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venerdì 29 novembre 2013

DELIA'S CAKES: TIRIAMO LE SOMME?

Promossa, promossa, promossa, rimandata, rimandata, e poi per il resto vai col rosario di peana: questo Delia's Cakes ha riscontrato i favori di tutti e acceso entusiasmi come non succedeva da un po': tanto che abbiamo dovuto trattenere due ricette del Redone che già riproponevano le meravigliose torte tratte da questo libro.
Epperò...
Sentite: posso andare controcorrente? E lo posso dire, che questo libro - bellissimo nella grafica, accattivante nella proposta delle ricette, estremamente chiaro nelle spiegazioni- è solo l'ombra di quella che fu la grande Delia Smith dei decenni passati?
Senza nulla togliere a Delia's Cake, sia chiaro. Ma se avete mai letto uno dei classici di questa autrice, probabilmente avrete già capito dove voglio andare a parare. 
Come scrivevo nel post introduttivo, la Smith è una che si è fatta da sola. E' partita dal basso, forte di una grande passione per la cucina, seconda solo ad una straordinaria semplicità nella comunicazione. Le ricette che lei spiegava ai suoi lettori erano i classici della cucina inglese, quelle ricette di famiglia venate magari da una patina di "buone cose di pessimo gusto", non imparate al Cordon Belu, ma apprese nella cucina della mamma e della nonna e presentate su piatti e tovaglie che erano fuori moda già allora, in libri dove le foto scarseggiavano e gli sponsor erano ben di là da venire. Ma ognuna di queste era uno scrigno pieno di tesori: bastava leggerle, per capire che si sarebbero creati dei piccoli capolavori e, soprattutto, che chiunque ci avesse provato ce l'avrebbe fatta. Perchè, a differenza delle altre grandi scrittrici di quei tempi, come la Grigson e la David, la Smith poteva contare su quell'aria materna, tranquillizzante, accudente, grazie alla quale otteneva da subito la piena fiducia dei suoi lettori. "Perchè lo dice Delia" è stato per anni il verbo di una generazione di massaie inglesi, tenaci difensori di una tradizione che rischiava di essere travolta dalle mode dello scatolame prima e dei fast food poi: e se mai la cucina inglese è sopravvissuta a tutte queste bordate, è anche alla Smith (e alla Berry, che con la Smith ha parecchio in comune) che se ne deve il merito. 
Se non mi credete, provate a sfogliare uno dei suoi classici, dall'How to Cook ai manuali sulle stagioni, dai Delia's cookery Courses alla monografia sul Natale: c'è da restare a bocca aperta, per la varietà delle proposte e per la chiarezza delle spiegazioni. E questo, a dispetto i tutto: delle foto, della grafica, delle pose artistiche del cibo e dello sponsor delle teglie, che assicura gli sconti al 75% come prezzo di partenza ;-)

E' per questo che, personalmente, son rimasta un po' delusa da quest'ultima fatica: l'ho comprata per prima, nello Starbooks, perchè non mi perdo un libro, di questa signora. Ma, proprio perchè non mi perdo un libro, l'ho trovata leggermente sottotono, rispetto agli standard a cui mi aveva abituata. Smagliantissima e glamour, nell'apparenza. Stanca, nella sostanza. 
Ovvio che, se invece di chiamarsi Delia Smith, l'autrice avesse avuto un altro nome, probabilmente questo libro sarebbe stato esaminato con un occhio meno critico e con risultati più benevoli. E' il destino dei bravi, quello di generare aspettative sempre più alte e la nostra signora non ne è immune, purtroppo e per fortuna.  Aggiungiamoci anche che non era facilissimo imbattersi in una come la sottoscritta che le ricette della Smith le ha "bevute nel latte": il mio primo Talismano l'ho acquistato qualche anni fa, nell'ultima edizione, ma il mio How to Cook è datato 1971 ed è quello a cui mia madre ispirava gran parte dei piatti che ci propinava in quegli anni: intendo dire che la conosco benissimo e la apprezzo infinitamente di più. Ed è proprio da questa lunga, grata ed affettuosa consuetudine che nascono le mie critiche.

Sia chiaro: parliamo di un gran bel libro, che assicura ampie garanzie di affidabilità e di piena riuscita, molto ben scritto, molto ben spiegato. Se lo avete comprato, magari cogliendo l'opportunità dello sconto di cui sopra, avete fatto un affare, a maggior ragione se siete alla prima esperienza con i dolci inglesi Ma se siete ancora indecisi, dirottate le vostre scelte su uno dei titoli che ho citato prima (su Delia's Christmas, per esempio, a parer mio il più bel libro che sia mai stato pubblicato sulla cucina delle feste in questi ultimi vent'anni). 
A proposito di Natale: con Dicembre, Starbooks e Redone vanno in vacanza. Nei prossimi giorni comunicheremo gli esiti dei vincitori del Redone di Novembre, che ci faranno compagnia da Gennaio, quando torneremo con un nuovo libro e con qualche sorpresa. Fino ad allora, non resta che aspettarci, magari ingannando l'attesa spulciando fra i nostri scaffali, nel caso abbiate bisogno di qualche suggerimento per la letterina a Babbo Natale. 

Ci risentiamo, per il Redone e per gli auguri!

giovedì 28 novembre 2013

CHOCOLATE BEER CAKE


 foto by my mobile


Come non innamorarsi di ogni ricetta contenuta in questo libro? Soprattutto per me che vivrei di dolci…che solo a guardare una foto di una torta sto bene…che solo sentire un profumo vaniglioso nell’aria dimentico i mali del mondo…

Questo è il “mio” libro non ci sono storie…

Da sempre avevo nella lista delle ricette “to do” torte con la Guiness per ingrediente ma non le avevo mai fatte.

Sono monotona ? (vedi Starbooks di Paul Holliwood) può darsi …ma il sapore di questa birra mi piace molto nei cibi e nei dolci è stata una piacevolissima sorpresa.

Questa sarà una di quelle torte che ripeterò perché è , tutto sommato, veloce e d’effetto…e vi dirò di più: il giorno dopo è ancor più buona. Perché il gusto si “assesta”, le consistenze si amalgamano meglio, la morbidezza non si perde ma acquista “spessore”…


 foto by my mobile

Chocolate Beer Cake:
Ingredienti:
175 gr farina autolievitante
¼ di cucchiaino di lievito per torte
1 cucchiaino raso di bicarbonato
275 gr di zucchero muscovado
110 gr di burro spalmabile
2 uova grandi sbattute
50 gr polvere di cocco setacciata
200 ml di birra stout (guiness…) 
Per glassa:
110 gr cioccolato fondente (minimo 70%) a pezzi
2 cucchiai di birra stout
50 gr burro spalmabile
110 gr zucchero a velo setacciato
25 g di noci (circa 6 noci) tritate 
Per decorare : 8 metà noci

Attrezzatura : 2 stampi tondi da 20 cm di diametro, unte e rivestite di carta forno
Griglia per raffreddare i dolci 

Scaldare il forno a 180° 

Mettere la farina, il lievito,il bicarbonato in una capiente terrina e setacciare il tutto.
Poi aggiungere tutti i rimanenti ingredienti, eccetto al birra.
Amalgamare bene il tutto con un robot (per me, il mio fidatissimo KA)fino ad ottenere un composto cremoso. Quindi incorporare la birra poco per volta. 

