe.
Riscaldare molto bene una piastra o un padella su fuoco alto, e cuocere le costolette, scolate dalla marinata, sempre su fuoco alto. La cottura dipende dal vostro gusto. La Henry preferisce le costolette al sangue, io rosate.
Mettere i datteri, la feta e le erbe aromatiche e l'insalatina sul piatto di servizio, quindi cospargerle con la salsa, l'aceto e 2 cucchiai di olio extravergine. Posizionare le costolette sopra la salsa, versare un po' di salsa e servire la restante a parte. Spolverizzare con il sumac e servire subito.
Accompagnare con couscous, bulghur o patate arrostite.

Note personali

- anche in questo caso la Henry mantiene la promessa del titolo: Simple! E veloce! E buonissimo! E originale!

- l'abbinamento dei sapori può sembrare "azzardato", ma vi garantisco che non è assolutamente così. E' un piatto molto equilibrato. Mio marito non ha voluto i datteri, ma solo perché non li ama, anche se io mi chiedo come sia possibile (!?!).

-  la porzione per 4 persone l'abbiamo gustata in due, ma abbiamo pranzato solo con le costolette...

Questa ricetta mi ha entusiasmata, per l'equilibrata ricchezza di sapori, il gusto mediorientale e l'originalità e quindi è:


PROMOSSA CON LODE





 

mercoledì 18 gennaio 2017

ROAST CAULIFLOWER WITH POMEGRANATES, GREEN OLIVES AND CHICKPEA PUREE'

Il piacere di eseguire ricette semplici sta anche nello scoprire che spesso si hanno tutti gli ingredienti a portata di mano.
Leggi la ricetta e intanto senti i piedini che scalpitano per correre a prepararla.
Così è successo a me con molti piatti presenti su Simple, e con questo, in particolare, c'è stato subito amore a prima vista: cavolfiore (verdura amatissima che purtroppo finisco col cucinare sempre alla stessa maniera), olive, ceci, noci e melagrana.
Scorrere la lista ed provare un moto di felicità è stato tutt'uno.
Mi metto al lavoro di gran lena ed in poco tempo ho tutto pronto.
Assemblo il piatto e...le noci? Ma non erano nel cestino?
Ecco, le ultime se le è portate in ufficio il consorte, perché si sa che una noce al giorno....
Così la ricetta stavolta è un falso.
Non volendo buttare via tutto, ho sostituito le noci con le nocciole.
Non so se le noci facessero la differenza, ma questa versione con le nocciole è entusiasmante!

Ingredienti per 4 persone (se piatto principale) o per 6 persone (come contorno) 

Per il cavolfiore
1 cavolfiore grande suddiviso in cimette
1 cucchiaino di pepe di cayenna
1 1/2 cucchiaino di cumino in semi
4 cucchiai di olio extravergine
sale e pepe
30 g di noci tostate
115 g di olive verdi denocciolate e tritate grossolanamente
1 mazzetto di foglie di coriandolo tritate
il succo di 1/2 o 1 limone a piacere
1 cucchiaio di olio extravergine
i semi di mezza melagrana

Per il puré di ceci
400 g di ceci in scatola, scolati e sciacquati
1 spicchio d'aglio, schiacciato
1 cucchiaino 1/2 di tahini
1 cucchiaino di cumino in polvere
la punta di un cucchiaino di pepe di cayenna
150 ml di olio extravergine
il succo di 1 limone
Preriscaldate il forno a 200°.
Sistemate il cavolfiore in una teglia sufficientemente grande per farlo stare in un solo strato.
Aggiungete il pepe di cayenna ed il cumino, l'olio sale e pepe.
Mescolate con le mani e fate arrostire per 30/ 35 minuti.
Mescolate occasionalmente in modo che il cavolfiore possa dorarsi su tutti i lati.
Nel frattempo preparate il puré.
Frullate i ceci in un mixer con l'aglio, la tahini, il cumino ed il pepe di cayenna mentre aggiungete l'olio extravergine a filo.
Aggiungete il succo di limone ed assaggiate.
In caso aggiungete dell'acqua per ottenere la consistenza che preferite.
Assaggiate nuovamente ed aggiustate di sale e pepe se necessario.
Quando il cavolfiore sarà pronto, mescolatevi le noci tostate, le olive tritate grossolanamente, il coriandolo e il succo di limone.
Condite con il restante extravergine e distribuite i semi di melograno.
Servite con il puré di ceci.
Accompagnato da cous cous o bulgur con limoni confit tritati, diventa un ottimo contorno.

