Pagine

venerdì 27 giugno 2014

INDIA COOK BOOK- TIRIAMO LE SOMME?




Di questa stagione, con un'estate che ormai è arrivata, una voglia irrefrenabile di infilare qualcosa in valigia e scappare lontane dagli uffici, dalle case di città, dagli impegni che scandiscono nel bene o nel male tutti i mesi, ma che in questa stagione diventano improvvisamente più pesanti e difficili da affrontare, verrebbe da invocare twitter e i suoi 140 caratteri. Un bel Tiriamo le somme sintetico, magari da appiccicare al dorso del libro, in modo da poter già sapere ad una prima occhiata che cosa c'è da aspettarsi da un volume piuttosto che da un altro. Riuscite a immaginarlo, uno scaffale del genere? "Riescono tutte!" "Bidonata solenne!" "Usa l'edizione inglese!" "Controlla la dispensa prima di iniziare!" e via dicendo: varrebbe solo per la sezione dei libri di cucina (di sicuro, non per i Gialli) ma potrebbe rivelarsi di una utilità sorprendente, specie se il numero delle opere non è più quello risicato degli inizi del nostro amore per i fornelli.
E così, per restare in tema, il tweet per India- The Cook Book potrebbe essere " qui abita la completezza, ma non la precisione": perchè da un lato, l'opera è la raccolta più esaustiva che sia mai stata pubblicata in Occidente dell'immenso mondo della cucina indiana; dall'altro, "tira via" in parecchie ricette, dando per scontata una conoscenza che purtroppo non tutti possiedono, nella misura in cui "nessuno nasce imparato".
A pensarci bene, questo era un rischio implicito nella scelta dell'autore: Pushpesh Pant, infatti, è un accademico, non uno scrittore di libri di cucina e quindi affronta l'argomento con un approccio diverso (apro una parentesi: la frase originaria era: Pushpesh Pant è un accademico, non un cuoco: poi mi son venute in mente le ricette scritte dai cuochi, e ho cambiato punto di riferimento: per dire che cucinare è una cosa, scrivere di cibo è un'altra). Quindi, omettere dosi, saltare passaggi, trascurare di soffermarsi su procedimenti importanti, ci sta. L'altro aspetto, però, è che tradurre in dosi la cucina indiana è una missione impossibile: perché gli Indiani, forse più di ogni altro popolo, tramandano oralmente, a volte anche solo gestualmente, le loro ricette: se non ci credete, provate a chiedere a un Indiano come fa il suo curry, chiedetegli le dosi esatte della miscela delle spezie: vedrete che vi risponderà con la saggezza antica di chi la cucina ce l'ha nelle dita e non su un pezzo di carta.
Quindi, rassegnamoci: India- the Cook book è probabilmente quanto di meglio si poteva fare, oggi, per diffondere la conoscenza della cucina di questo Paese e di invogliare i lettori a provarla: non indulge a scorciatoie, non semplifica i procedimenti, parte spesso dalle basi esattamente come i veri Indiani ed è quindi quanto di più autentico ci possa offrire il mercato. Il nostro consiglio, quindi, è quello di comprarlo, anche se costa caro, e magari di cimentarvi in qualche ricetta, quest'estate, e di comuncarci le vostre variazioni sul tema: lo Starbook è un progetto condiviso, che vorremmo fosse sempre più "di tutti" e non solo delle nove Starbookers che propongono i libri. Le stesse nove che oggi vi salutano, stremate da un anno faticosissimo, e che vi danno appuntamento a settembre, con nuovi libri e altre novità.
Buone vacanze a tutti!

13 commenti:

  1. mi spiace sempre quando dite "ci vediamo a settembre", mi piace molto leggervi e siete diventate un appuntamento quotidiano..quindi vi aspetterò con ansia
    buon meritato riposo :)

    PS: scusa Alessandra Gennaro, in molti post fa hai scritto che studi/leggi libri sulla storia della cucina e delle sue tradizioni..ricordo bene?se si potresti indicarmi qualche titolo?..grazie :)

    RispondiElimina
  2. Mi tengo stretta questo libro da dicembre!
    Mi piace da morire perché mi fa viaggiare lontana, mi fa correre dal fruttivendolo per pregarlo in ginocchio di trovarmi la radice di loto e tutte le altre diavolerie, mi fa conoscere tante di quelle cose che altrimenti sarebbero rimaste a me sconosciute.
    Lo adoro e adoro Phaidon! :)

