lunedì 8 febbraio 2021

LO STARBOOK DI FEBBRAIO 2021 E'..............

 

 

Carpathia, di Irina Georgescu 


La Romania è un Paese tanto bello quanto misconosciuto. 

Ad offuscare la fama della sua bellezza c'è una storia di dominazioni, dai Romani ai Turchi, dagli Austriaci all'Unione Sovietica, fino agli anni del terrore della dittatura  di Nicolae Ceausescu, il cui nome ancora oggi è associato ai peggiori crimini contro le libertà e i diritti fondamentali delle persone. Per noi che, in quegli anni, abbiamo vissuto dal nostro privilegiato angolo di mondo le vicende che portarono alla liberazione del popolo rumeno da una delle dittature più repressive del secolo scorso, la deposizione di  Ceausescu venne percepita come un nuovo inizio, una finestra spalancata su un futuro roseo, da costruire con ottimismo e fiducia. Per i Rumeni, invece, non fu così facile voltare pagina: al di sotto delle questioni più urgenti, di natura politica, economica e sociale, il peso di quanto subito gravava come una zavorra sulle spinte di rinnovamento e di ripartenza: troppe le angherie, troppi i soprusi, troppe le violenze, fisiche e psicologiche che dilaniavano la memoria recente e passata di questo popolo, impedendogli di aprirsi con slancio al mondo che lo circondava e da cui era stato forzatamente separato, per così tanti anni. E così, a differenza della Germania dell'Est o dell'Ungheria o della Polonia che trovarono ora nella geografia, ora nella storia, ora nelle radici della loro cultura il coraggio per promuovere il proprio territorio e le proprie ricchezze, la Romania è rimasta ai margini, come un animale che ha ancora bisogno di leccarsi le ferite, prima di tornare a correre libero. 

Oggi i tempi sembrano finalmente maturi, sia grazie alla raggiunta stabilità economica del Paese e alla nuova sensibilità per le piaghe sociali che lo dilaniavano (su tutte, quella degli orfani), sia anche agli influssi positivi di una emigrazione che ha contribuito a diffondere la cultura rumena nel mondo, in modo sommesso ma costante e a far cadere gli ultimi baluardi di difesa, da una parte e dall'altra. 

Non a caso, l'editoria gastronomica aveva scelto proprio la Romania come "argomento caldo" per il 2020, promuovendo la pubblicazione di quello che si annuncia come  il primo libro di cucina rumena in senso moderno, vale a dire Carpathia, di Irina Georgescu: per la prima volta, infatti, le ricette della tradizione si svecchiano nella forma editoriale e si rendono accessibili anche al di fuori dei confini nazionali, nell'accezione più nobile e più contemporanea della pratica della condivisione, intesa oggi come punto di incontro e di dialogo fra culture. 

Carpathia si annuncia quindi come un coacervo di novità: è nuovo l'orientamento geografico (dai sentieri ormai già battuti del Medioriente ci si sposta su quelli più impervi e solitari delle montagne dell'Europa centrale), è nuovo il contenuto (la cucina rumena è ancora un territorio tutto da esplorare), è nuovo l'approccio, con una mano tesa verso gli altri che aspetta solo di essere stretta, con gratitudine e calore. 

E' quello che proveremo a fare da domani, nelle tre settimane che seguiranno, proponendovi le ricette che più ci hanno colpito di questo libro, nella speranza che le promesse vengano tutte soddisfatte, alla prova dei fornelli: cominciamo domani e, al solito, vi aspettiamo tutti, qui allo Starbooks!

 

8 commenti:

  1. Interessantissimo.
    Mi incuriosisce molto la cucina dell'Est dell'Europa.
    La percepisco come una diversa declinazione della cucina praticata nella parte ovest dell'Europa, dunque qualcosa con presupposti simili, ma con risvolti originali.
    Speriamo sia un bel libro

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    1. le recensioni, anche degli amici rumeni, sono ottime. Incrociamo le dita

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  2. Avevo una cara amica Rumena tanti anni fa; adesso ci siamo perse di vista, ma mi ha parlato sempre entusiasticamente del suo Paese, della sua cucina, della loro vita. L'unico accenno che ha fatto della dittatura di Ceausescu, era che lei e sua sorella quando erano per strada parlavano solo del più e del meno e non accennavano mai a commenti sulla situazione politica, per timore di essere sentite e perseguite. Lo ha detto una volta sola, en passant. Ho avuto la misura di quanto ha vissuto una volta che i carabinieri ci hanno fermate per un controllo e hanno cominciato ad assumere atteggiamenti "abusivi", perché io rispondevo a tono e lei mi supplicava di stare zitta. Alla fine ci hanno lasciate andare e lei mi ha chiesto se fossi pazza a discutere con le Forze dell'Ordine. Per me era normale: il loro stipendio era pagato dalle mie tasse, e quindi avevo voce in capitolo sul loro modo di operare. Per lei invece la normalità passava dal tacere, subire e andarsene quanto prima.

    Avevo cominciato a parlare di cucina e sono passata ad altro... torniamo alla cucina. Lei mi diceva sempre che i sottaceti che trovava in Italia non erano buoni come quelli che facevano loro in Romania. Una volta che l'avevo invitata dai miei a Pasqua, ha portato delle uova sode tinte, con stampate delle foglie (di sedano): a Pasqua da loro si usava romperle facendo "cin cin" con i vicini di tavolo. E poi parlava del goulasch, e una volta alla fiera dell'artigianato mi ha fatto assaggiare un dolce, una specie di maxi cannolo di brioche fritta (tipo bombolone), cosparsa di zucchero e cannella.

    Insomma, sarebbe ora che imparassi qualcosa di cucina Rumena!
    Un abbraccio e buon lavoro.

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    1. Mapi, hai centrato tutto. il senso di questa introduzione e alcuni dei piatti più rappresentativi di questa cucina: non so se sarà possibile riprodurli qui (sono preparazioni molto lunghe, su cui incidono tanti altri fattori, e affidare a queste un giudizio sul libro significa tentare la sorte), ma vanno al cuore della tradizione rumena.

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    2. p.s. il maxi cannolo l'ho assaggiato a Cracovia, è una preparazione trasversale a tutta la zona baltica e balcanica

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    3. Ho capito, comincio a far spazio on libreria. 🙂

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  3. Bellissima scelta, secondo me. Vediamo che succede.

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