Dividere il composto in due tortiere tonde dal diametro di 20 cm e cuocere nel forno (al centro) per circa 30/35 minuti. Fate la prova stecchino per verificare.
Una volte tolte dal forno staccare le pareti della torta con un coltello (attenzione il dolce è molle)

Con attenzione rovesciare la torta sulla griglia e togliere la carta forno. Prendere l’altra griglia, appoggiarla alla base e girare la torta in modo che sia rivolta nel senso giusto.
Lasciar raffreddare 

Per la glassa:
mettere la birra e il cioccolato e far fondere a bagno maria senza che il contenitore tocchi l’acqua che dovrà sobollire.
Quando sarà sciolto (5-10 minuti) togliere dal fuoco. Mescolare con il burro e lasciarlo raffreddare prima di aggiungere lo zucchero a velo e mescolare con uno frullino elettrico.
Trasferire 2 terzi della glasse in una terrina e aggiungere le noci tritate.

Quando le glasse hanno raggiunto la temperatura per essere spalmate , usare quella con le noci per farcire la torta  e utilizzare quella al cioccolato per rifinire .
Lasciare “asciugare” la glassa prima di riporla in un contenitore ermetico di latta…. 

(Questa ultima riga secondo me è assurda chi mai la riporrebbe in un contenitore una torta così!!! Questa va mangiata …subito!!!)

  
foto by my mobile


Il mio handicapp per questo tipo di torte è il frosting, è la farcitura, sono le cremine varie…

Mi sembra sempre che le dosi non siano mai sufficienti . Anche in questo caso , se proprio devo fare un appunto alla Delia , ho trovato le dosi per la farcitura un po’ “scarsine” tanto che , confesso,  di averle…raddoppiate  (ebbene si) !Ne è uscita una torta molto più ricca e ammetto di non aver utilizzato tutta la mousse preparata, ma non mi sono disperata…sono riuscita ad utilizzarla spalmandola su alcuni biscotti…(non si butta via nulla soprattutto se c’è di mezzo il cioccolato!!!)

Quindi magari le dosi non sono proprio da raddoppiare, come ho abbondantemente fatto io, ma sono da aumentare almeno di un terzo.

Tempi di cottura e gradi del forno : perfetti…
e queste son soddisfazioni per la sottoscritta che è costretta a convivere con un forno vergognoso non certo degno di una  food blogger (ma chi? Io??? Naaaaaaaaaaaa!!!)



photo by my mobile 

La torta ha concluso una cenetta con amici che hanno apprezzato anche se, appena portata in tavola , hanno subito detto : “noooo, è troppo! Dammene proprio una fetta piccola piccola…”
Vi devo dire che hanno fatto il bis e il tris??? La torta , diametro 20 cm è praticamente stata spazzata via da…ehm , quattro bocche voraci !!!

Tenetene  conto se mai la farete….io raddoppierei le dosi del tutto…ma forse le triplicherei …J
non c’è timore di avanzarne una bricola, credetemi!
Ops…dimenticavo…

La Delia Smith??? , farcitura scarsa a parte, io che son di manica larga la  promuoverei lo stesso…ma per serietà e corettezza con questa ricetta è : rimandata!


mercoledì 27 novembre 2013

STARBOOKS REDONE: ULTIMO GIORNO!


Oggi è l'ultimo giorno per mandare i vostri contributi allo Starbooks Redone del mese!
Potete lasciare i vostri link in coda a questo post , ricordandovi che il libro del mese in corso è escluso dalla scelta.
Si può vincere uno stupendo grembiule personalizzato da Le Chat Egoiste nonchè la possibilità di diventare Starbookers per un mese come già questo mese è successo a Le Blonde Femme, Murzillo Saporito e Il Bosco di alici.
E se non avete un blog? No problem, mandate ricette e foto via emai (arabafeliceincucina@gmail.com) e le pubblichiamo noi.
Forza, che manca poco!



martedì 26 novembre 2013

DOLCE AL CAFFE' E NOCI CON CREMA DI MASCARPONE AL CAFFE'

torta noci e caffè
Sono una appassionata bevitrice di caffè, di quelle un po' noiose, che amano solo il buon espresso, profumato, dal sapore intenso, non troppo leggero e neppure eccessivamente forte. Il profumo di caffè è da anni immemorabili il mio personale buongiorno alla vita, alla giornata che sta per iniziare e non saprei veramente farne a meno...
Ogni volta che sono all'estero soffro di crisi di astinenza da liquido scuro e bollente e nel mio personalissimo stile di vita, la cosa più piacevole che possa capitarmi è condividere una buona tazzina di caffè con un'amica...
La torta che vi presento oggi è stata un'altra delle scoperte che mi hanno esaltato tra quelle di Delia: il suo aroma inconfondibile di caffè e l'unione con le noci e con la glassa ricca e cremosa al mascarpone ha un sapore decisamente celestiale.
La consistenza è piuttosto soffice, una spongecake, un pan di spagna arricchito dalla presenza dei gherigli di noce e una fettina di questa delizia regala l'energia necessaria per affrontare perfino una grigia ed uggiosa giornata di novembre. 
Posso darvi un piccolo suggerimento? Una bella tazza di caffè (vi concedo anche un tè, va bene ugualmente), una fetta di torta riccamente adornata della sua soffice crema al mascarpone, un paio di amici e un'ora di tempo da dedicare solo a voi...lo so, un sogno: proviamo a realizzarlo?

Dolce al caffè e noci di Delia Smith

torta caffè e noci  
115g farina con lievito   
1 cucchiaino raso di lievito in polvere
115g burro da spalmare
2 uova grandi
115g di zucchero di canna
1 cucchiaio colmo di polvere per caffè espresso
50g noci, molto finemente tritate
Per il riempimento e decoro
250 g di mascarpone
1 cucchiaio colmo di polvere per caffè espresso
1 cucchiaio di zucchero di canna
1-2 cucchiai di latte
8 mezzi gherigli di noci

