mercoledì 28 febbraio 2018

SALT IS ESSENTIAL: TIRIAMO LE SOMME?



Ai tempi della nascita dello Starbooks, il mercato editoriale era nel pieno dello tsunami delle pubblicazioni dei libri di cucina. Le tirature avevano numeri impressionanti (oltre i 2000 titoli l'anno), in una corsa affannosa a coprire i settori ancora liberi, piu' simile ad una partita a Risiko che non ad una pianificazione degna di questo nome. 
Gli appassionati del genere, fra cui tutte noi, passavano dall'euforia al disorientamento: alla brama di comprare tutto, infatti, subentrava presto il timore di qualche acquisto incauto, soprattutto con l'affermarsi di prodotti sempre piu' curati nella veste grafica che, facendo leva sulle emozioni, generarono quel pericoloso equivoco che portava a scegliere un manuale (quindi uno strumento nato e pensato per un utilizzo ben preciso) sulla base di criteri che nulla avevano a che fare con la specificita' della sua natura. In altre parole, gli aspetti legati all'immagine (intesa in senso lato, dalla grafica alla fotografia) finivano per prevalere, al momento dell'acquisto, per rivelarsi poi cattivi consiglieri, al momento dell'uso. Da  qui la nascita dello Starbooks, con  l'espresso scopo di offrire al pubblico delle librerie uno strumento per orientarsi con maggiore sicurezza in questo mare magnum. L'unico criterio, ai tempi, era la valutazione delle ricette, nella convinzione che queste fossero la vera cartina tornasole per definire se  un libro di cucina potesse essere utile o meno.

A distanza di otto anni, le cose sono cambiate.
L'editoria del settore e' esausta: a parte qualche felice eccezione, i libri di cucina oggi sono ripetitivi nei titoli e nei contenuti, in una proposta sempre piu' appiattita sulle esigenze di quella fetta del pubblico che concepisce la cucina nei termini di una esibizione e quindi di un bello che esaurisce nell'apparenza la sua funzione.
In parallelo, siamo cambiati anche noi lettori della prima ora: ormai i nostri scaffali traboccano di libri e mentre ci rassegniamo al fatto che non basteranno tre vite per riuscire a preparare la meta' delle ricette  segnate, abbiamo imparato se non proprio a trattenerci, quanto meno a pensarci due volte, prima di comprare l'ennesimo libro. E anche qui allo Starbooks, si tende ad una valutazione piu' ampia, che  pur partendo dalle ricette, tiene conto anche del libro in  se' - della sua concezione, della sua coerenza, dei suoi contenuti  globali.

Se dovessimo giudicare Salt is Essential solo dalle ricette, dovremmo formulare un giudizio positivo, ma non esaltante: le ricette non sono tantissime, non sono innovative, non sono spiegate nei dettagli, passaggio per passaggio, tant'è che piu' di una volta siamo state costrette a  riconoscere che, senza competenze pregresse, difficilmente si sarebbero raggiunti i risultati che vi abbiamo mostrato.
Nello stesso tempo pero', dovremmo anche riconoscere che, a dispetto di omissioni importanti ma banali, che fanno parte del corredo base di qualsiasi appassionato di cucina, Salt is Essential contiene una serie di consigli preziosissimi, che non si trovano cosi comunemente nei libri e che rivelano una conoscenza del piatto consumata e scaltrita dall'esperienza sul campo. E se e' ragionevole osservare che questo e' quello che ci si aspetta da uno chef, quale appunto e' l'autore, va detto con altrettanta onesta' che raramente si sono letti trucchi e suggerimenti così puntuali e così utili, in pubblicazioni analoghe.
Tuttavia, la cifra davvero significativa dello Starbook di Febbraio e' la concezione di una cucina a 360 gradi, in cui le ricette sono solo un anello di una catena piu' lunga, che parte dal mercato e arriva alla dispensa e che ha come filo conduttore la necessita' di restituire al gusto quel ruolo di giudice primario che gli e' stato usurpato in questi ultimi vent'anni.
In questo senso, Salt is Essential e' un gran bel libro che non sfigurerebbe neppure sul comodino, visto che si legge come un trattato ed offre moltissimi spunti di meditazione: e se vi siete riconosciuti nel ritratto del lettore annoiato e un po' stanco che pero' e' ancora assetato di stimoli e di spunti nuovi, non esitate a considerare questo titolo come uno dei prossimi da leggere e, probabilmente, da amare.

4 commenti:

  1. Titoli ripetitivi nei contenuti, purtroppo hai ragione...è sempre più difficile scegliere e cercare di ritrovarsi senza un doppione ...anche se con qualche variante ;) E la voglia di comprare libri...quella purtroppo non passa XD Grazie Alessandra, bellissimo post, come al solito ;)

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  2. Concordo al cento per cento sul valore di questo libro che esce alla distanza come un maratoneta con grande fiato e che si sofferma su quanto, in cucina, fa davvero la differenza.
    Di grandi chef ne abbiamo trattati ma non ne sono usciti così alla grande.
    Grazie Alessandra per questo bellissimo Tiriamo le Somme.

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  3. Io sono consapevolissima di andare controcorrente: difficilmente scelgo un libro in base alle foto, preferisco guardare i contenuti (non a caso leggo sempre l'introduzione di tutti i libri di cucina che compro, per capire quale sia la dichiarazione di intenti dell'Autore) e quindi la grafica mi influenza relativamente. Però è anche vero che vivo immersa in un mondo che guarda moltissimo all'immagine ed è innegabile che questo un poco mi influenzi.
    Io di Salt is Essential mi sono innamorata a prima vista - a partire dalla copertina cioè, priva di immagini com'è. Mi sono innamorata della dichiarazione di intenti di Hill, mi sono innamorata delle ricette e della sua conclusione sulla gestione della dispensa, che qui ovviamente non abbiamo trattato.
    Come ha detto anche Patty prima di me, abbiamo recensito libri di altri Chef e non tutti ne sono usciti bene: motivo di più per amare questo libro!
    Rece stupenda Ale, grazie!

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  4. Nemmeno me lo ricordo quanti libri di cucina ho, divisi tra due case, anzi ho verificato che alcuni non mi ricordo proprio di possederli e li ho comprati due volte: la dice lunga su che segno abbiano lasciato....grazie della recensione come sempre precisa ed affilata ;)

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