lunedì 30 marzo 2015

TEA FIT FOR A QUEEN: TIRIAMO LE SOMME?



"Promossa, promossa, promossa..."
... e la mano dei nostri lettori agguanta il borsellino
"promossa, abbastanza promossa, del tutto promossa"
... e l'altra mano punta il timone del mouse in direzione amazon.uk
"promossa, promossa, promossa"
... il numero della carta di credito lampeggia, il carrello virtuale è riempito e per avere un tè come a Buckingham Palace basta un semplice clic...
Ecco: non fatelo. 
Non schiacciate quel pulsante. 
Navigate altrove, guardate altrove, destinate altrove il vostro denaro, perchè davvero non vale la pena di acquistare lo Starbook che ci ha accompagnati in questo lungo mese di marzo. 
Al solito, le prime ad esser rincresciute siamo noi, non fosse altro  che per esserci lasciate abbindolare dall'azzurro tiffany della copertina, dal titolo così gravido di lusinghe, dal coinvolgimento di una istituzione così seria come l' Historic Royal Palaces e, buon ultimo, anche dal prezzo contenuto: 10 sterline per un tè con la regina, in fondo, avevano il sapore di un investimento, e pure dei più furbi. 

A fine verifica, invece, il sapore è quello, amarognolo, della fregatura, una sorta di "settimo gusto" non ancora codificato ma ,ahinoi, tante volte sperimentato, che, in questo caso, riassume tutte le magagne di questo libro: un numero veramente esiguo di ricette, una descrizione eufemisticamente frettolosa e, quel che  è peggio, nessun criterio nella loro selezione. 
 Il che  è colpa sempre esecrabile, che diventa peccato mortale, se di parla di "afternoon tea". 
Proprio poche settimane fa, i giornali britannici pubblicavano fra lamenti, pianti ed alti guai, un de profundis per il loro rito nazionale, constatando la schiacciante vittoria della tanto deprecata bustina sulla miscela sfusa, più una serie di altre detestabili abitudini, fra cui spicca, con orrore, la preparazione del té direttamente in tazza. 
L'high tea è morto, viva l'high tea, per intenderci.
Stracciamento di vesti a parte, la notizia non crea poi così stupore: l'Inghilterra è un Paese con molte più facce di quante gli Inglesi stessi ammettano di avere e molte di esse sono ormai perfettamente radicate nel tessuto sociale, con una inevitabile commistione di spazi che ha causato un arretramento della tradizione, compresa quella con la T maiuscola.
Nello stesso tempo, però, l'etichetta è sempre quella: e se si decide di affrontare un argomento codificato nei secoli come appunto il tè delle cinque, il primo comandamento è non sgarrare sui fondamentali. 
Non accompagnare mai un high tea con torte alla crema, per esempio
O con cioccolato a profusione
O con dolci fritti
O con strati di salsa, se parliamo di savoury
Per non parlare di certe modifiche al limite dell'attentato, come la marinatura dei cetrioli per i Cucumber Sandwiches nell'olio d'oliva, che è roba che grida vendetta al cospetto di Sua Maestà, galleria degli antenati compresa. 

Non era poi una missione così impossibile:  bastava solo  seguire le regole, sollevare la coltre dell'approssimazione e recuperare le decine e decine di ricette che si abbinano al tè, per ottemperanza ai criteri del gusto, ancor prima che all'ossequio della tradizione. 
Come dicevamo nell'introduzione al libro, la letteratura sul tema è vastissima: era sufficiente una consultazione veloce, per espungere dalla raccolta quello che proprio non c'azzecca e sostituirlo con qualche loaf, qualche "coffee cake" (lo so che è una contraddizione in terminis, ma se pensate al grado di annacquamento del caffé britannico, vi siete risposti da soli), uno a caso fra le centinaia di buns che costellano la geografia gastronomica del Paese, per non parlare delle moderne variazioni sul tema, in fatto di scones e focaccine. 
Ne sarebbe derivato un libro nuovo che, grazie anche all'arricchimento della sezione storica, avrebbe dato un senso all'acquisto, anche da parte di chi ha già colmato lo spazio sugli scaffali, alla sezione "tè". Invece, ne è venuto fuori un libretto piuttosto insulso, il cui pregio principale è il non provocar rimpianto, a lasciarlo dov'è.

Ci vediamo nei prossimi giorni, con il Redone-e appuntamento al 13 aprile, per il prossimo starbook!

5 commenti:

  1. ecco, questo mese non mi ero esaltata particolarmente, credevo fosse colpa mia che avevo la testa altrove, invece forse sentivo che questo libro non sarebbe finito tra i "consigliati". guardiamo il lato positivo: per questo mese la mia carta di credito vive serena ;P

    aspetto il prossimo con curiosità!

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  2. Purtroppo sottoscrivo quello che hai detto, parola per parola: ho investito male i miei soldi, e credo che questo libro sarà tolto dalla mia libreria, dove ruba spazio prezioso che invece destinerò a libri più interessanti di lui.
    Peccato però: la Historic Royal Palaces ha perso un'ottima occasione per fare cultura, mentre ha colto al volo quella di diffondere idee sbagliate in merito; e per fortuna che io, ignorantissima di High Tea, ho le colleghe Starbooker che mi riportano sulla retta via... ;-)

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  3. Come già detto è stata persa un'occasione perchè poteva uscir fuori un libro davvero ben fatto ed interessante. Pensiamo al prossimo :)

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  4. se anche la monarchia è un'istituzione superata, era inevitabile che ne risentisse pure il té.
    rigorosamente lipton.
    rigorosamente in bustina.
    o no? :-)

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  5. vista la mia specializzazione, diciamo così, ero curiosa di leggere le ricette e le recensioni relative a questo libro. mi dispiace per la vostra delusione ma io credo che alla fine sia solo un libretto da turisti, cioè di quelli che si acquistano quando si va in gita a Londra, come le guide che raccontano in tre pagine la storia di palazzi e chiese.
    ps mi dispiace ma per gli inglesi la monarchia non è un'istituzione superata, anzi.

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