    Ci vediamo a settembre, mi mancherete ma come ogni eroe vi meritate un sacrosanto riposo!!!! :))))

    RispondiElimina
  3. non riesco a commentar, credo che ci siano probleimi

    RispondiElimina
  4. Rosmarino, ti direi di iniziare da un llibro qualunque di Massimo Montanari: il più divulgativo è Il Riposo della polpetta, ma sono molto belli anche La Cucina Italiana scritto con Alberto Capatti e Il cibo come cultura. Molto bello, anche se difficle da trovare, è Jean Sorel, 3000 anni di storia a tacola. Esistono poi delle collane molto ben fatte, come Leggere è un gusto (cibo letterario) e le cucine territoriali della casa editrice Farkas, davvero pregevoli. Godibilissimo, anche se storicamente un po' azzardasato è il libro di Allen Stewart (Feltrinelli) Nel giardino del diavolo, una storia del cibo attorno ai sette peccati capitali. Introvabile, ma splendido, vale la pena cercarlo, il libro di Toaff sulla cucina ebraica, Mangiare alla Gidia. Poi, se si vuole ampliare un po' il raggio, sul mondo della ristorazione caldeggio Anthony Bourdain, Kitchen Confidential e Rudolph Cherminski, Il Perfezionista: per me, sono due testi fondamentali. Sulla storia della vita domestica, uno dei libri più belli che io abbia mai letto- perchè scritto divinamente, con l'ironia e l'umorismo tipici del suo autore, è Breve storia della vita privata di Bill Bryson: mi fermo qui, ma sono davvero a migliaia, anche più tecnici. Ma questi vanno bene anche per l'ombrellone, credimi, da tanto son godibili anche dal punto di vista della scrittura...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie una risposta mooolto articolata.. davvero molto gentile! Non mi resta che correre in biblioteca! :)

      Elimina
  5. e io come faccio fino a settembre? mi consolero sfogliando le pagine passate, ho accumulato molte ricette da rifare :)

    RispondiElimina
  6. Ottima disamina e hai centrato il punto Ale, grazie.
    Un libro scritto da un accademico e non da uno che scrive libri di cucina, per cui molti passaggi sono trascurati. Però è un gran bel libro e un ottimo punto di riferimento.
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  7. Perfetta come sempre, Ale! Questo è un libro che ha il pregio di affrontare la cucina indiana a 360°, partendo dalla sua storia e dalle sue tradizioni, non elencando semplicemente dosi e procedimento... e già solo per questo, merita di essere acquistato :) Ecco, i procedimenti non sono sempre dettagliati e precisi, come hai già spiegato tu :)

    RispondiElimina
  8. wow ci voleva proprio questa pausa, così fino a settembre avremo tempo di provare tutto quello che avete pubblicato ;-)

    RispondiElimina
  9. Bye Bye Starbookers in effetti vi meritate un bel po' di sano riposo, se non altro per digerire al meglio quanto cucinato finora... e a tutti noi invece questo tempo servirà a cucinare con tutta calma le vostre preziosissime proposte.
    Grazie ancora, però ammetto che mi mancherete un po'... va bè tanto a settembre ci si ritroverà con tanto di mestoli e grembiule alla mano... sè proprio il grembiule che avrò usato 5 volte in tutta la mia vita ;-)
    Buone vacanze a tutti <3

    RispondiElimina
  10. Buone vacanze a voi ragazze...è sempre un vero piacere leggervi!!!!

    un abbraccio
    monica

    RispondiElimina
  11. Concordo su tutto, l'impresa era biblica e tutto sommato questo libro riesce a darci una visione abbastanza completa della cucina indiana. Io me ne sono innamorata (forse anche grazie al fatto che sono incappata in ricette ben scritte, magari se non mi riuscivano glielo avrei tirato dietro al professore il suo chilo e mezzo di libro) e sicuramente lo utilizzerò ancora. Grazie per avermelo fatto conoscere :)

    RispondiElimina
  12. L'idea delle fascette non avresti dovuto lanciarla perché me la vedo già in libreria nel prossimo futuro!
    Per il resto i tuoi Tiriamo le somme sono inappuntabili ed assolutamente centrati.
    Io intanto ricorderò questo libro con il suono onomatopeico del suo autore...pant pant....buone vacanze, quest'anno più che mai.

    RispondiElimina