torta noci e caffè

Preriscaldate il forno a 170°C
1 . Iniziate setacciando la farina e il lievito in una ciotola capiente, con in mano il setaccio abbastanza in alto per dare alla farina una buona aerazione, quindi aggiungete il burro, le uova, lo zucchero e la polvere di caffè. Ora, usando una frusta elettrica, mescolate fino ad ottenere una consistenza liscia e cremosa, per circa 1 minuto. Dopo di che, prendete un cucchiaio e unite le noci tritate molto finemente al composto. Anche per questa ricetta Delia consiglia di adoperare un burro particolare, al quale è stato unito un po' di olio, per renderlo immediatamente morbido anche appena estratto dal frigo. Io ritengo che con un buon burro di panna e un minimo di pazienza il problema non si pone decisamente, ma se volete provare il metodo Delia, basta aggiungere un paio di cucchiai d'olio come dice la nostra Cristina.
2 . Dividete il composto tra le due teglie preparate, livellate con il dorso di un cucchiaio e cuocete vicino al centro del forno per circa 25 minuti. Le due sponge sono cotte quando, premendo leggermente con il dito mignolo la torta, la pasta "torna su".  Toglietele dal forno e, dopo circa 30 secondi, passate la spatola intorno ai bordi e sformate le sponge. Fatele raffreddare su una gratella, capovolgendole, per evitare che si attacchino alla piastra d'appoggio.
3 . Mentre la pasta si sta raffreddando, dedicatevi alla crema al mascarpone per il decoro e il riempimento: in una ciotola unire il mascarpone, il caffè in polvere e lo zucchero semolato con 1 cucchiaio di latte ed ottenete una crema liscia e consistente adatta ad essere spalmata. L'aggiunta di latte non è indispensabile: decidete voi il grado di morbidezza che desiderate abbia la vostra crema. Io non ne ho usato.
4 . Quando le torte sono fredde, spalmate la metà del ripieno su uno strato, coprite con il secondo e poi decorate a vostro gusto con la rimanente metà della crema la superficie della torta. Terminate mettendo le noci in un cerchio vicino al bordo. Conservate in frigo.
noci e caffè
Osservazioni personali.
La prima volta che ho preparato questa delizia celestiale per amanti del caffè e delle noci come me, non avendo due forme da 18 cm, ma da 20 cm, ho provato ad utilizzarle: la sponge è rimasta leggermente più bassa, ma è venuta squisita ugualmente. Esaltata, ho voluto tentare la strada della torta a tre piani: ho ricavato 4 cerchi dalle mie due sponge e uno l'ho utilizzato singolarmente ricoperto di crema al mascarpone come assaggio e gli altri tre cerchi li ho sovrapposti divisi da uno strato di crema. Una meraviglia.
torta caffè e noci
Per la seconda prova, ho acquistato le forme tonde di 18 cm di diametro: ecco lo splendido risultato. Questo è l'unico fatto un po' particolare, il dover avere 2 teglie da 18. Un'alternativa potrebbero essere due teglie 16x16 o 15x17 che magari potreste trovare anche di alluminio.
Insomma questa torta è un delirio di golosità da provare all'istante!!
La quantità della crema al mascarpone è perfetta, ne vedete l'utilizzo nelle foto: ma se la vostra gola ne desidera un po' di più, nulla vi vieta di aumentare le dosi a piacimento.
Ancora un piccolo consiglio: seguite pedissequamente le spiegazioni del procedimento, perché da ciò deriva la perfetta riusscita del dolce.

E Delia è così, anche in questa occasione, inesorabilmente
PROMOSSA
Buona giornata a tutti

lunedì 25 novembre 2013

RHUBARB & ORANGE MUFFINS


Poi un giorno torni dall'ospedale dopo aver partorito, apri facebook per perdere un pò di tempo e scopri che hai vinto lo Starbooks Redone, al quale hai partecipato, sì con il solito entusiasmo, ma senza troppa convinzione soprattutto perchè hai preparato la ricetta con un panzone di nove mesi e non aggiungo altro.

Non posso che ringraziare questo bel gruppo che mi ha accolto questo mese, insieme alle mie colleghe redoners che mi hanno preceduto con le loro bellissime ricette; sono davvero felice ed onorata di averne fatto parte questo mese.

Il libro di questo mese è pieno di tentazioni per chi, come me, è goloso di dolci.

Ad ogni pagina è tutto un "questa la devo provere assolutamente", la grafica è semplice ed essenziale ma di grande effetto, ogni ricetta è corredata da foto e questo aumenta la voglia di provarle tutte.

Io ho scelto questi muffins perchè erano veloci da preparare e poi perchè amo il rabarbaro.


Rhubarb & Orange Muffins

 Per 6 muffins grandi

150 g di farina
1 cucchiaino di lievito in polvere
1/4 cucchiaino di sale
1 cucchiaio abbondante di mandorle grattugiate
zest e succo di un'arancia
1 uovo grande
75 g di zucchero di canna
50 g di burro sciolto e fatto raffreddare
225 g di rabarbaro tagliato a cubetti da 1,5 cm di lato

Per la copertura

1 cucchiaio abbondante di zucchero demerara


Preparazione:
Preriscaldare il forno a 200°C
Setacciate la farina con bicarbonato, lievito e sale in una ciotola. Per areare al meglio la farina fatelo dall'alto.

In un altra ciotola mescolate le mandorle il succo e lo zest dell'arancia, l'uovo, lo zucchero e il burro. Aggiungete gli ingredienti secchi setacciandoli nuovamente in modo da non dover mescolare troppo il composto.

Mescolate per non più di 15 secondi, non deve essere perfettamente amalgamato, anche se il composto ha una consistenza strana e ci sono grumi.

Aggiungete quindi i pezzetti di rabarbaro mescolando sempre molto velocemente.

Dividete il composto nei pirottini per muffinf e spolverate con lo zucchero in superficie.

Cuocete nella parte centrale del forno per 25-30 minuti. Lasciate reffreddare e conservate in un contenitore ermetico.

Considerazioni
Io li ho rifatti due volte. La scusa ufficiale è che non mi piacevano le foto. La scusa di riserva è che mi avanzava il rabarbaro. La verità è che ci sono piaciuti moltissimo.

Il rabarbaro li lascia leggermente umidi all'interno per cui sono buonissimi appena fatti ma il giorno dopo assumono una consistenza un pò gommosa.




Lo zucchero in superficie forse li appesantisce un pò quindi non si forma la solita cupoletta tipica dei muffins, però gli dà quella croccantezza che è comunque gradevole.

Per me è PROMOSSA, però mangiateli subito!

Murzillo Saporito

venerdì 22 novembre 2013

GOOD OLD ROCK CAKES

Questa ricetta mi ha immediatamente affascinato per una ragione. 
Non avrebbe dovuto essere sul libro.
Delia racconta di avere vecchie ricetta di dolci economici che venivano preparati specialmente in quelle famiglie numerose che non potevano permettersi molto di più, ma non avrebbero dovuto rientrare in questa edizione. Fino al momento in cui ha deciso di provarne alcuni ed è stata una rivelazione.
Essendo tutti noi abituati ai sapori di prodotti confezionati, non ci rendiamo conto di quanto una ricetta così semplice, sia immensamente buona.
Ovviamente quando si parla di bontà semplice, io non resisto e questi biscotti sono stati fatti praticamente il giorno dopo l'arrivo del libro. In un attimo.
Sono talmente facili e veloci che li ho preparati in un'ora nella pausa pranzo e li ho anche fotografati.
Dopo di che ho pensato che fossero i biscotti più buoni mangiati da molto tempo.
A mio gusto personale, diminuirei la quantità di noce moscata ma è puramente soggettivo. Inoltre il mix di frutta disidrata è componibile a vostro piacere.
Io ho inserito uvetta, cranberries,  ciliegie, albicocche, papaia e ananas perché li avevo in dispensa ed aspettavano di essere usati proprio per questi biscotti.
Da ricetta, questi non dovrebbero essere considerati dei biscotti ma dei dolcini.
Delia infatti dice che con queste quantità di ingredienti, se ne possono ottenere da 10 a 12.
Immagino quindi una sorta di pagnottelle di 8/10 cm di diametro.
Io purtroppo mi sono lasciate travisare dalla fotografia e li ho scambiati per biscotti dal diametro di 4/5 cm l'uno. La bontà non cambia! Anzi, ho deciso che questi Rock Cakes entreranno di diritto nella lista dei biscotti di Natale. Senza alcun dubbio.
Ingredienti per 10/12 cakes
350 g di farina 00
1/4 di cucchiaino di sale
2 cucchiaini rasi di lievito in polvere
175 di light brown sugar **
c.ca 1/4 di una noce moscata grattugiata fresca
1/2 cucchiaino di misto spezie
175 g di burro spalmabile
125 g di frutta mista disidratata
1 uovo grande
1 o 2 cucchiai di latte se necessario
Mischiate la farina, il sale, il lievito e zucchero in una ciotola, facendo in modo che gli eventuali piccoli grumi dello zucchero vengano schiacciati, quindi aggiungete le spezie ed il burro e cominciate ad incorporarlo con il resto fino a che non si formeranno delle briciole sottili. Per ultimo aggiungete ed incorporate la frutta.
Successivamente rompete le uova in un'altra ciotola e sbattetele leggermente con una forchetta, quindi aggiungile al composto di farina.
Mescolate fino a che non otterrete un impasto piuttosto duro (può darsi che abbiate bisogno di aggiungere un cucchiaio di latte ma certamente non più di due - io non l'ho dovuto aggiungere)
Usando due forchette fate dei cumuli di impasto bombati e sistemateli su carta da forno.
Cuocete nel forno preriscaldato a 190°C per 18/20 minuti fino a che non saranno dorati.
Lasciateli raffreddare qualche minuto sulla teglia quindi trasferiteli su una griglia e fateli raffreddare completamente.