NOTE

  • Su questa ricetta c'è da dire veramente pochissimo. Fate in modo che le cime del cavolfiore non siano troppo grandi e tutte più o meno della stessa dimensione in modo che cuociano uniformemente. Condire e mescolare con le mani fa si che la verdura venga completamente avvolta dai sapori. 
  • Il puré di ceci altro non è che un hummus con una spinta un po' più verso il piccante. Io ho usato una Tahini chiara che è meno amara di quelle scure che si trovano in commercio. Sul dosaggio del limone, dovete andare piano ed assaggiare via via, perché è facile metterne troppo e dopo ci si ritrova con una crema decisamente acidula. 
  • Ho preferito una consistenza cremosa e vellutata quindi ho frullato a lungo i ceci aggiungendo un cucchiaio in più di olio ed acqua. 
  • La presenza della melagrana è un tocco delizioso, l'elemento dolce e fresco che manca, quindi non la trascurate.  
  • E' uno di quei piatti che si mangia con piacere in un attimo e trasforma il sapore a volte un po' anonimo del cavolfiore, in qualcosa di completamente nuovo ed appetitoso. 
PROMOSSA! 

martedì 17 gennaio 2017

ROAST APPLE & MAPLE ETON MESS



"Simple" si intitola il libro.
E che tutto sia "simple" la sua promessa.
Musica per le mie orecchie, mi viene da dire: come già ampiamente ribadito il concetto di massimo risultato con, possibilmente, il minimo sforzo ce l'ho stampato nel DNA.
"Simple" sicuramente la ricetta del dolce che ho scelto, di sicura riuscita e visti gli abbinamenti anche di mio gusto.
Troppo bello per essere vero?
Un po' si: tra gli ingredienti sono previste delle meringhe delle quali non viene data la ricetta presupponendo che vadano acquistate.
Uhm, ecco, nel deserto mi viene leggermente complicato: non che non ci siano pasticcerie ma vendono i dolci locali e di meringhe nemmeno l'ombra.
Poco male, me le faccio il giorno precedente quello in cui devo servire le coppe.
La colpa è del deserto e non della ricetta, ma certo così è un po' meno simple....
Voi buttatevi tranquillamente perchè in pratica si tratta solo di un lavoro di assemblaggio, ed il lavoro più noioso quello di sbucciare le mele!
Con così pochi ingredienti è fondamentale utilizzarne di veramente buoni, specialmente per quel che riguarda lo sciroppo d'acero: usatene uno "vero" e non uno dei tanti "simil-sciroppi" che si trovano in commercio, farà tutta la differenza.
Un Eton Mess rivisitato in versione invernale , in pratica, che non fa rimpiangere l'originale.



INGREDIENTI
per 6 porzioni

700 g di mele tipo Bramley sbucciate, detorsolate e tagliate a metà
35 g di soft light brown sugar
5 cucchiai di sciroppo d'acero, più altro per servire
30 g di nocciole
250 ml di panna fresca da montare
75 g di yogurt greco
120 g di  meringhe spezzettate in modo grossolano


Accendere il forno a 200 gradi.
Mettere le mele in una teglia e spolverizzarle con lo zucchero. Versarvi sopra circa 50 ml di acqua e cuocere per circa 15-20 minuti o comunque finchè la frutta risulterà tenera.
Versarvi sopra 3 cucchiai di sciroppo d'acero e lasciar raffreddare.
Tostare le nocciole in una padella senza nulla su fuoco medio finchè se ne sprigionerà l'aroma.
Tritarle in modo grossolano e lasciare da parte.
Rompere un po' le mele usando una forchetta, ma senza ridurle in purea.
Montare la panna finchè abbastanza soda quindi unirvi lo yogurt e i rimanenti due cucchiai di sciroppo d'acero.
Mettere in bicchieri da servizio le mele, la crema, le nocciole e le meringhe creando degli strati che vanno arricchiti da poco sciroppo d'acero ciascuno.

