lunedì 1 dicembre 2014

JIM LAHEY, MY BREAD: TIRIAMO LE SOMME?



E' da tempo immemorabile che un libro di cucina non passava praticamente indenne le forche caudine delle Starbookers e quasi mi son dimenticata di come si fa a scrivere un Tiriamo le Somme che scivoli via liscio, nel mare di quella soddisfazione che nasce dall'acquisizione di nuovi saperi, dalla realizzazione di ottime ricette e, buon ultimo, dal piacere sottile di aver investito bene il nostro denaro. 
Perché My Bread è tutto questo, a dispetto di quello scetticismo che normalmente riserviamo ai successi del web, che di solito non vanno oltre la superficie, che si tratti di citazioni estrapolate a sentimento o, come in questo caso, della ricetta base. 
Che è fondamentale, sia chiaro, perchè la chiave di lettura e soprattutto di realizzazione delle varie proposte dell'autore è proprio questa tecnica del "no knead" che compendia in una etichetta che conforta una procedura più lunga che complessa e che è trascersale all'intero volume. Una volta appresa, però, i risultati sono davvero sorprendenti, come abbiamo potuto verificare insieme in questo Novembre profumato di pane appena sfornato. 
Una bocciatura, a dire il vero, c'è stata, in una ricetta oggettivamente sbagliata, in cui sembra che si siano concentrati tutti gli errori che mancano altrove: il resto, o sono cantonate sul fronte della tipicità delle ricette regionali o la solita difficoltà di tradurre il carrello della spesa, sulla quale non ci stancheremo mai di insistere: i libri di cucina sono manuali di tecnica, quindi necessitano di traduzioni tecniche, competenti, mirate. Quella che per un pubblico anglosassone è la "bread flour" non può diventare semplicemente la "farina da pane" per il confuso mercato italiano, che non indica la forza delle farine e, in compenso, ci bombarda con decine di proposte, tutte accomunate dalla stessa etichetta. Perché il "pane senza impasto"riesca alla perfezione, è necessaria una farina di forza, con un valore proteico compreso fra il 13 e il 14%: noi lo abbiamo imparato a nostre spese, lo condividiamo qui con voi per evitare di incappare nei nostri stessi errori e di rinunciare a provare le ricette di un libro che, nell'insieme, merita di stare sugli scaffali delle vostre librerie-e pure dalla parte più facilmente accessibile. 
L'ultimo consiglio dell'annno, è la pentola di ghisa: oggi è il I dicembre, domani è Natale ;-), quale occasione migliore per regalarsela o farsela regalare? Non solo assicurerete un rifornimento di pani fragranti ai vostri cari, ma potrete anche ricordarvi di noi, nelle prossime feste. Come da tradizione, infatti, lo Starbook va in ferie, per tornare, più pimpante che mai, a gennaio del prossimo anno. 
Nei prossimi giorni, la proclamazione del Redoner e il lancio del nuovo Redone!, oltre a congedi un po' meno frettolosi, con tanto di baci sotto il vischio e bollicine. 
Per ora, un grazie a tutti!

9 commenti:

  1. Concordo: ottimo investimento, e libro da tenere a portata di mano: le ricette sono meravigliose e le sto provando tutte, una per una!

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  2. ecco perchè la pizza bianca fatta 3 volte le ultime due sono state terribili!! ci vuole solo farina 0!!! porca pupattola...

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  3. La pentola di ghisa...grazie questo Starbooks Me la sono già regalata...... Mi sa che sotto l'albero mi ci metto il libro ...grazie sempre per i buoni consigli di acuisti! E anche per avermi sopportata questo mese!

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  4. io ho sempre usato manitoba o w 350 risultato ottimi!!!

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  5. in effetti hai ragione, è un po' come le famiglie. quando va tutto bene che c'è da dire?
    mi permetto una piccola nota.
    non è necessario che sia di ghisa, può andar bene anche quella pentola in pyrex che avete nella credenza e di cui non avete mai saputo cosa farvi :-)
    o anche quella di coccio per la ribollita, per i toscani
    purché abbiano un coperchio

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  6. un'altra nota: questo pane viene splendidamente anche con le farine senza glutine, che non sono esattamente farine di forza, malgrado l'idratazione che io proponga sia anche superiore a quella di lahey.
    ci vuole un po' di manualità, quello sì, per trasferire l'impasto dal canovaccio alla pentola. ma poi ci si fa la mano, e viene il pane con la crosta migliore che si possa fare con le nostre farinacce

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    1. Non posso che esser d'accordo con te, amica gluten free ;-)

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  7. Mmmm, mi sa che faccio bene a tenermi lontano dall'arte panificatoria! Centomila tipi di farine, ognuna con le sue peculiari caratteristiche; e poi lieviti chimici vari, di birra, lieviti madri ecc. ecc. Però quando proprio non ne posso fare a meno qualche impasto lo faccio anch'io! Comunque questo libro è da tenere presente!

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  8. Mi avete conquistato con questo libro.. io la pentola di ghisa (oribbbbile) ce l'ho, ma una seria non mi spiacerebbe affatto.. però prima è meglio se mi procuro questo splendido testo! :)

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