**Il light brown sugar non è zucchero di canna raffinato come potremmo erratamente intuire da una traduzione sommaria.
Si tratta in realtà di zucchero grezzo mescolato a melassa, che gli conferiscono il caratteristico colore brunato ed una consistenza umida e granulosa.
Con il medesimo procedimento si ottengono il più conosciuto "brown sugar" e con una percentuale minore di melassa, il più leggero "light brown sugar".
Mentre nei paesi anglosassoni ed oltreoceano si può trovare con estrema facilità in qualsiasi food store, qui da noi non si trova, o comunque molto raramente in negozi specializzati.
E' più facile invece trovare la melassa, anche nei negozi di prodotti bio, per cui questo tipo di zucchero ce lo possiamo fare in casa.
Possiamo usare le seguenti proporzioni: 10 parti di zucchero bianco e 1 parte di melassa.
Quindi con 200 g di zucchero e 20 g di melassa (calda per renderla morbida e facilmente mescolabile), si ottengono 220 g di brown sugar.
In genere si mescolano zucchero e melassa con un mixer, o frusta elettrica, ma con un po' di pazienza anche a mano.
Tagliando il brown sugar con zucchero bianco 50:50, si ottiene il light brown sugar, che è quello che si utilizza in questa ricetta.
La caratteristica di questo tipo di zucchero, è il suo inconfondibile aroma di caramello, molto piacevole e profumato e rende i dolci morbidi e friabili.

Ovviamente questi stupendi Rock Cakes sono PROMOSSI!



giovedì 21 novembre 2013

VIENNESE TARTLETS





Sono onorata di far parte, per questo mese, della squadra Starbooks, insieme a Federica http://lablondefemme.blogspot.it/  e Valeria http://www.murzillosaporito.com avendo vinto il Redone di ottobre. Il fatto che io non sapessi di stare partecipando con le nuove regole, semplicemente perché non le avevo lette (shhhh che non si sappia), mi ha regalato una sorpresa ancora maggiore, orgoglio e una certa dose di autostima. Grazie ragazze, per la vittoria e per l’opportunità.
Il libro Delia's cake di Delia Smith scelto per il mese, è anzitutto bello. Di quei libri che sembrano appagare tutti e cinque i sensi. la copertina rigida, la costola di stoffa è piacevole al tatto, l’odore è quello del libro nuovo, il rumore delle pagine che si rincorrono è  piacevole e poi la vista, che è deliziata con immagini perfette e suggestive, da dolci, torte e pasticcini che oserei definire peccaminosi. Per il gusto invece non rimane che preparare le ricette…che non vi venisse voglia di provare a mangiarlo eh!?

 Ma non è soltanto il libro che sfogli, è di quelli che tieni a portata di mano perché le ricette sono tante, gustose e tutte fattibili. Dopo una prima parte dove l’autrice dà indicazioni su utensili e ingredienti, si fa riferimento alle ricette che sono gluten-free e eggfree e al sito Delia’s online cookery school http://www.deliaonline.com/ dove poter trovare altri suggerimenti e consigli. Il resto sono 92 ricette dolci divise per argomento o ingredienti.
Le Viennese tartlets sono dolcetti molto semplici, adatti per la colazione o il thè pomeridiano, veloci e facili da fare. Hanno una consistenza friabile, burrosa tanto che si sciolgono  letteralmente in bocca.



Viennese Tartlets
Per 12 tortine
Burro morbido 175 g
Zucchero a velo 60 g più quello per spolverare
Estratto di vaniglia 1 cucchiaino
Farina con lievito 150 g
Maizena 40 g
Marmellata di ciliegie o altra a piacere 4 cucchiai



Mescolare il burro con lo zucchero a velo e l’estratto di vaniglia con un cucchiaio di legno fino a formare un composto morbido e cremoso. Aggiungere la farina e la maizena setacciate fino a avere un composto morbido e compatto. Dividere l’impasto in 12 pirottini da muffin e metterli in una teglia da muffin da 12 o 2 da 6.
Con il dorso di un cucchiaino, passato brevemente sotto l’acqua, fare uno spazio nel centro delle tortine spingendosi in basso per circa due terzi. Mettere le tortine in forno preriscaldato a 180°C per 20 minuti o fino a doratura, senza preoccuparsi se nel centro rimangono morbidi. Togliere dal forno e far raffreddare su una griglia per 15 minuti.


Riempire il centro di ogni tortino con la marmellata e lasciar finire di raffreddare.
Poco prima di servire spolverare di zucchero a velo. Non importa se lo zucchero a velo oscura la marmellata-presto sarà assorbito in modo da ritrovare le deliziose piccole macchie rosse al centro.
Conservare in un contenitore ermetico.

Confesso che mentre li preparavo avevo dei dubbi sulla consistenza della pasta che mi sembrava troppo dura e compatta, una sorta di frolla che sinceramente non mi aspettavo.
Prima, temevo che non si gonfiassero abbastanza, poi che si gonfiassero troppo, senza fare spazio per il buco centrale da riempire di marmellata ma, una volta tolti dal forno, erano perfetti per essere farciti.
Delia parla esplicitamente di cucchiaio di legno ma io ho usato il mixer con il gancio a foglia per gli impasti più consistenti.
Si mantengono molto bene per alcuni giorni anche all’aria, la consistenza burrosa non si perde, anzi acquista morbidezza.
Dubito che vi possano rimanere per più di 2 giorni ma se fosse conservateli dentro una latta.
Ho costretto convinto mio marito che non ama i dolci ad assaggiarle e le ha finite tutte, implorandomi di rifarle subito. Testuali parole: “hanno una consistenza fantastica, sembrano canestrelli ma più morbidi, sono uno spettacolo”.

