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martedì 25 marzo 2014

STARBOOKS RETRO'



Ancora consigli per la coppia presi da questa rivista che mi sta affascinando sempre più…
L’argomento da cui partire , questa volta è :  come deve comportarsi la perfetta moglie nel caso in cui il marito debba essere trasferito per lavoro?
L’articolo presenta come sempre dei “casi umani” : uno rappresenta la scelta perfetta e  l’altro quella pessima .Nel mezzo troviamo consigli dispensati con saggezza e moralità ineccepibile : specchio di quei  tempi.
Ricordo che siamo sempre nei primi anni sessanta, anni  “moderni” in cui le donne potevano sposarsi e lavorare nonostante esistesse un marito che, per  suo dovere, doveva mantenerla .
All’arrivo dei figli però le cose dovevano cambiare : quale donna avrebbe potuto conciliare al meglio marito-figli-casa-lavoro (in ordine di priorità, ovvio) ???
Quindi il comportamento giusto e doveroso era quello di lasciare il lavoro per dedicarsi completamente alla famiglia e non è detto che, anche in mancanza di figli la moglie si trovasse comunque costretta a lasciare il suo impiego per stare accanto al marito , per esempio, in caso di un trasferimento di lui per lavoro.

“il primo dovere della  moglie è quello di seguire il marito, di essere con lui nella buona e nell’avversa fortuna. Tante sono invece le donne che hanno rovinato il loro matrimonio perché hanno voluto ribellarsi ad una delle clausole del “contratto matrimoniale”. Forse poi si sono pentite, forse sono state in grado di salvare ugualmente la loro unione ma quante invece hanno dovuto ricorrere alla separazione legale? Molte, è indubbio. Il loro esempio valga di monito alle altre spose”
e ancora :
“la donna  che non vuole rinunciare al suo lavoro, al suo ambiente alla vicinanza della sua famiglia di origine, non si sposi! Il matrimonio richiede grandi sacrifici … ed è meglio che ci si sente incapace di affrontarli rinunci a crearsi una famiglia. Forse il giorno del sacrificio non viene mai ma se viene bisogna avere il coraggio ed essere pronti. Chi si sposa deve sapere che la famiglia viene prima degli amici, dell’ambiente, del lavoro e, per quanto ciò possa essere doloroso,anche dei propri genitori.” (La cucina italiana- novembre 1963)


Traspare ben chiaro che le necessità,  gli interessi della donna, soprattutto in quanto moglie, non venissero affatto presi in considerazione.
La donna era assolutamente dedicata a marito e famiglia.

Il suo tempo libero doveva essere impiegato per migliorare ancor di più la casa o per essere più presente, per esempio,  con i suoceri (non i proprio genitori!!! I suoceri!!!così recita un articolo… ).

Nelle pagine in cui viene presentata una giornata tipo di una massaia, con tanto di foto e domande ad hoc, ho letto di una signora che descriveva la sua serata , da donna privilegiata (per quei tempi, dico io ) :dopo cena, tv o chiacchiere con il marito fino a tardi e poi prima di dormire sempre la lettura , per circa mezz’ora, di qualche pagina di un libro.
La signora in questione non aveva figli e lavorava.
Alla fine dell’intervista ecco  le conclusioni della mitica signora Olga ,  curatrice della rubrica : “un piccolo consiglio alla signora: cerchi di eliminare quella mezz’ora di lettura alla sera . noi la ammiriamo per il suo amore alla cultura ma attenzione: la sua vita giornaliera è pesante e , anche se essa è giovane e gode di buona salute, non dimentichi che per sostenere questo ritmo di vita, avrà bisogno anche di sonno e riposo. Riservi piuttosto a questo piacere la sera del sabato o la domenica o porti la mezz’ora ad un quarto d’ora” ("La cucina italiana- ottobre 1963)

Non sia mai che la signora in questione sottragga attenzioni al povero marito! Oppure, cosa ben più grave, possa erudirsi e risultare più "intelligente" del proprio consorte!

Abbastanza allucinante! Quando leggo queste cose rimango semplicemente sconvolta! Voglio sperare che le donne di quei tempi erano in realtà più intelligenti di quello che poteva sembrare e che riuscivano comunque a dare l’immagine di moglie perfetta facendo comunque anche i fatti propri!


Rimango “basita” di fronte a tutto ciò soprattutto se penso che questi articoli  venivano scritti proprio da altre donne .
Adesso sembrano cose vecchie di secoli ma qualche ricordo della grande differenza tra maschi e femmine me la ricordo anch’io quando ero bambina….

Banalizzando, alle elementari a noi bambine erano preclusi i comodissimi pantaloni ,sarà per questo che , appena arrivata alle medie , vivevo sempre con jeans e scarpe da tennis? Erano già gli anni 70 però , e le cose , post ’68, erano cambiate assai!

E proprio a proposito di questi cambiamenti epocali di società, di ruoli, di vita, che voglio proprio vedere cosa raccontava “la cucina italiana” negli anni 70…vuoi mai che permettevano ad una donna di lavorare pur avendo avuto figli e magari  di poter leggere un libro in pace prima di addormentarsi ???