NOTE 

- le mele Bramley sono delle mele adatte alla cottura che si trovano in Inghilterra, un po' meno alle vostre latitudini, quindi figuratevi alle mie! Può essere sostituita con qualunque mela che appunto si presti ad essere cotta.

- il soft light brown sugar è zucchero semolato con aggiunta di melassa, ormai si trova abbastanza facilmente ovunque ma si può fare in casa come spiegato qui da Mapi.

- il dolce non presenta alcuna difficoltà ed è anche molto rapido da fare se avete tutti gli ingredienti pronti e meringhe acquistate.  Assolutamente delizioso il contrasto tra le mele cotte e la crema, e non troppo dolce, anzi: le meringhe qua e là ci stanno proprio bene!

- visto che mi è stato chiesto, la ricetta usata per le meringhe si trova qui.

-Queste dosi sarebbero per 6 porzioni, evidentemente ho usato bicchieri più grandi dell'autrice (la ricetta non presenta foto nel libro)  e me ne sono venute quattro. Oppure sono stata solo più generosa :)

PROMOSSA 

lunedì 16 gennaio 2017

HUEVOS ROTOS

Huevos rotos

Diana Henry non sta tradendo le aspettative, e i piatti che abbiamo preparato finora ci sono piaciuti e pure parecchio, anche se ci aveva abituato male, con le sue ricette ottime e mai banali, e a volte ci saremmo aspettati di più, come ha scritto Mapi nella sua ultima recensione.

Questa è, come lei scrive nell'introduzione, un piatto piccante a basso costo, perfetto per una cena veloce da tutti i giorni. Quindi anche in questo caso si potrebbe dire "ci aspettavamo di più". Ma in realtà io sono più che soddisfatta, anche perché confesso che questo è uno dei piatti del cuore di cas mia, anche prima che arrivasse la Henry, e piace a tutti tantissimo.
Le spiegazioni sono precisissime, a partire dai tempi di cottura, e il risultato è esattamente né più né meno di quel che mi aspettavo: un saporito, gustoso piatto perfetto da tutti i giorni. Ma rispetto a una fettina all'olio con pomodori di serra, vuoi mettere....?

Huevos rotos


Huevos rotos
(Uova "rotte" con cipolle e patate)

Ingredienti 
(Per due persone)

6 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 grossa cipolla, tritata finemente
400 g di patate a pasta gialla, tagliate a fette sottili (possono essere sbucciate ma si possono anche lasciare con la buccia)
sale e pepe
3 spicchi d'aglio schiacciati
2 cucchiai e 1/2 di paprika  affumicata
1/2 di cucchiaino di peperoncini in fiocchi
2-4 uova, a seconda della fame.

Riscaldate l'olio in una grande padella anti-aderente a fuoco medio. Unite la cipolla e le patate.
Friggete per 12 minuti, o comunque finché le patate sono morbide e ben rosolate, quindi salate, unite l'aglio e le spezie e cuocete per altri 4 minuti.
Rompete le uova una a una direttamente sopra la padella e fatelo dall'alto (almeno 30 cm) in modo che le patate si rompano nell'impatto con la padella. Salate, pepate e fate cuocere per un minuto senza mescolare. Potrete raccogliere un po' d'olio dal fondo della padella, inclinandola per raccoglierlo meglio, e spargerlo sulle uova per cuocerle al meglio.
Forate le uova con una forchetta - le uova sono rotos, alla fin fine - e servite appena i tuorli cominciano a rapprendersi.  

NOTE

Waxy potatoes: Ripeto quanto scritto nella mia precedente ricetta: sono le patate con poco amido, a polpa soda, adatte ad essere fritte o cotte arrosto. Le patate a pasta gialla che si trovano da noi vanno sostanzialmente bene per tutti gli usi, e qui sono perfette.

Olio extravergine di oliva: anche in questa ricetta la Henry che, contrariamente a molti food-writer anglosassoni, ci invita ad usare l'olio extravergine di oliva e non il semplice olio di oliva. Sia lode alla Henry! 