 Delia PROMOSSA


Il bosco di alici



mercoledì 20 novembre 2013

SEMOLINA SHORTBREADS - SHORTBREAD AL SEMOLINO


La prima volta che sono andata nel Regno Unito avevo 15 anni; ero in vacanza-studio con sistemazione in famiglia e i dolci che mi propinavano erano pessimi: troppo dolci e senza nessun sapore particolare, lo zucchero predominava su tutto. Abituata ai dolci siciliani, dolcissimi è vero, ma ricchi di aromi e di sapore, ne avevo tratto la conclusione (errata) che gli Inglesi non sapessero preparare i dolci. A dire il vero tale convinzione si era estesa a tutta la cucina britannica, perché se è vero che avevo sempre mangiato tutto quello che mi era stato presentato ai pasti (e avevo scoperto il delizioso burro di arachidi, di cui mi ero portata in Italia un bel barattolo), è anche vero che mangiare bene era un’altra cosa.

Qualche anno dopo un’amica Inglese ospite a casa mia, ci portò un paio di scatole di Shortbreads. Scetticissima, ne assaggiai uno per non offenderla e ne rimasi folgorata. Quella magnifica frolla che si scioglieva in bocca, burrosa fino all’inverosimile e buona da morire, era una delizia che non avevo mai assaggiato prima e che mi ha aperto nuovi orizzonti. Di cercarne la ricetta non mi era neppure passato per l’anticamera del cervello; poi allora non esistevano né internet, né tantomeno i personal computers: c’era la macchina da scrivere, e forse ne stavano mettendo in commercio la versione elettrica in quegli anni, quindi dove me la andavo a trovare la ricetta? Meglio cercare quei deliziosi biscottini nei negozi che vendevano English Food a caro prezzo: lo consideravo un ottimo investimento per la mia paghetta settimanale.

Poi sono diventata grande, ho scoperto internet, ho raccolto varie ricette di Shortbreads ripromettendomi di farli, ma la mia to-do list si allungava ogni giorno di più e i poveri frollini andavano sempre più in fondo alla medesima.

Fino al giorno in cui non mi è arrivato a casa il pacco di Amazon contenente Delia’s Cakes, e sfogliandolo non ho visto questa ricetta. Shortbreads al semolino. E Delia dice che sono i più buoni che abbia mai mangiato. Come non darle fiducia?

Un’avvertenza: mi sono distratta e ho cosparso i miei Shortbreads con zucchero a velo anziché semolato: mi perdonate?


SEMOLINA SHORTBREADS – Shortbread al semolino
Da: Delia Smith – Delia’s Cakes – Hodder & Stoughton


175 g di farina 00
75 g di semolino macinato fine
175 g di burro a temperatura ambiente
75 g di zucchero semolato fine (tipo Zefiro, per intenderci)
Zucchero semolato per decorare

1 teglia rotonda a fondo amovibile di 20 cm di diametro



Preriscaldare il forno in modalità statica a 150 °C.

Imburrare leggermente la teglia e foderarla con carta forno.

Versare tutti gli ingredienti in una ciotola capiente e sfregare il burro con le dita fino a creare una sorta di briciolame.
Ammassare l’impasto con le mani, poi trasferirlo nella teglia e premere con le mani in modo da formare uno strato uniforme. Allisciarlo aiutandosi con il dorso di un cucchiaio, poi bucherellarlo con i rebbi di una forchetta.
Decorare i bordi premendo i rebbi della forchetta tutt’attorno, affondandoli bene (io non li ho affondati abbastanza e infatti la decorazione non si vede).

Infornare la teglia a metà altezza del forno per un’ora – un’ora e un quarto, o finché non abbia assunto un color oro pallido.

Sfornare e far riposare lo Shortbread nella teglia per 10 minuti, poi con un coltello a lama liscia tagliarlo ricavandone 12 fette.
Trasferirle su una gratella e farle raffreddare completamente.
Cospargerle con un po’ di zucchero semolato prima di conservarle in una scatola di latta.

PROMOSSA
Questi shortbreads si sciolgono letteralmente in bocca.
Non so se il merito sia del semolino, del burro o del perfetto equilibrio tra gli ingredienti, ma li ho già rifatti tre volte... e ho detto tutto. :-)


martedì 19 novembre 2013

BAKED VANILLA CHEESECAKE WITH CARAMEL SAUCE

Baked vanilla cheesecake

Capita a volte di rimanere folgorati da un libro o da un autore e capita anche che una ricetta ti colpisca immediatamente, scatenando il curioso e golosissimo D.A.P. (Devo Assolutamente Provarla).
Questo libro della Delia, come vi sarete già rese conto leggendo i post delle mie colleghe nei giorni scorsi, ha "spaccato" come si dice oggi. E' bello esteticamente, ha classe nella presentazione grafica, contiene ricette eccellenti e fa venire voglia di dire DAP ad ogni pagina.

Io confesso, vado matta per le cheesecake: hanno una consistenza vellutata ed un sapore fresco che amo molto; in più, è un dolce con una tradizione molto antica e le ricette storiche hanno su di me un fascino unico. Per essere chiari la cheesecake di storia ne ha da vendere. Ben lungi dall'essere un'invenzione moderna, affonda le sue radici nella storia antica, probabilmente anche nella preistoria. Ovunque si preparassero formaggi saporiti e quindi ovunque ci fossero pecore, mucche o capre, cioè nel mondo antico quasi in ogni luogo, si preparavano piatti gustosi, che lo utilizzavano. Si poteva unire a mille altri ingredienti in mille preparazioni, dal comune pane e formaggio accompagnato dal vino, altra immancabile presenza sulle tavole Mediterranee, alle misture con carni diverse o verdure. 

Da qui alla preparazione di dolci il passo è stato molto breve. Unirlo con il miele e la farina per creare piatti energetici e pieni di sapore, deve essere stato naturale. Se ne parla ufficialmente in testi antichi, ci sono note che ci arrivano dall'antica Grecia, in cui si racconta che torte di formaggio dolci venivano offerte ai vincitori delle olimpiadi. C'è il passaggio di questi dolci attraverso i conquistatori romani, che ne curarono la preparazione con grande attenzione; da loro il viaggio verso il Regno Unito e da lì in Scandinavia e nel resto di Europa per giungere, ovviamente nel tempo, fino in America.

La differenza fra i tipi di cheesecake dipende essenzialmente dal tipo di formaggio usato: da noi è ricotta o mascarpone, Quark in Germania, Myzithra in Grecia e la crema di formaggio in Inghilterra e in America: alcune torte poi sono cotte, altre no, ma in tutte il lato caratteristico è la cremosità del ripieno accompagnato da gelatine, frutta, biscotti e mille altre squisitezze.

Questa di Delia rappresenta una perfetta cheesecake cotta in forno. La preparazione è semplice, il sapore fantastico ed equilibrato e il caramello di accompagnamento perfetto. Insomma Dovete Assolutamente Provarla!!

Baked vanilla cheesecake with caramel sauce
 da Delia's Cakes

Baked vanilla cheesecake

Ingredienti per 8
Per la base
200 g di shortbread
50 g di burro, fuso
Per il ripieno
300 g formaggio tipo Philadelphia
175 g di zucchero di canna
25 g di farina
350 ml crème fraiche
3 grandi uova, sbattute
1 cucchiaio di estratto di vaniglia
Per la salsa al caramello
250 g di zucchero bianco semolato
3 cucchiai di acqua calda
150 ml di panna


baked cheesecake

Preriscaldare il forno a 150 ° C ,

Come prima cosa, frullate gli shortbread in un robot da cucina, metteteli in una ciotola e unite il burro fuso, amalgamandoli.

