martedì 31 gennaio 2017

DIANA HENRY- SIMPLE: TIRIAMO LE SOMME?



E' con grande piacere che annunciamo ufficialmente che Guido Tommasi, dopo averne acquistato i diritti, ha pubblicato proprio in questi giorni la traduzione italiana dello Starbook di questo mese. Ce lo aveva gia' preannunciato la stessa Henry, nei primi giorni di gennaio, condividendo con noi la sua soddisfazione: d'altronde, non abbiamo mai fatto mistero del nostro amore per questa food writer e sapere che finalmente verra' tradotta anche in Italia, con conseguente diffusione del suo verbo culinario, non puo' che farci felici. 
Esattamente come ci ha reso felici lavorare su Simple che, pur essendo forse il libro della Henry in cui la bravura dell'autrice si declina nei toni meno scenografici di una cucina di tutti i giorni, si e' rivelato una scoperta continua di idee veloci, capaci di rendere memorabile anche una triste cena del lunedi. 

Come scrivevo nell'introduzione, il mercato inglese non e' nuovo a queste operazioni: il numero dei food writers che hanno tenuto una colonna su quotidiani a larga diffusione, pubblicando ogni giorno una ricetta, e' pressoche' infinito. L'esigenza e' reale e nasce dalla storica disaffezione del popolo britannico per la cucina, intesa anche nella sua accezione piu' ampia, come momento centrale della vita familiare, con ripercussioni ormai accertate sul tessuto sociale: la maggior parte dei programmi di recupero del disagio giovanile comprende anche una educazione al cibo che ha proprio nel cucinare e nel servire a tavola pasti non precotti il suo punto di forza.

Tuttavia, a dispetto della frequenza dell'operazione e delle motivazioni non necessariamente legate all'ambito gastronomico, le firme che siglano questi articoli sono, da sempre, di altissimo livello: da Delia Smith a Nigel Slater, il testimone e' passato negli anni a Tom Parker Bowles, Hugh Fearnley- Whittingstall, fino a Yotam Ottolenghi e a Diana Henry, appunto, che si e' affermata come la vera interprete di una cucina che non ha paura di "volare basso" ma che, anche per quello, e' capace ugualmente di sorprendere e stupire. 

Come ci dicevano da giovani, quando toccavamo per la prima volta volanti e pedali dei freni, guidare non e' "correre". E' saper manovrare, saper affrontare le curve, "sentire" le marce, accompagnare la nostra macchina ora con garbo, ora con grinta, senza che si avvertano salite, discese, rettilinei. E' sapere accontentarsi di una prima, quando e' il caso, lasciando intuire a chi ci sta di fianco che quando sara' il momento buono sapremo usare anche tutto il resto- e alla stragrande. 
Ecco: la Henry, in questo libro, e' proprio cosi'. Una guidatrice provetta, che affronta le salite della sfida piu' difficile della cucina, che e' quella quotidiana. Non e' la primadonna a cui si chiede un monologo, non e' la soprano che intona la sua aria preferita. E' colei a cui si chiede, molto meno semplicemente, di far quadrare il cerchio del "cosa metto in tavola?" tenendo conto delle esigenze e delle insidie della vita reale. Che sono il tempo che manca, ma a volte anche la voglia. Il budget da far quadrare, che ha nella gesione di frigo e dispensa uno dei punti chiave del bilancio domestico. I gusti dei familiari, la loro salute, il desiderio di poter trovare sulla tavola quella consolazione che e' mancata loro durante la giornata. 

Questo e' quello che fa la Henry in Simple, mettendo il suo sconfinato sapere e la sua penna meravigliosa a servizio di un progetto complicato il cui scopo ultimo e' anche quello di alleggerire il fardello di cose da fare con i suggerimenti e le astuzie che puo' dare un'amica. Ed ecco quindi sdoganati in modo intelligente certi tabu che, invece, se utilizzati con sapienza, si trasformano da nemici in alleati, dai cibi conservati ai crostoni che finiscono per rendere nutriente un piatto altrimenti povero: ecco svelate contaminazioni di una cucina fusion fatta di pizzichi e di piccole quantita', da sole capaci di aprire il palato a sapori nuovi, piu' che mille libri e mille trattati: ecco nobilitate quelle preparazioni veloci, furbe, a cui ricorriamo quando siamo con l'acqua alla gola e che la Henry alleggerisce dei nostri sensi di colpa, dicendoci che, vivaddio, un piatto di patate fritte e uova sode e' una gioia per il palato e che no, tranquilli, le porte dell'inferno non si spalancheranno mai, per un montagnetta di funghi alla panna che troneggia lasciva su una fetta di pan brioche. 
Ecco che cosa fa la Henry, con Simple. 
Ed ecco perche' questo libro ci e' piaciuto, cosi tanto. 