Annotazioni: ho rifatto la ricetta due volte ultimamente, una sbucciando le patate e l'altra con la buccia. La versione con la buccia ha un quid in più che mi ha conquistato. D'ora in poi buccia forever!

Personalmente ho ridotto un po' l'aglio (un paio di spicchi invece che tre), ma qui è question di gusti, e avrei preferito che le cipolle non fossero tritate finemente ma più grossolane, secondo me è un piatto in cui sentire la cipolla, ovviamente se perfettamente cotta, sotto i denti dà il suo massimo.

La ricetta, pur nella sua inequivocabile semplicità, è gustosamente

PROMOSSA

giovedì 12 gennaio 2017

LEMON & RICOTTA CAKE




 
Seconda volta allo Starbooks per Diana Henry. Già la prima volta ci era piaciuta parecchio... sarà lo stesso anche con questo libro??? ;)
Dopo qualche giorno di ricette salate oggi tocca ad un dolce, e se vi piacciono le torte umide, il limone e la ricotta come piacciono a me, non potete perdervi questa ricetta!!! E' alla portata anche di cuochi alle prime armi, se seguirete le precise istruzioni dell'autrice :)
L'autrice scrive che questa è la torta perfetta per dare il benvenuto alla primavera!

tra parentesi le mie note

Lemon & Ricotta Cake
da Simple di Diana Henry
Ingredienti per 8 persone

175g di burro morbido, più quello per lo stampo
175g di golden caster sugar ( per me zucchero semolato)
la scorza grattugiata di 4 limoni non trattati, più il succo di 3
3 uova grandi, tuorli e albumi separati
250g di ricotta, ben scolata
100g di farina autolievitante
25g di mandorle appena macinate (o farina di mandorle)
1 cucchiaino di lievito per dolci
 zucchero a velo per servire

Preriscaldare il forno a 180°C. Imburrare una tortiera ad anello di 20 cm di diametro.
Montare a crema burro e zucchero con uno sbattitore. poi unire le scorze di limone. Aggiungere poco per volta i tuorli leggermente sbattuti, mescolando bene tra un'aggiunta e l'altra. Scolare bene la ricotta ed unirla alla pastella.
Montare gli albumi a neve non troppo ferma. Versare il succo di limone nella pastella, aggiungere la farina, le mandorle e il lievito. Amalgamare due grossi cucchiai di albumi montanti alla pastella, per ammorbidirla, poi incorporare il resto (mescolando delicatamente dal basso verso l'alto per non smontare il composto). Versare il composto nello stampo ed infornare per 45-50 minuti. Fare la prova stecchino, che dovrà uscire pulito, anche se la torta, data la presenza della ricotta, sarà molto umida.
Rimuovere l'anello, delicatamente, e lasciar raffreddare.
La torta è deliziosa mangiata tiepida, ma anche a temperatura ambiente .Spolverizzare con zucchero a velo e servire con frutti di bosco, crème fraîche o panna montata.
La torta è migliore mangiata il giorno stesso in cui viene preparata.


Note personali

- la torta è veramente deliziosa e la ricetta mantiene la promessa del titolo del libro: "Simple" e veloce, aggiungo io, ma non per questo è meno buona... anzi! Il limone e la ricotta, in questo dolce, si sposano veramente a meraviglia... Dosi e procedimento non lasciano spazio ad errori.

- temevo che la quantità di limone, tra scorze e succo, fosse troppa, ma non è così, Il limone ovviamente si sente, ma è in perfetto equilibrio con gli altri ingredienti.

- io ho utilizzato uno stampo antiaderente di 20 cm di diametro e alto circa 5 cm, senza fondo amovibile, ma non ho avuto alcun problema a sformare la torta. Lo stampo deve essere di almeno 5-6 cm di altezza, in modo da poter contenere tutto il composto.

- in cottura la torta si alzerà abbastanza (lievito e uova fanno il loro lavoro), per poi sgonfiarsi leggermente una volta sformata: è normale che sia così.

Questa torta tornerà presto sulla mia tavola e la ricetta è decisamente:


 PROMOSSA