Versate poi il composto in una teglia a cerniera di 20 cm di diametro e 4 di altezza, foderata con carta forno e poi premetelo con il dorso di un cucchiaio di metallo per formare una superficie liscia .

Per il ripieno, mescolate in una ciotola la crema di formaggio, lo zucchero semolato e la farina. Poi aggiungete la crème fraiche, le uova sbattute e la vaniglia .

Versate metà del composto sulla base di biscotti e posizionarlo sul ripiano basso del forno, quindi versate l'altra metà. Cuocete in forno per 55 minuti, al termine dei quali il cheesecake sarà a malapena colorato, ma dovrebbe essere sufficientemente sodo sul bordo e ancora un po' "traballante" in centro. Il mio forno scalda moltissimo quindi ho tenuto il forno leggermente più basso, diciamo 140° ed è venuta perfetta.

Ora spegnete il forno e lasciate il cheesecake all'interno a raffreddare completamente, prima di mettere in frigo per diverse ore, a rassodare. Una volta raffreddata, la cheesecake può essere rimossa dalla sua teglia e collocata su un piatto da portata .

caramel sauce

Per la salsa al caramello : mettere lo zucchero semolato nella casseruola a fuoco molto dolce. Mentre lo zucchero si scioglie (cosa che richiederà circa 7 minuti, dice Delia: con la retina spargifuoco a me sono occorsi 12) scuotete la padella di tanto in tanto per impedire che una parte inizi a caramellarsi prima che tutto lo zucchero sia sciolto.

Quando lo zucchero si è sciolto, alzate la fiamma in modo che il liquido inizi a sobbollire e scurire.
Mescolate e cuocete a fuoco lento fino a quando il composto diventa color del miele scuro, ma fate attenzione perché lo zucchero impiega davvero poco a passare da caramellato a bruciato!

Togliete la padella dal fuoco e aggiungete l'acqua molto calda. Questo farà "scoppiettare" il caramello, quindi prestate molta attenzione nel farlo; comunque presto smetterà. A questo punto aggiungete la panna e la vaniglia e mescolate per mescolare bene.

Lasciate raffreddare e conservate in un contenitore con coperchio. Servite in una brocca per versarlo direttamente sopra il cheesecake .

Per rimuovere il cheesecake dal suo stampo a cerniera, prima fate scorrere una spatola intorno alla torta, posta su una ciotola capovolta, quindi fate scivolare delicatamente il bordo della teglia verso il basso. Utilizzate poi la spatola per farlo scivolare fuori dalla base sul piatto di portata .

Ottima.

Che dire: Delia è assolutamente

PROMOSSA

Buona giornata a tutti

lunedì 18 novembre 2013

MUFFIN ALLE MELE SPEZIATI


Eccomi alla seconda ricetta che ho provato di Delia.
Dopo i biscotti, dei muffin. Alle mele per la precisione.
Devo premettere che io non sono una grande amante dei muffin. Cerco di seguire tutte le regole d'oro, non mescolarli troppo, riempire gli stampini solo fino ai 2/3 per dar modo all'impasto di lievitare a modino, ma resta il fatto che non mi appassionano. Preferisco i cake (o loaf, come ho imparato leggendo proprio il libro di Delia), alla grande.
Però questi mi incuriosivano parecchio: adoro ogni tipo di dolci alle mele, e non potevo non provarli.
Il risultato mi è piaciuto, anche se, o forse proprio perché non sono veri muffin. Sono più simili a quei dolci alle mele in cui le mele sono la componente dominante, morbidi, umidi, non con la consistenza aerea e sbriciolosa dei muffin.


MUFFIN SPEZIATI ALLE MELE - SPICED APPLE MUFFINS
Da: Delia Smith – Delia’s Cakes – Hodder & Stoughton

Per 6 grossi muffin (a me ne sono venuti 10 di medie dimensioni)

150 g di farina (io 110 g di farina di riso (¶), 30 g di fecola di patate (¶), 10 g di amido di tapioca(¶))
1 cucchiaino da dolci di lievito per dolci (¶)
1/4 di cucchiaino di sale
1 cucchiaino da té raso di cannella in polvere (¶)
1 cucchiaino da té raso di chiodi di garofano in polvere (¶)
1 uovo grosso
40 g di brown sugar
120 g di latte
50 g di burro, fuso e lasciato raffreddare
3 mele di media dimensione, a cui va tolto il torsolo: 2 vanno sbucciate e grattate e l'altrava lasciata con la buccia e tagliata a cubetti di 1,5 cm di lato
Per la finitura
1 cucchiaio di zucchero di canna Demerara
1/2 cucchiaino di cannella in polvere (¶) (io ne ho usata di più, mi piace un intenso aroma di cannella)
zucchero semolato q.b.

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili, o riportare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE.

Imburrare e infarinare (noi celiaci con farina di riso) generosamente degli stampini da muffin. Io ho messo negli stampini dei pirottini di carta quindi non ho avuto bisogno di imburrare e infarinare.
Preriscaldare il forno a 200° C.

Setacciare le farine, il lievito e le spezie in una ciotola, tenendo alto il setaccio in modo da far prendere abbondantemente aria alle farine. Aggiungere il sale.

In un'altra ciotola sbattere leggermente l'uovo, aggiungere il latte, il burro fuso, il brown sugar. Mescolare.

Setacciare nuovamente il miscuglio di farine direttamente sopra la ciotola contenente gli ingredienti liquidi (questa doppia setacciatura è essenziale visto che il composto finale viene mescolato il minimo indispensabile).

Con un grosso cucchiaio metallico, facendo dei movimenti dal basso in alto, incorporare gli ingredienti solidi in quelli liquidi molto velocemente (non più di 15 secondi). Non si deve mescolare o battere, solo incorporare e se la consistenza del composto non risulta uniforme non importa, anzi, è proprio questa consistenza granulosa a determinare la leggerezza del risultato finale. 

Altrettanto velocemente incorporare le mele grattugiate, sempre senza mescolare.
Dividere il composto negli stampi, e mettere sopra ogni muffin qualche cubetto di mela, premendo leggermente. 
Mescolare la cannella avanzata e lo zucchero Demerara, e spargerli sopra i muffin.

Cuocere nel centro del forno per 25-30 minuti (io 35 ma il mio forno tende a mantenere molto l'umidità). Devono risultare ben dorati, sullo scuretto. Io ho fatto la prova dello stecchino, ed è per questo che li ho tenuti in forno 5 minuti in più. 


Quando sono pronti toglierli subito dal forno e trasferirli a raffreddare su una gratella per dolci.

MIE NOTE
  • ho utilizzato il mix di farine naturali per impasti lievitati di Bette Hagman che uso sempre. Ottimo, ma tende a rendere i dolci un po' pesanti e forse in questo tipo di preparazione ci sarebbe voluto un mix più aereo
  • il brown sugar si trova nei negozi etnici o, come suggerisci Laurel Evans, si può ottenere mescolando una tazza di zucchero bianco con un cucchiaio di melassa scura (anche questa non facilissima da reperire, io l'ho trovata da NaturaSì)
  • con questo libro mi sono dovuta fare una cultura, che non avevo, sulle varie tipologie di zucchero. Grazie all'Araba che mi ha tolto un sacco di dubbi! Il Demerara, che si trova anche da noi, è quello zucchero di canna abbastanza chiaro simile al semolato, ma con chicchi lievemente più grossi, perfetto per le finiture. Se non lo trovate va bene anche lo zucchero di canna normale
  • vuoi per le farine utilizzate, vuoi per il mio forno che tende a mantenere l'umidità, vuoi per le caratteristiche della ricetta, questi muffin non sono gonfiati particolarmente. A dire il vero anche nella foto del libro non risultano quei muffin cicciotti che siamo abituati a vedere. 