Chi lo sa? Appuntamento al mese prossimo per scoprirlo…

9 commenti:

  1. Quella della soppressione della lettura mi ha steso! Hai ragionissima, sia mai che la donna si acculturava e magari cominciava a ragionare con la sua testa...
    Per le differenze fra maschi e femmine, io i pantaloni me li son sempre messi a scuola, però alle medie (dove sono arrivata a metà degli anni '70) ci toccò fare una guerra per ottenere il diritto di non mettersi il grembiule nero (le femmine, chiaramente, i maschi andavano vestiti normali) e l'anno in cui cominciai le medie io fu il primo, nella mia scuola, con tutte le sezioni miste (anche se il primo giorno il prof di italiano ci fece cambiare i banchi in modo che ci fossero due file di banchi di maschi e una di femmine, che va bene la promiscuità, ma senza esagerare).

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    1. Lucia, io l'ho fatto alle elementari. Avevo saltato l'anno ed ero arrivata in prima ad aprile, a classe rigorosamente formata, con "femmine" in grembiule bianco e fiocco rosa e "maschi" in grembiule nero e fiocco azzurro. Il primo giorno, ho obbedito. Il secondo, son passata di là. E ci son stata, unica macchia bianca in mezzo a due file nere fino alla fine della V elementare.
      Unico scotto da pagare: dovevo dimostrare, ogni giorno, di essere più brava non solo delle femmine, ma soprattutto dei maschi, specie nelle materie considerate "cosa loro".
      e ci credi che questo me lo son portata dietro per tutta la vita? :-/

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    2. Io devo essere nata vintage: a parte che indossavo tranquillamente i pantaloni senza che nessuno mi dicesse niente (anzi, personalmente preferivo le gonne e le preferisco tutt'ora, anche se vesto quasi prevalentemente in pantaloni... ma questa è un'altra faccenda), quando ero alle Medie l'obbligo del grembiule è stato abolito, per tutti. Ebbene, io sono stata l'unica della mia classe a chiedere a mia madre di comprarmi il grembiule, che indossavo molto volentieri sopra ai miei vestiti. Perché? Non saprei dirlo, adesso. Probabilmente mi sentivo più tranquilla sapendo che il grembiule proteggeva i miei vestiti da eventuali disastri tipo macchie di tempera durante le ore di arte. :-)
      Quanto a maschi e femmine separati, ho sempre avuto compagni di banco di sesso opposto, da noi non c'erano distinzioni di questo genere, né alle elementari, né alle medie (al liceo linguistico il 99% erano studentesse e quindi il problema non si è proprio posto).
      Ma forse io sono stata privilegiata, avendo studiato a Milano. :-)

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  2. "Tante sono invece le donne che hanno rovinato il loro matrimonio perché hanno voluto ribellarsi ad una delle clausole del “contratto matrimoniale": una frase che è tutta un programma, perché è chiaro che la colpa del fallimento dei matrimoni era da attribuire interamente alle mogli, no?
    E l'attenzione doverosa ai propri genitori, che veniva meno col matrimonio (ma dove è mai stato scritto???), sostituita dall'attenzione ai suoceri?
    Il '68 ha fatto molti danni a mio avviso, portando a un appiattimento culturale di cui continuiamo a pagare il fio, basti pensare al cosiddetto analfabetismo di ritorno e all'ignoranza dilagante. Ha però portato una maggior consapevolezza della dignità di persona delle donne, che non sono oggetti a disposizione del marito e della sua famiglia, ma persone con il diritto di avere interessi, anche culturali e professionali. Soprattutto, ha portato una rivoluzione culturale, in forza della quale la responsabilità per qualsiasi cosa - incluso il fallimento di un matrimonio - è attribuita a entrambi coniugi, e non sempre allo stesso, guarda caso di sesso femminile.
    Sono passi da gigante di cui adesso non siamo nemmeno consapevoli, ma leggendo questi tuoi articoli, cara Roby, se ne ha la piena misura.
    Mi hai fatto venire in mente un articolo su una vecchissima Cucina Italiana di mia zia, letto diversi anni fa: questa volta era un uomo a scrivere l'articolo, e parlava della moglie perennemente al telefono. Raccontava che una volta che la moglie, non volendo interrompere la conversazione telefonica, gli aveva fatto cenno di spegnere il forno dove stava cuocendo l'arrosto, lui era uscito di casa senza farlo. La conclusione era stata: quell'arrosto si è bruciato, ma mia moglie ha imparato a non stare al telefono mentre ha qualcosa in forno. Se quel matrimonio è fallito, di sicuro la colpa è stata della moglie, no? Il suo esempio sia un monito per le altre spose... ^_^

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  3. Continuo a dire che questa rubrica sarebbe attualissima in alcuni Paesi del Medio Oriente....;)

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  4. Certo è che se un marito viene trasferito all'estero con un ottimo stipendio mi sembrerebbe una follia non seguirlo ladciando anche il lavoro e questo avviene ancora oggi. Al contrario, se la moglie vuole leggere, legga. Se lui vuole dormire può utilizzare una mascherina nera che gli avranno senz'altro dato su un aereo mentre faceva una trasferta lavorativa all'estero.

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  5. post interessantissimo, adoro queste "retrospettive"!!!
    e del disegno favoloso vogliamo parlare????
    grazie robi :)

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  6. Vi ricordo che il diritto di famiglia è cambiato nel 1975. La moglie era OBBLIGATA a seguire il marito nella sua residenza. Io sono nata a Bologna nel 1960. Ho fatto l'asilo metodo Montessori ed eravamo in classe mista. Io sempre con i pantaloni ma anche le altre bambine. La scuola era nuova ma faceva freddo.

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  7. Sarei rimasta "zitella" a vita... Però, mi fa un certo effetto leggere questi articoli, sembra un'epoca così lontana ma che in realtà non lo è... In certi paesi poi, è anche peggio di allora... :(

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