Ovvio che ci auguriamo che piaccia anche a voi. Lo scopo dello Starbook, infatti, da qualche anno a questa parte, e' proprio questo. Non solo testare libri di cucina, ma sempre di piu' presentare al pubblico italiano autori e libri nuovi, magari conosciutissimi all'estero ma del tutto sconosciuti in Italia. La formula rimane la stessa, ma diverso e' il progetto. Non piu' decidere qui il valore di un libro, ma prendersi la responsabilita' di deciderlo prima- e poi proporlo all'esterno. Si e' trattato di una evoluzione naturale, alla quale hanno contribuito le migliaia di lettori che ci seguono ogni giorno sul blog, a cui si aggiungono le decine di migliaia che ci seguono ogni giorno sui social, in questo percorso condiviso che ormai facciamo insieme da anni e di cui, poco alla volta, abbiamo preso consapevolezza anche noi. Forse ci mancano i paroloni (dovremmo usare il termine trend setter, se non fosse che d'istinto pensiamo subito ad una nuova razza canina), ma la sostanza e' quella. 
Ragion per cui, ci fa piacere vedere che, in questi mesi, e' tutto un fiorire di ricette di Ottolenghi e tratte da From Baklava to Tarte Tatin: vuol dire che abbiamo fatto centro. 

Certo, ci piacerebbe che qualcuno ogni tanto si ricordasse di citare lo SB, anziche' farsi osannare come lo scopritore di Yotam (dopo 5 anni che ne parliamo- e all'inizio, con Plenty, eravamo davvero la voce che grida nel deserto) o di questo bellissimo libro sui dolci del mondo (dopo l'impennata di visite che ci ha regalato l'opera di Bernard Laurent): ma questo, lo sappiamo, e' chiedere troppo. 
A meno che qualcuno non ci trovi un dominio .lourdes, con tanto di miracolo incorporato...

Al mese prossimo, con un libro bomba. 

8 commenti:

  1. Carissima Ale, cito una frase su tutte, dal tuo magnifico post: "Diana Henry [...] si è affermata come la vera interprete di una cucina che non ha paura di "volare basso" ma che, anche per quello, è capace ugualmente di sorprendere e stupire."
    Se solo anche in Italia, con l'immenso patrimonio gastronomico che abbiamo, dessimo voce a persone di questo calibro anziché affidarci ad Antonella Clerici e Benedetta Parodi, magari anche da noi si riscoprirebbe il gusto di cucinare bene anche con poco.
    Sono felicissima che la Henry cominci ad essere tradotta anche in italiano, così come Ottolenghi (per quanto sia stato tradotto male: so per certo che nel Plenty italiano la double cream è diventata panna da cucina, sob); sarò felicissima quando cominceranno a tradurre anche Purnell (e mi offro come traduttrice ;-) ), ma il giorno in cui i food writer italiani (se esistono) daranno alle stampe libri di cucina degni di tale nome, sarà festa grande per il mondo gastronomico italiano.
    Grazie come sempre per aver centrato il punto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sai meglio di me che e' una battaglia persa, quella delle traduzioni dall'inglese. E, torno a dire, se un editore affidasse allo Starbooks questo compito, prenderebbe due piccioni con una fava: traduzione competente e doppio traino. E' il coraggio quello che manca, compreso quello che ci vorrebbe a cascare in piedi....

      Elimina
  2. Starbookers del mio cuore, vi seguo da qualche anno e tante sono le ricette che ho gustato grazie a voi, ma posso affermare che Simple è il libro che più di tutti mi ha incuriosito e stimolato; finora nell'arco di 10 giorni ho già cucinato 3 ricette, altre sono in attesa di essere eseguite, cosa che farò molto presto perché quelle provate mi sono piaciute davvero tanto.
    Che dire GrazieGrazieGrazie, anche questo mese mi siete state preziose... <3
    Adesso mi organizzo con un artificiere per affrontare al meglio il prossimo libro "bomba" :-DDDDD

    RispondiElimina
  3. Voi sapete che amo la cucina semplice. Semplice nel senso di vera, ragionevole e ragionata. Spesso mi sono sentita "fuori luogo" all' MTC per il fatto di non saper portare un'altra voce da parte mia. Poi mi sono resa conto che questa è la mia voce e da questa voglio partire per crescere senza snaturarmi ma guardando avanti. Simple è un libro di cui cucinerei tutto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Elisa, credo che il più grosso contributo che il blog abbia portato alla mia vita, sia stato proprio quello di farmi trovare la mia strada.
      Sono partita che credevo di amare fare i dolci (come suggerisce il nome del mio blog) e il pane; strada facendo ho scoperto che mi piacciono i fondi e i salati. L'MTC è un modo di declinare le nostre inclinazioni all'interno della sfida; Starbooks è una continua scoperta di libri e autori, alcuni dei quali ci sono più congeniali, altri meno. Simple a mio avviso mette d'accordo tutti: tutti noi infatti abbiamo l'esigenza di mettere insieme la cena durante la settimana, di regola senza cucinare piatti da chef. E' un libro a mio avviso meraviglioso, che ha centrato pienamente il suo obiettivo: effortless food, great flavours. Come dire, il meglio dei due mondi. :-)
      Un abbraccio.

      Elimina
  4. Non si poteva dire niente di più, non si poteva dire meglio.

    RispondiElimina
  5. Mi rifaccio a Gaia. Le analisi di Alessandra sono un distillato di intelligenza e cultura difficili da eguagliare. E Simple sarà il prossimo Jerusalem.
    Starbook comunque, è sempre un passo avanti e nessuno può negarlo! :D

    RispondiElimina
  6. Ale, hai racchiuso stupendamente in una pagina, tutto quello che è il nostro pensiero, con il tuo inconfondibile stile... :)
    Starbooks sempre un passo avanti!!!

    RispondiElimina