Il risultato finale può piacere o non piacere. A me sono piaciuti molto, proprio per questa consistenza umida e morbida che li rende abbastanza diversi da quello che ci si aspetta da un muffin. Quindi personalmente la promuovo, ma con riserva norminalistica, nel senso che a mio avviso non li avrebbe dovuti chiamare muffin :-)


PROMOSSA (CON RISERVA NOMINALISTICA) 


venerdì 15 novembre 2013

GRATED CHOCOLATE & ALMOND CAKE - TORTA AL CIOCCOLATO E MANDORLE

 

Una delle soddisfazioni più grandi di quando si rifà una ricetta presentata con una bella foto su un libro è quando viene uguale identica. Oooohhlà, vuol dire che a) si è stati bravi e b) che la ricetta è stata spiegata bene (o viceversa, fate voi).

Quel che hanno realizzato finora le mie amiche Starbookers con il libro di Delia Smith mi aveva fatto davvero ben sperare: torte e biscotti meravigliosi, perfetti, riusciti al primo colpo, ricette tutte promosse.
Non avevo dunque nessunissimo dubbio, ho scelto la mia ricetta cioccolatosa (un colpo di fulmine appena l'ho vista sul libro!) e l'ho preparata per festeggiare il compleanno di mio marito.

L'avrete già intuito... ahimè, non è mica venuta come speravo...
La temperatura del forno forse troppo alta e/o i tempi di cottura eccessivi anche per il mio vecchio, pigro forno l'hanno fatta sbruciacchiare sui bordi, le quantità di cioccolato un po' scarsine per la glassatura non mi hanno permesso la bella decorazione ondulata raffigurata sul libro e l'aggiunta di crème fraiche fredda di frigo (mea culpa) hanno reso la glassa un blocco inspalmabile. Per carità, buona era buona, ma non era neanche lontanamente simile alla foto di Delia e poi l'eccessiva cottura si sentiva eccome!

Potevo forse pubblicare qui le foto bruttine della torta bruciacchiata e glassata malamente? Naturalmente no, perché con pochi e semplici accorgimenti la ricetta poteva riuscire alla perfezione e io mi volevo togliere la soddisfazione di presentarvi un dolce non solo buono, ma anche bello: proprio come quello sul libro!!! Quindi l'ho rifatta una seconda volta ed ecco a voi la

Grated Chocolate & Almond Cake
di Delia Smith (baked my way)

ingredienti per una tortiera di 20 cm:
110 g di burro ammorbidito
2 cucchiai di olio di semi*
175 g di zucchero di canna fine
4 uova grandi codice "0", tuorli e albumi separati
6 cucchiai di latte
175 g di farina autolievitante, setacciata
110 g di mandorle macinate finemente
110 g di cioccolato fondente grattugiato, min. 70% cacao, freddo
(dopo averlo grattugiato, l'ho messo in freezer)

per la decorazione:
175 g (meglio 225 g) di cioccolato fondente spezzettato, min.70% cacao
1 cucchiaio abbondante di crème fraiche, a temperatura ambiente
2 cucchiai di panna fresca

Imburrate e infarinate una tortiera a cerniera del diametro di 20 cm, foderate il fondo con carta forno (questo non l'ho fatto) e mettetela in frigorifero fino al momento di usarla.

Preriscaldate il forno a 220°C (meglio 180°C).

Mettete il burro, l'olio di semi, lo zucchero, i tuorli, il latte, la farina e le mandorle macinate in una ciotola capiente, poi mescolate brevemente per 1-2 minuti fino a ottenere un composto liscio. A questo punto aggiungete il cioccolato grattugiato.

In una ciotola asciutta e pulita montate gli albumi a neve ben ferma, poi servendovi di una spatola di gomma aggiungetene metà all'impasto precedente. Procedete con calma e fate attenzione a non disperdere tutta l'aria incorporata negli albumi. Ripetete con la metà restante.
Versate il composto nella tortiera imburrata e livellate la superficie con il dorso di un cucchiaio. Infornate a mezza altezza, riducete la temperatura a 170°C e cuocete per 1 ora oppure finché il dolce è elastico al centro. (Io ho cotto la torta a 180°C per circa 45 minuti e ho fatto la prova stecchino.)

Sfornate, aspettate 5 minuti e poi sformate il dolce, eventualmente aiutandovi con una paletta. Appoggiatelo su una gratella e fatelo raffreddare completamente.

Grazie alla farina autolievitante e all'aggiunta degli albumi montati a neve, il dolce ovviamente lieviterà in forno e si alzerà al centro. Per ottenere una bella torta diritta da glassare facilmente (così come raffigurata nel libro di Delia), è necessario pareggiarla tagliando via la calotta superiore.
La parte tagliata non va buttata, mi raccomando, ma pucciata nel caffellatte al mattino!!

Preparate la glassa: sciogliete a bagnomaria il cioccolato spezzettato (o tritato al coltello), ci vorranno dai 5 ai 10 minuti. Togliete dal fuoco e aggiungete la crème fraiche più un paio di cucchiai di panna fresca (renderà la glassa più morbida). Fate raffreddare un poco.
Tagliate la torta in due in senso orizzontale, utilizzando un grande coltello seghettato e ben affilato.
Spalmate metà della glassa sulla base, ricomponete la torta e spalmate la glassa restante sulla parte superiore e anche sui bordi, in modo da nascondere il taglio. Con un coltello oppure con la paletta formate delle onde decorative sulla glassa.

Lasciate asciugare la glassa e conservate il dolce in un contenitore ermetico.

*Nell'interessante capitolo iniziale "Utilizzare gli ingredienti giusti", Delia Smith parla tra l'altro del tipo di burro che usa lei. L'ho adorata subito, perché predico da anni (e ho numerosi testimoni!!) che per fare buoni dolci è imperativo usare un buon burro. Guarda caso Delia usa la mia stessa identica marca: un fantastico burro danese. Delia però si spinge oltre e usa un burro "spalmabile", utilizzabile direttamente dal frigo perché sempre morbido. In Italia non l'ho mai visto in commercio, magari prima o poi arriverà anche da noi... Comunque basta ricordarsi di togliere il panetto di burro almeno un'ora prima dal frigo e il problema è risolto. Delia ci spiega che il burro spalmabile è addizionato di olio e ha scoperto che questo rende i dolci più morbidi e umidi: ecco perché ho aggiunto i 2 cucchiai di olio di semi. Fatelo anche voi, funziona!

