giovedì 31 maggio 2018

MON GRAIN DE SEL: TIRIAMO LE SOMME?



La cosa più bella dello Starbooks è che ci troviamo sempre d'accordo.
Siamo d'accordo quando promuoviamo, siamo d'accordo quando rimandiamo e siamo d'accordo quando bocciamo.
Ma quello che è più bello ancora, è quando siamo d'accordo nel sovvertire un risultato certo e chiaro come il sole con un verdetto inaspettato e -forse- inimmaginabile, come è accaduto nel caso del libro del mese che, a fronte di un'infilata di promozioni, si becca un Tiriamo le Somme per nulla lusinghiero.
Perchè, diciamocelo chiaro, per passare l'esame non basta portare a casa la sufficienza della ricetta che riesce. Questo poteva forse valere 8 anni fa, agli albori del nostro progetto, quando il vuoto editoriale da colmare era cosi profondo che bastava scrivere di ricette per  acquistare automaticamente una propria dignità. Ma oggi che la bolla è scoppiata e la differenziazione è d'obbligo, è anche la coerenza con il progetto che viene dichiarato a pesare sul piatto della bilancia.
Fuori dai denti: ambire a parlare di cucine del mondo, oggi, significa alzare la posta in gioco a livelli stellari. Significa ampliare il respiro, superando i limiti della ricetta per arrivare al cuore di una cultura che ci parla attraverso ingredienti sconosciuti, tecniche nuove, abbinamenti diversi da quelli a cui siamo avvezzi, non sempre graditi al nostro palato. Significa assumersi dei rischi, insomma, con la ovvia conseguenza di saperli affrontare.
Bernard Laurence, questa volta, si ferma alla prima parte della sfida, assumendosi un rischio e pure grosso: rispetto a From Baklava to Tart Tatin, infatti, il raggio si amplia dai dolci a tutti i piatti, lasciando presumere una cultura approfondita, per non dire infinita, in materia di cibo. Ma quando si tratta di passare all'azione, le grandi ambizioni si sbriciolano sotto il peso di una approssimazione e di una superficialità imperdonabili. Le indicazioni geografiche sono vaghe (si va per continenti, neppure per nazioni o per aree), la maggior parte delle ricette non ha un aggancio preciso al luogo d'origine e, quel che più conta, subisce un processo di occidentalizzazione ingiustificabile e ingiustificato: perchè un conto sarebbe stato proporre apertamente la sostituzione di un ingrediente introvabile con altri più facilmente reperibili dalla nostra parte del mondo, un altro invece è questo tirar dritto fra Philadelphia e maionese, come se questi fossero i prodotti davvero utilizzati nelle versioni originali.
Il risultato è un libro ruffiano che di sicuro troverà giudizi entusiasti nello stuolo di chi è convinto che servire del cibo con delle bacchette sia la massima espressione della cucina asiatica o aggiungere agrumi al pollo sia l'apoteosi della cucina mediorientale.
Ma da noi, onestamente, irrita.
E pure parecchio.
Per cui, dateci retta: stavolta, lasciatelo li.
Ci vediamo a giugno, con il prossimo Starbook!

9 commenti:

  1. "Stavolta, lasciatelo lì". Parole sante! hahahaha...curiosissimo di sapere quale sarà il prossimo... magari un libro che ho già... ciao Dive dello Starbooks

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  2. Alessandra, concordo su tutto .. nulla da aggiungere... e grazie come sempre ❤️

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  3. Diciamo che ci prova, ma non ci riesce povero Bernard :)

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  4. Grazie per un giudizio difficile e, come sempre onesto. Attendo il prossimo

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  5. Ale, efficace, precisa e puntale, as usual ;)

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  6. Purtroppo però noi ce li ciupiamo sempre! Buoni o cattivi che siano! C'abbiamo 'na pellaccia ragazze!
    Fantastico tiriamo le somme!

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  7. Certo non serve che ve lo dica io, ma siete proprio brave e molto attente nei vostri giudizi. L'ho comprato 'per sbaglio' (o meglio per il fatto che avevo trovato molto interessante il suo precedente) e concordo quasi in pieno con quello che avete scritto, tranne forse un piccolo punto: per quanto mi riguarda non tutte le ricette meritano la sufficienza. Ciao.

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