Dunque.
Il verdetto finale.
Sono davvero dispiaciuta, ma eseguendo la ricetta così com'è spiegata sul libro si ottiene un dolce bruciato e bruttino da vedere. Inoltre la quantità di cioccolato per la glassa non è sufficiente, anche volendo solo rivestire la parte superiore e non i bordi. Ho dovuto fare molti aggiustamenti, per me la ricetta purtroppo non è spiegata sufficientemente bene ed è quindi

BOCCIATA

giudicate voi: la prima versione...


la foto del libro


giovedì 14 novembre 2013

ICED LEMON AND POPPY SEED MUFFINS



Ne ho mangiati tanti, in vita mia.
Ma trovare il muffin perfetto è cosa rara.
Che sia morbido e goloso.
Con il giusto grado di umidità.
Che abbia un sapore, piuttosto.
Si, che ne ho assaggiati diversi che mi è parso fossero cartone.
Per questo provo nuove ricette sempre con un certo sospetto.
Quel paio che già faccio, collaudate, mi sembrano sufficienti.
Mi sembravano.
Le indicazioni di Delia Smith per l'esecuzione sono precisissime: pochi ingredienti, si, ma spende più di una riga per ricordare che l'impasto vada girato per al massimo quindici secondi, pena un risultato gommoso e poco appetibile.
Ammonisce che non vada nè girato nè sbattuto, ma piuttosto vada velocemente rigirato per incorporare gli ingredienti solidi con quelli liquidi.
Overmixing is where people go wrong.
Mescolare troppo è dove di solito si sbaglia.
Ed io, religiosamente, eseguo.
Si fanno in un attimo.
Si cuociono in ancor meno.
Aspettare che siano ben freddi per poterli glassare, una sofferenza.
Si, perchè il profumo è così invitante.
Sono anche belli.
Le cupolette perfette.
E tutti quei piccoli pois dei semi di papavero mi fanno tanto Inghilterra.
Anche se a guardare dalla finestra ho la sabbia e non la brughiera.
L'assaggio, una sopresa.
Pensavo al solito muffin.
Invece no.
E' delizioso.
Una morbidezza inaudita.
Il limone.
La crosticina.
Una nuvola.
Da oggi sono decisamente i miei muffins preferiti :)


La ricetta, spiegata minuziosamente, non solo riesce ma il risultato supera ogni aspettativa: se avete remore o i muffins non vi piacciono provate questi, prima di non dare ulteriori chance.
Delia Smith è quindi anche in questo caso assolutamente PROMOSSA!







ICED LEMON & POPPY SEED  MUFFINS
(per 4-5 pezzi)

150 g di farina
un cucchiaino raso di lievito per dolci
la punta di un cucchiaino di sale
buccia grattugiata e succo di 3 limoni
25 g di semi di papavero
un uovo grande
40 g di zucchero di canna (possibilmente fine)
2 cucchiai di latte
50 g di burro

per la glassa

110 g di zucchero a velo
3 o 4 cucchiaini di succo di limone ( me ne è servito poco di più)


Setacciare farina, lievito e sale sollevando bene il setaccio in modo da areare il composto per bene.
In un'altra ciotola mescolare succo e buccia di limone, semi di papavero, l'uovo, lo zucchero, il latte ed il burro fuso ma portato a temperatura ambiente.
Setacciare di nuovo il composto di farina e farlo ricadere nella ciotola con i liquidi.
La doppia setacciatura è essenziale per una buona consistenza e per amalgamare il tutto, visto che dopo non si può mescolare troppo.
Ora con un cucchiaio di metallo velocemente rigirare il composto dal basso verso l'alto: bisogna essere rapidi, massimo quindici secondi!
Ignorare il fatto che saranno presenti ancora dei grumi: la consistenza finale dei muffins sarà perfetta.
Dividere il composto tra i pirottini di carta messi nell'apposito stampo da muffins ed imburrati.
La ricetta prevede che ne vengano quattro, me ne è venuto uno in più.
Cuocere a 200 gradi per 25-30 minuti, i miei erano pronti in 20 quindi controllate.
Quando sono assolutamente freddi possono essere glassati: mescolare lo zucchero a velo con il succo di limone, un cucchiaino alla volta, in modo da ottenere una consistenza spalmabile, non troppo liquida.
Versare una cucchiaiata abbondante di glassa su ogni muffin e livellarla con una spatolina.
Lasciar asciugare la glassa e servire.
Si conservano un paio di giorni purchè chiusi in un contenitore ermetico.


mercoledì 13 novembre 2013

E' TEMPO DI SB- REDONE!!!



Puntuale come ogni secondo mercoledì del mese, riprende lo Starbook Redone, ossia l'invito che rivolgiamo a tutti i nostri lettori a condividere con noi l'esperienza dello Starbook , ossia a provare le ricette dei libri di cucina, così come sono scritte, e giudicare dall'esito finale l'affidabilità di questi testi.
I testi da cui potete attingere sono quelli che abbiamo recensito negli scorsi mesi (tutti, nessuno escluso) , compreso quello del mese precendente, in questo caso Bread di Paul Hollywood: valgono sia le ricette già proposte da noi, sia altre, inedite, nel caso vi siate lasciate convincere dai nostri consigli e siate in possesso del libro. 
Potete proporre tutte le ricette che volete, senza limiti di numero, a partire da oggi fino all'ultimo mercoledì del mese, vale a dire mercoledì 27 novembre. A mano a mano che pubblicate, lasciate il link nello spazio dei commenti in fondo a questa pagina: fra le ricette pervenute, verranno scelte le tre più rispondenti ai criteri dello Starbook : la migliore verrà premiata con il nostro grembiule personalizzato (Maison Le Chat Egoiste, non so se rendo) e tutti e tre gli autori potranno partecipare allo SB del mese successivo, così come sta succedendo ad Annarita, Federica e Valeria, costrette ad ingozzarsi con i dolci di Delia Smith, per capire se riescono o meno.

I misteriosi criteri dello Sb sono quelli che si seguono, ogni giorno, nelle cucine di chi non è chef per professione e trova divertente e stimolante provare ricette da libri e da riviste: ossia, si seguono le indicazioni e alla fine si dà un giudizio sul risultato. Che non ha nulla di cattedratico o di presuntuoso, ma è semplicemente quel "buono!" o quel "così non va" che sono la regola, in tutte le case dove non si vive di quattro salti in padella. E' questo quello che noi facciamo ogni giorno e che condividiamo con voi, su un blog a tante mani "fallibili", che si affidano alla competenza di chi scrive libri per imparare e per migliorarsi. Se siete fra questi, il Redone è per voi.



Il pane che vedete nella foto è lo Stout Soda Bread, già fatto dalla Robi, qui, tratto dallo scorso Starbook,   Bread di Paul Hollywood. Rispetto alla ricetta originale, ho aumentato i tempi di lievitazione (leggasi: me lo sono dimenticata nel forno spento, ma non lo ammetterò nemmeno sotto tortura) e quindi la mollica è più alveolata. Temevo retrogusti devastanti di bicarbonato, invece niente di niente. Un problema c'è, però, ed è il tipo di birra che si sceglie. Sarà che i nostri palati non sono poi così avvezzi a pani aromatici, per cui percepiamo tutte le sfumature: ma mentre il primo tentativo è stato accolto fra gli applausi, il secondo non ha ottenuto lo stesso gradimento. La causa, come vi dicevo, è stata la birra: l'ultima usata ha lasciato un retrogusto dolciastro che non è stato apprezzato per niente. Quindi, regolatevi anzitutto su quello. Perchè una volta trovata la birra giusta, non ce n'è più per nessuno ;-)
E ora, a voi!
Alessandra